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MEDITERRANEO, LO SVILUPPO NASCE DALLA COOPERAZIONE TRA PAESI
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MEDITERRANEO, LO SVILUPPO NASCE DALLA COOPERAZIONE TRA PAESI

“Non esiste più alcun altro modello di coabitazione ed integrazione in un mondo con realtà contrapposte e diversissime tra loro, se non quello basato sulla solidarietà e sul dialogo. Anche la libertà, la democrazia, la scienza, il mercato e la stessa solidarietà non sono più scontate, non sono più acquisite unanimemente una volta per tutte: devono essere riconquistate ogni volta. Chi ha qualche cosa da dire al mondo, persone, parti sociali, istituzioni o governi adesso deve innanzitutto viverlo in prima persona”.

Lo ha affermato il Consigliere Gian Paolo Gualaccini Coordinatore della Commissione Politiche UE e Cooperazione Internazionale del CNEL all’ Euromed Summit dei Consigli Economici e Sociali a Marrakesh fino al 2 giugno.

“È indubbio che alla pandemia siano conseguiti profondi problemi economici e sociali. Secondo il rapporto OCSE 2021 nel mondo si sono persi nel 2020, per effetto del Covid-19, 114 milioni di posti di lavoro ma con grandi differenze e disparità: la pandemia ha ampliato le disuguaglianze aggravando le differenze sociali ed economiche nel pianeta, generando milioni di nuovi poveri.

La decisione su come affrontare la pandemia e soprattutto la ripresa economica post-Covid ha comportato, da parte dei Governi, il doversi assumere la responsabilità di scelte che hanno e avranno un grosso impatto sul futuro prossimo venturo. L’Unione europea è riuscita a cogliere la sfida implicita lanciata dalla pandemia per avviare un profondo cambio di rotta con il Next Generation EU. L’Europa, invertendo la rotta è passata dalla, fino ad allora dominante politica dell’austerity, a un’Europa solida, unita e solidale, che ha impegnato il proprio bilancio emettendo debito comune per sostenere i suoi paesi, l’Italia in primis, maggiormente colpiti dalla crisi”.

Gualaccini ha poi ribadito l’importanza del ruolo della UE.

“Si è vista, pur tra difficoltà e contraddizioni, un'Unione Europea capace di compiere scelte inedite e fino a poco prima impensabili, intervenendo direttamente, tramite spesa pubblica finanziata da debito comune, per aiutare i paesi più colpiti dalla pandemia e questo ha permesso di non essere travolti dagli effetti più catastrofici, riuscendo ad ammortizzare l’urto del Covid 19. È stato messo in atto il modello sociale europeo, cioè un insieme di sistemi nazionali di protezione, nel welfare, nel lavoro e nella sanità soprattutto, sostenuti e rafforzati dall’ Unione Europea.”                                                                        

Adesso la crescita post-Covid rappresenta una grande opportunità nella direzione di uno sviluppo realmente sostenibile per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ma una crescita sostenibile è possibile solo se benessere economico e benessere sociale vengono messi sullo stesso piano, ripudiando un modello di sviluppo che aumenta le disuguaglianze. La pandemia ha reso evidente, il virus Covid 19 non conosce i confini geografici, a ciascun Governo nazionale che agire da soli non è più un’opzione possibile.    

“Lo scoppio della guerra in Ucraina ha accentuato ancora di più la necessità di un superamento dei singoli approcci nazionali per andare verso una governance sovranazionale europea, specialmente nella politica estera e di difesa comune, che restituisca all’Europa un reale ruolo politico. In particolare, la guerra ha messo in luce la forte dipendenza del vecchio continente e della sponda sud del Mediterraneo rispettivamente dalle forniture energetiche e da quelle alimentari russe. Nel contesto euro-mediterraneo, le crisi generate possono fungere da nuovi spunti di cooperazione transnazionale e nuove riforme in alcuni settori specifici: da un punto di vista energetico, l’Unione mira a raggiungere una propria autonomia strategica, attraverso il consolidamento del partenariato con i paesi del Mediterraneo e l’investimento in fonti rinnovabili e sostenibili per una transizione green e tecnologica. Da un punto di vista alimentare, la guerra in Ucraina, uno dei maggiori fornitori di cereali e grano per i Paesi del Mediterraneo, e il blocco dei porti sul Mar Nero hanno generato una drammatica situazione di insicurezza alimentare in gran parte dell’Africa, dovuta all’inaccessibilità dei beni alimentari e al loro conseguente aumento vertiginoso dei prezzi.

Dato l’allarme dell'agenzia delle Nazioni Unite per il Programma alimentare mondiale (World Food Programme, in sigla WFP) di un’imminente “crisi globale della fame”, è necessario mantenere i mercati di beni alimentari e fertilizzanti accessibili (come auspicato anche dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, in sigla FAO) e occorre una maggiore attenzione sulle conseguenze negative che le sanzioni potrebbero far ricadere sulla vita dei singoli. Proprio questo scenario può essere l’occasione di un più solido rapporto di condivisione tra l’Europa e il Mediterraneo, ridisegnando gli assi geopolitici in un’ottica di maggiore solidarietà e reciprocità e scongiurando il dilagare di una “guerra mondiale a pezzi”.                                                                                         

Da oltre vent’anni, la globalizzazione ha reso le nostre vite, anche economiche, interdipendenti, rendendo impossibile un ritorno alle autarchie nazionali. Ma è una globalizzazione senza un effettivo “governo globale”. In un mondo profondamente lacerato l’unica soluzione è il dialogo: è necessaria una cooperazione tra tutti i Paesi, che comprenda trasferimenti di conoscenze, di risorse e di competenze avendo ben in chiaro che ormai quasi tutti i problemi possono essere risolti solo a livello mondiale. Per esempio, nel caso dei vaccini anti Covid 19 occorre renderli in tutto il mondo accessibili a tutti i paesi.

Bisogna formulare risposte sempre più condivise ai problemi della contemporaneità: perché la pandemia diventi un’opportunità per avviare un percorso di crescita sostenibile, però, occorre avere idee chiare: l’obiettivo del futuro post-pandemico non è di ricostruire la situazione di prima, ma di avviare un percorso nuovo, non con provvedimenti una tantum, ma correggendo tutti i deficit strutturali di ingiustizie e disuguaglianze presenti da sempre nei nostri paesi.

I destini dei paesi della sponda nord e della sponda sud del Mediterraneo, nonostante le differenze culturali, linguistiche e politiche, sono storicamente profondamente legati: dobbiamo cooperare insieme per costruire, grazie al dialogo con tutte le parti, le organizzazioni e le associazioni dei nostri tessuti sociali, una società più giusta in cui, attraverso un rapporto paritario tra gli stati, le sfide comuni possano diventare opportunità condivise.

“L’area euromediterranea può rappresentare una grande risorsa, attraverso la cooperazione e un legame sempre più stretto tra i nostri paesi, per costruire il futuro di Africa ed Europa che, unitamente agli altri paesi vicini della regione asiatica, sarà - come ha detto il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella nella sua recente visita in Algeria - necessariamente comune

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