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RECOVERY, TREU: LA SOSTENIBILITA’ STRATEGICA PER LA RIPRESA, RECUPERARE I RITARDI
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RECOVERY, TREU: LA SOSTENIBILITA’ STRATEGICA PER LA RIPRESA, RECUPERARE I RITARDI

“I progetti del PNRR dovranno essere tutti sostenibili in termini sociali, ambientali, lavorativi. C’è la necessità e l’urgenza di strutturare i nostri modelli in modo più resiliente adottando gli strumenti per misurare le politiche pubbliche, nuovi modelli di calcolo e definire nel rispetto della tassonomia europea quali obiettivi, indicatori e target raggiungere per il sistema produttivo. Il nostro Paese con gli indicatori BES sviluppati da CNEL e Istat è stato il precursore nelle politiche di sostenibilità ma poi non ha saputo supportare le imprese nella loro adozione, oggi dobbiamo recuperare. Valga per tutti l’esempio della mancanza di asili nido, anche aziendali, che rappresenta un freno enorme all’occupazione femminile”.

Lo ha detto Tiziano Treu, presidente del CNEL, aprendo l’incontro su “Corporate reporting, BES e SDGs: una convergenza possibile? Imprese e istituzioni a confronto”, organizzato dal Cnel in collaborazione con CSR Manager Network a cui sono intervenuti Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili; Francesco Maria Chelli, direttore del dipartimento della produzione statistica Istat; Marco Frey, presidente Fondazione Global Compact Italia; Matteo Pedrini, direttore scientifico CSR Manager Network e direttore della ricerca di ALTIS-Università Cattolica del Sacro Cuore; PierMario Barzaghi, membro della Project Task Force per l’elaborazione di standard europei di informativa non finanziaria (PTF-NFRS EFRAG) e Marisa Parmigiani, presidente CSR Manager Network.

Durante i lavori, moderati da Davide Tassi, consigliere CSR Manager Network e CSR Manager ENAV, è stato fatto il punto sull’adozione di comportamenti sostenibili da parte di imprese ed enti pubblici in Italia a partire dall’analisi dei report di sostenibilità costruiti sugli indicatori BES e SDGs.

Rispetto ai 10 anni precedenti, il quadro per goal (obiettivi) mostra numerosi segnali positivi. In particolare, la percentuale di indicatori con variazione positiva risulta elevata (uguale o superiore al 70%) per il goal 2 (Fame zero), 4 (Istruzione di qualità), 7 (Energia pulita e accessibile), 9 (Industria, innovazione e infrastrutture), 12 (Consumo e produzione responsabili) e 17 (Partenership per gli SDG), mentre nel goal 1 (Povertà zero) si registra il livello più elevato di indicatori in peggioramento (60%). Le imprese che dichiarano di aver redatto bilanci e/o rendicontazioni ambientali e di sostenibilità, però, sono meno del 4%, una quota che raggiunge il 30,8% se si considerano anche le grandi imprese, in molti casi soggette ad obblighi normativi. Nel triennio 2016-2018, hanno acquisito certificazioni ambientali volontarie di prodotto o di processo il 12,4% delle imprese. Si tratta di una pratica nettamente più diffusa nelle grandi imprese (57%), e in quelle di medie dimensioni (39,1%), che non nelle piccole (19,0%) o nelle microimprese (9,7%). Solo il 2,5% delle imprese sono attente al benessere lavorativo nell’offrire un asilo nido aziendale a condizioni agevolate o gratuite.

“Le scelte di sostenibilità sono ad uno snodo storico, sia per imprese che per i policy maker - ha detto il Ministro Giovannini - Abbiamo bisogno di fortissimi investimenti nel futuro, non solo da parte del settore pubblico, e abbiamo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), ma anche delle imprese. Gli sudi statistici dovrebbero poi rilevare la velocità del cambiamento. Sarebbe importante - ha aggiunto Giovannini - inserire nelle rilevazioni statistiche il monitoraggio continuo delle scelte a favore della sostenibilità, per avere dati e capire se le imprese stiano accelerando il processo di trasformazione e se il sistema colpito dalla crisi si sta aggiustando”.

Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, Giovannini ha sottolineato che i progetti del Pnrr verranno valutati “non solo in termini finanziari e occupazionali, ma anche in termini di ‘outcome’ ossia degli effetti sul benessere delle persone, sull’inquinamento, sui tempi di spostamento. Si tratta di un cambiamento culturale fondamentale”.

Il presidente Treu ha proposto l’attivazione di un tavolo di lavoro coordinato da CNEL, con la partecipazione di ISTAT e CSR Manager Network (e eventuali altri partner da identificare) con l'obiettivo di definire un cruscotto di indicatori (al massimo 10) che possano essere raccolti a partire dalle esperienze di rendicontazione non finanziaria delle imprese per valutare il grado di raggiungimento dell’SDG 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica) e l’SDG 12 (Consumo e produzione responsabile).

“Tali dati verranno organizzati in uno specifico repository che permetterà, grazie ad analisi a livello aggregato, sia di integrare la valutazione del Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile sia di mettere a disposizione delle imprese alcuni dati di benchmark per valutare la coerenza e l’efficacia della propria strategia attorno ai due SDGs”, ha concluso il presidente CNEL.

 

Rivedi il webinar su "Corporate reporting, BED e SDGs"

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