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LEGGE DI BILANCIO, TREU: VA BENE IMPOSTAZIONE ESPANSIVA, MA È DEBOLE SU GIOVANI, DONNE E FISCO
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LEGGE DI BILANCIO, TREU: VA BENE IMPOSTAZIONE ESPANSIVA, MA È DEBOLE SU GIOVANI, DONNE E FISCO

“Apprezziamo l’impostazione espansiva della manovra, costruita su prospettive nuove rispetto al passato che derivano da un quadro di condizioni impostate sul PNRR, una capacità di investimento inedita per il Paese. Abbiamo, però, rilevato che il tema giovani è oggetto di scarsa attenzione, a conferma di come una strategia di contrasto alla gravissima crisi demografica in atto nel Paese non riesca ad imporsi come direttrice dello sviluppo. In merito alla clausola ‘giovani e donne’, è urgente varare le linee guida, condizione necessaria per un’applicazione effettiva”. 

Ad affermarlo è il presidente del CNEL Tiziano Treu, nel corso dell’audizione odierna nelle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato sul disegno di legge di Bilancio.

“Non può aversi sostenibilità della crescita senza creazione di più lavoro stabile, soprattutto nei settori decisivi per il futuro, quelli dei white jobs e dei green jobs, in particolare per il segmento femminile del mercato. Gli investimenti devono fare riferimento esplicito agli obiettivi occupazionali nonché al rispetto delle clausole contenute nei CCNL come condizione di equità per i lavoratori - si legge nella memoria depositata - Il CNEL condivide l’impostazione espansiva della manovra, necessaria per accompagnare l’uscita dalla pandemia e per ricollocare finalmente il Paese su un sentiero di crescita, con un impatto sul PIL che il Governo calcola in un 4,7% per l’anno prossimo. Si tratta di un percorso in linea con la NADEF, con l’appostamento di ingenti risorse. Non può non apprezzarsi la quantità, senza precedenti, delle risorse destinate agli investimenti, la sola variabile capace di attivare quel circuito virtuoso del quale il Paese necessita da decenni”.

Occorre tuttavia prudenza nel valutare i segnali positivi che sono presenti nella manovra, e ciò per varie ragioni. Innanzitutto, per come si evolverà il processo di rientro nei parametri del Patto di stabilità, anche alla luce delle recenti aperture dei vertici della Commissione europea sulla necessità di adeguare gli assetti istituzionali dell’Unione al contesto socioeconomico emerso dalla pandemia e alle sfide della transizione ecologica e il benessere sociale. Per un Paese gravato da un debito enorme, il tema del rientro nei parametri e della connessa, auspicata revisione degli stessi appare centrale - si legge ancora nel testo - Il CNEL sottolinea come un notevole elemento di novità della manovra all’esame consista nell’affidare il rientro del debito alla dinamica della crescita, piuttosto che a misure correttive. Si tratta di una benvenuta ‘rottura’ rispetto agli anni precedenti la pandemia, quando il sistema di controllo del debito si basava su misure contenitive in un contesto caratterizzato da deflazione, bassa crescita e indebolimento della domanda”.

Per il CNEL, “Il disegno di legge in esame contiene misure che danno la priorità alla ‘crescita di qualità, attenta alla sostenibilità e all’equità’. La manovra, mettendo in moto una crescita strutturale, consentirebbe di mettere mano a squilibri storici del Paese: il debito pubblico, l’inadeguatezza delle prestazioni sociali, l’iniquità del sistema tributario, e quasi 20 anni di lento declino: nel periodo 2000-2019 il PIL reale è cresciuto in Italia del 4,4% (0,23% medio l’anno), mentre nell’area euro del 26% e nella UE del 32% (1,7% l’anno). Mentre il PIL pro-capite cresceva del 18% nell’area euro (e del 26% nella UE), in Italia esso scendeva dello 0,8%. Dati che fanno capire non solo la necessità di un cambio di passo, ma come la performance di crescita del Paese vada rapportata al benchmark europeo. Non può essere sufficiente l’obiettivo di tornare ai livelli del 2019 e recuperare la mancata crescita del 2020. Lo straordinario momento post-pandemia deve servire per riagganciare il nostro PIL pro-capite a quello medio UE”.

Criticità suscitano i temi delle riforme sollecitate dalle Parti sociali. Un primo punto riguarda il fisco, qui il disegno di legge opera un rinvio, destinando 8 mld alla riduzione della pressione fiscale, con un intervento su IRPEF e IRAP ma senza indicare come intervenire sulle due imposte. Gli 8 mld stanziati, peraltro ripartiti su due imposte, non paiono sufficienti a realizzare una riforma strutturale dell’IRPEF, che è il vero nodo della riforma nonché il campo di elezione di interventi che coniugano equità e sostenibilità. Un intervento radicale sull’IRPEF appare necessario in un’ottica di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie di lavoratori e pensionati, mentre operazioni sull’IRAP rischiano di pregiudicare le risorse che le Regioni destinano alla sanità e di drenare risorse a una riforma del fisco di cui beneficerebbe l’intera collettività. Occorre un'operazione di razionalizzazione dei trasferimenti, in conto corrente e capitale, alle imprese, che vanno ricondotti a un disegno ordinato e coerente di politica industriale”, continua il CNEL.

In materia di ammortizzatori sociali, la manovra chiude la serie di interventi susseguitisi durante la fase emergenziale, ma la materia richiede interventi organici su un sistema che negli anni si è frammentato e che va semplificato. Positiva è la tendenza all’universalità delle tutele, come anche il riconoscimento di incentivi alle aziende che fanno meno ricorso alla CIG, ma occorre evitare complicazioni burocratiche. Insufficiente appare la quantità di risorse previste per gli ammortizzatori, mentre preoccupa l’aumento del costo del lavoro dovuto all’incremento di aliquote per aziende e lavoratori. Per quanto riguarda gli ammortizzatori in caso di disoccupazione involontaria, il CNEL valuta insufficiente l’intervento sulla Naspi volto a diminuire gli effetti del cosiddetto décalage, che andrebbe fatto partire dopo i primi 12 mesi di indennità. Positivo il nuovo sistema di calcolo per la DIS-COLL come pure l’aumento della durata, ma è sproporzionata l’applicazione di una aliquota uguale a quella dovuta per la Naspi. L’intervento sul reddito di cittadinanza è positivamente ricondotto, da strumento di politica attiva, nell’alveo delle politiche di contrasto alla povertà, anche se disegnato più in un’ottica di riduzione della platea di beneficiari che di contrasto degli abusi”, si legge infine nel testo.

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