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Appello per la riforma ed il rilancio del CNEL

Appello per la riforma ed il rilancio del CNEL

Appello per la riforma ed il rilancio del CNEL 

Noi rappresentanti delle forze sociali e produttive del Paese presenti nel Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, ai sensi dell’art. 99 della Costituzione, nel giorno in cui con l’insediamento della X Consiliatura si ricostituisce la piena funzionalità dell’Organo, intendiamo ribadire l’utilità sociale di una Istituzione della Repubblica in cui crediamo, in cui siamo impegnati, e alla quale desideriamo apportare idee e innovazione. È senza dubbio opportuno un profondo ripensamento e una riforma di un organo che potrebbe essere ancora più utile che in passato, proprio nel momento in cui si vuole far crescere la democrazia con una più ampia partecipazione popolare.

I cittadini, infatti, vivono e si riconoscono nelle loro comunità, anche locali e nelle diverse e libere forme associative secondo i loro interessi sociali ed economici. La Costituzione, con l’art. 99, offre dunque un luogo nell’ordinamento della Repubblica dove operino quelle che, l’articolo 2 della Costituzione definisce “formazioni sociali ove si svolge la personalità” dell’uomo. I costituenti vollero individuare un organismo nel quale fossero rappresentate le forze sociali e produttive del Paese, affidando loro anche l’iniziativa legislativa. Questo ricco pluralismo di soggetti e formazioni sociali esprime la complessità della società e costituisce il tessuto connettivo più forte della Nazione.

Dopo il referendum del dicembre 2016 la ripartenza del Consiglio Nazionale è stata sollecitata dal Presidente della Repubblica con il sostegno delle Parti sociali e categorie produttive che hanno confermato la loro piena disponibilità a prestare il servizio dei propri rappresentanti nel Consiglio.

Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro - che rappresenta le forze produttive del Paese, il libero associazionismo degli interessi dei lavoratori dipendenti e autonomi, degli imprenditori di ogni settore e degli operatori del non profit - deve essere perciò riformato per essere reso più efficace aggiornando la legge speciale Giugni-Mattarella del 1986:

- Per contribuire ad un più moderno lavoro di partecipazione e di ascolto di tutte le istanze sociali associate, sia di quelle rappresentate che di quelle non presenti nel Consiglio stesso, sul modello del CESE europeo.

- Per concorrere alla mediazione e innovazione sociale ed economica, come avviene nei singoli Paesi membri della UE e in oltre 80 Paesi nel mondo.

- Per contribuire a riformare le Istituzioni e la legislazione dell’Unione, mirando a un’Europa più sociale e solidale.

Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, aggiornato e riformato, può davvero favorire la razionalizzazione delle relazioni tra le stesse Parti sociali e il sistema delle Istituzioni. Il confronto e il dialogo tra le Parti sociali stesse, come esplicitamente delineato nella Costituzione, può essere utile per i decisori, può fornire soluzioni condivise al Governo e al Parlamento.

Molte inesattezze sono state pronunciate sul Consiglio che, negli anni, ha prodotto 22 disegni di legge, ma anche 364 Osservazioni e Proposte al Parlamento, 369 rapporti sullo stato dell’economia e del lavoro, contribuendo a sviluppare temi d’avanguardia anche nella legislazione come la parità di genere, i patti territoriali e il BES (Benessere Equo e Sostenibile). Ma non è al passato che noi guardiamo, ma alle esigenze dell’Italia di oggi. E in ciò siamo fermamente impegnati ad accelerare il contributo del CNEL alla elaborazione legislativa.

Un Consiglio così rilanciato, e adeguatamente utilizzato dalle altre Istituzioni, può dunque contribuire ad un più generale impegno di coesione e solidarietà, davvero indispensabile per sostenere una più forte produttività e competitività dell’Italia in uno scenario europeo e internazionale sempre più aperto e dinamico.

Le Parti sociali presenti al CNEL si sentono profondamente impegnate per il rilancio del Consiglio e rivolgono perciò un appello al Governo e al Parlamento per una valorizzazione e una riforma del Consiglio stesso, per contribuire ad una nuova stagione di crescita economica, sociale e democratica
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