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40 ANNI FA, AL CNEL L'ACCORDO SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI
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40 ANNI FA, AL CNEL L'ACCORDO SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI

La notte tra il 15 e 16 gennaio il Parlamentino del CNEL fu teatro di uno dei dibattiti più accesi tra le forze sociali e produttive del Paese, quello sulla riforma del sistema previdenziale. Chiamati a discutere tre mesi prima il Disegno di Legge "Scotti" sul riordinamento delle pensioni, i consiglieri del CNEL lavorarono ad uno dei più ampi, articolati e completi pareri mai prodotti. Il documento del Consiglio fu l'occasione per trovare un accordo condiviso sulle pensioni e per far uscire dall'impasse il dibattito parlamentare, bloccato sui 3 punti cruciali della riforma: il tetto massimo, il cumulo e i diritti acquisiti. A Villa Lubin si trovò l'accordo, in una delle poche assemblee del Consiglio notturne, ma il DDL non fu più discusso in Parlamento per la chiusura della legislatura avvenuta nel marzo 1979. I punti dell'accordo, però, resistettero nel tempo e divennero capisaldi nei dibattiti degli anni successivi sul tema.

A Villa Lubin le parti sociali trovarono l'accordo confluito nella "Relazione-compromesso", come la definì il Corriere d'Informazione, l'edizione pomeridiana del Corriere della Sera, contenuta nel Parere sul disegno di legge recante "Norme per il riordinamento dei trattamenti pensionistici", approvato dall'Assemblea del 15-16 gennaio 1979. Il CNEL si espresse favorevolmente alla riforma del sistema previdenziale divenuta, ormai, indispensabile, ma propose alcune modifiche frutto del confronto tra le forze sociali e produttive rappresentate nel Parlamentino. Innanzitutto l'età pensionabile. Secondo il CNEL "i soggetti che non abbiano raggiunto i 40 anni di contribuzione, possono optare di continuare a prestare la loro opera fino al perfezionamento di tale requisito e, comunque, non oltre il compimento del 65° anno”. Altro "paletto" storico fu la fissazione del tetto massimo a 17.425.000 di Lire (per il 1979) e la sua applicazione anche per determinare la retribuzione imponibile. Infine, il Consiglio concordava sull'iscrizione obbligatoria all'INPS di tutti i lavoratori. Il tema più controverso fu quello dei diritti acquisiti, su cui i consiglieri manifestarono le maggiori perplessità e presentarono, in sede di Assemblea, il maggior numero di emendamenti.

L'intervento del CNEL fu chiesto dal Ministro del Lavoro con una lettera del 20 ottobre 1978.

L'allora presidente del CNEL, on. Storti, affidò l'esame del disegno di legge alla Commissione Lavoro, Previdenza Sociale e Cooperazione, presieduta dal Consigliere Piero Boni e di cui facevano parte, fra gli altri, personalità di rilievo come Achille Ardigò, Gino Giugni e Paolo Savona, l'attuale Ministro per gli affari europei del Governo Conte. 

Alla fine degli anni '70, a meno di un decennio dalle leggi di riforma del 1968 e 1969 (l. 238 e dPR del 1968 e la l. 153/1969) la spesa pensionistica e per la sicurezza sociale era fuori controllo e la riforma non aveva dato i risultati sperati, anche alla luce del cambiamento della situazione socio-economica del Paese. La spesa per le prestazioni sociali e e per le pensioni nel 1977 avevano raggiunto rispettivamente l'ammontare di 39.334 miliardi e 22.330 miliardi di lire, con un’incidenza del 22,74% e del 12,91% sul P.I.L valutato in 172.988 miliardi e con oltre 12 milioni di pensionati. 

La gestazione del Parere non fu affatto semplice perché il tema era molto "sentito" dalle parti sociali e dalle forze produttive: furono presentati 50 emendamenti, di cui 24 approvati, e ben 7 ordini del giorno. Il dibattito in Assemblea cominciato il 15 gennaio 1979, andò avanti tutta la notte del 16 e portò all'approvazione di uno dei pareri più corposi e articolati emessi dal CNEL (ben 377 pagine), corredato da un dettagliato "Rapporto sugli aspetti normativi e strutturali del sistema pensionistico", con tutti gli elementi a supporto della valutazione. 

La riforma non era più rinviabile, ma per averla si dovette aspettare il 1992 con il Governo Amato.

 

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