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RIPRESA, PELUFFO: RIPORTARE GLI INVESTIMENTI PUBBLICI SOPRA IL 3%
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RIPRESA, PELUFFO: RIPORTARE GLI INVESTIMENTI PUBBLICI SOPRA IL 3%

“Quello che è successo in questi mesi era assolutamente imprevedibile. La ripresa può venire solo da un ampio programma di investimenti pubblici che puntino a colmare i divari preesistenti nel Paese, a cominciare da quello tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia. Si va delineando anche un nuovo ruolo dell’Europa”. Sono alcune delle considerazioni che emergono dall’intervista al Segretario Generale del CNEL, Paolo Peluffo, di Alessandro Milone per ALIS, l’Associazione per la Logistica e l'Intermodalità Sostenibile, che riproponiamo integralmente.

D1. Consigliere l'Italia si appresta a preparare il piano di investimenti da presentare alla Commissione europea. Quali sono secondo lei le priorità su cui dovrebbe puntare il nostro Paese?

R1. La priorità e riportare gli investimenti pubblici al di sopra il 3% del PIL. Solo dagli investimenti arriverà un contributo al PIL che nel 2021 si prevede che avrà una ripresa importante ma che rimarrà al di sotto di ben 5 punti - noi speriamo di meno - ma diciamo tra i 3,5 e 5 punti rispetto a prima della crisi Covid-19. Con questo vorrebbe dire che quell’economia di 5 punti del PIL è perduta in via strutturale. Quindi noi abbiamo una priorità di elevare la capacità di crescita, la crescita potenziale, per far questo ci vogliono investimenti.

D2. La pandemia da Covid e la crisi sanitaria hanno fatto emergere sostanzialmente una profonda diseguaglianza tra Nord e Sud Italia ma anche tra Nord e Sud Europa come sarà possibile nei prossimi mesi unire il Paese?

R2. Quello che è successo in questi mesi era assolutamente imprevedibile e una crisi dovuta essenzialmente a un'epidemia e a un fermo amministrativo quasi totale delle attività era un qualcosa che non era possibile immaginare. Ma la tendenza al divario tra aree del Paese era preesistente e tra l'altro nel periodo di ripresa economica breve, ma oggi lo vediamo con nostalgia, preziosissimo, tra il 2015 e 2018, il Mezzogiorno aveva dimostrato una grandissima capacità di riorganizzazione della propria economia e una vocazione turistica internazionale che cominciava a dare dei frutti. Ovviamente la pandemia va a sconvolgere questo modello che si stava consolidando. Il Mezzogiorno nella fase critica dell'epidemia ha subito meno del resto d'Europa della crisi ma lo ha potuto sfruttare parzialmente perché il Paese è stato unito nell'affrontare l’emergenza. Oggi noi avremmo questa necessità di investire nelle infrastrutture del Mezzogiorno senza più nessun ritardo. Io vedo che il Governo sta immaginando di accelerare il progetto di connessione dell'Italia, connettere l’Italia, che prevede un investimento in strutture fisiche di trasporto e di connessione Mezzogiorno. Il digitale è incredibilmente in ritardo ma secondo me il bisogno sociale così evidente che sarà anche il mercato ad aiutare la forbice a richiudersi. Avremo due anni in cui divario aumenterà, il livello di povertà era già il doppio rispetto al Nord la partecipazione al lavoro e strutturalmente più bassa di 20 punti, i giovani del Mezzogiorno sono 10 anni che sono costretti ad emigrare. Il sud si è spopolato e quindi sarà importantissimo lavorare per tenere la popolazione a produrre e lavorare nel Mezzogiorno. Quindi sarà molto importante la tenuta nel territorio.

D3. Lei ha parlato di connettere l'Italia e di infrastrutture la portualità e la priorità per le Mezzogiorno secondo lei?

R3. La portualità del Mezzogiorno è un'infrastruttura fondamentale del Paese che purtroppo ha il problema della difficile connessione con i trasporti terrestri verso il centro Europa soprattutto il treno. Quindi questa connessione diventa veramente un elemento essenziale poi gli studi che hanno fatto e sono stati fatti approfonditamente dal Ministero dei Trasporti dimostrano che nell'economia pre Covid là dove c'erano buone connessioni ferroviarie e navali c'era anche la condizione per il successo del turismo.

D4. Il Papa il prossimo 3 ottobre ad Assisi firmerà la sua terza enciclica del pontificato “Fratelli tutti”. Al centro anche il tema dell'economia sostenibile. Governi, istituzioni, economisti Il Covid ci che ha detto che siamo in ritardo sul tema.

Tutto il mondo sta prendendo coscienza che c'è una responsabilità globale. Quindi ciascuno di noi sa che ciò che avviene anche lontano da noi incide sugli equilibri della natura, sul ritmo degli esseri viventi, sulla coesistenza degli esseri viventi e riguarda tutti. Però se noi ragioniamo in termini economici sicuramente la politica dell'austerità che da 10 anni è stata la chiave con cui l'Unione Europea cercato di restare competitiva oggi incontra un limite, quello del debito pubblico. È vero che noi, come Italia, avremo sempre questo limite perché noi stiamo aumentando il nostro debito pubblico. È vero anche che il nostro Paese ha meno debito privato ma anche il debito privato con la crisi sta aumentando. Quindi noi avremo una leva inferiore agli altri ma tutti dovranno ripensare seriamente i modelli di economia, l'equilibrio tra lo Stato e il mercato perché c'è bisogno di buona volontà da parte di tutti, di Cooperazione e soprattutto non c'è bisogno di conflitti e guerre commerciali. Certamente la parola del Santo Padre, del Pontefice, in questi mesi è stato un elemento di unione e allo stesso tempo di apertura, al di là della visione domestica dei problemi.

D5. Qual è il ruolo dell'Unione Europea in questa crescente tensione tra Stati Uniti e Cina.

R5. L'Unione Europea di oggi non è quella di sei mesi fa. Questa è un'unione Europea molto più forte. Perché ha dimostrato di avere una Banca centrale. Senza intervento sostanzialmente illimitato della BCE questi paesi compreso il nostro, sarebbero già andati in crisi finanziaria. E poi ha saputo evolvere, per la prima volta, creando un una leva di debito pubblico dell'Unione anche se una tantum come il progetto Next generation UE. La tensione tra Stati Uniti e Cina sarà un dato con cui bisognerà fare i conti a lungo. E quindi la definizione di un interesse europeo a che questo conflitto non trascende mai in una dimensione che gli implica la rottura del commercio internazionale è essenziale che venga perseguito in maniera unitaria.

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