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IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA PASSA DAI PROCESSI DECISIONALI INCLUSIVI
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IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA PASSA DAI PROCESSI DECISIONALI INCLUSIVI

Imparare a ‘usare’ il futuro per intercettare i grandi cambiamenti in arrivo richiede coraggio, visione e capacità di sperimentare nuovi percorsi metodologici, organizzativi e formativi. Capire le dinamiche di lungo termine e sviluppare scenari sui diversi futuri possibili aiuta a ripensare le strutture delle organizzazioni. I cambiamenti demografici, tecnologici, ambientali e sociali costringono le professioni a diventare sempre più creative, modificando il concetto stesso di lavoro. Questi temi sono stati al centro del terzo incontro dei futuristi italiani, co-organizzato dalla Associazione Futuristi Italiani (AFI) di recente costituzione e dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è dedicato al tema “Il futuro delle organizzazioni. Lavoro e creatività”. L’incontro rivolto a tutti gli studiosi e i professionisti di futuro si è svolto il 23 e 24 maggio 2019 presso la sede CNEL di Roma attraverso 14 sessioni parallele in forma di presentazioni, tavole rotonde e workshop interattivi seguendo una call for proposal lanciata ad inizio gennaio 2019. Riproponiamo l’intervento introduttivo del Segretario Generale del CNEL, Paolo Peluffo.

 

La programmazione è fondamentale nelle politiche e nelle strategie di sviluppo economico e sociale. È una questione di democrazia poter sviluppare riflessioni di carattere strategico. Il mondo senza programmazione è un mondo che non riesce a seguire le evoluzioni dell'economia, della tecnologia e della società. In Francia esiste un’istituzione, “France stratégie”, nata come Ufficio del piano, dedicata a questa attività. Per pianificare il futuro è ormai irrinunciabile l’ascolto degli stakeholder, in primis i cittadini.

In Italia, l’Organo deputato all’ascolto delle parti sociali e delle forze produttive è il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) che, da alcuni mesi, è aperto anche all’interlocuzione diretta con i cittadini attraverso lo strumento delle consultazioni pubbliche, introdotte con il nuovo regolamento degli organi e dell’organizzazione approvato dall’Assemblea della X Consiliatura. Con l’art. 99 della Costituzione, i Padri costituenti immaginarono il CNEL proprio come casa della democrazia partecipativa. La sua forza è l’iniziativa legislativa e la possibilità di far sentire la voce delle parti sociali nel dibattito parlamentare attraverso pareri e documenti di osservazioni e proposte. Ovviamente, il fatto che i costituenti l'avessero immaginato non vuol dire che ciò sia stato realizzato. Ma, come dire, nell'arco della storia, 60 anni sono un periodo estremamente breve e quindi io sono convinto che ci siano ancora queste possibilità, tant'è vero che il CNEL nasceva come presidio di un insieme di articoli della Costituzione e non del solo articolo 39, come taluni avevano immaginato, cioè di tutta la costituzione economica, ma soprattutto di quegli articoli che prefiguravano un modello complesso di equilibrio tra gli obiettivi dell'economia privata e gli obiettivi sociali che erano costituzionalmente tutelati da questo testo meraviglioso che è la Costituzione della Repubblica.

Al momento, al CNEL, abbiamo sperimentato una prima consultazione sul futuro dell'Unione Europea che ha registrato la partecipazione di circa 13.500 cittadini che hanno compilano un questionario di 44 domande. Nei Comitati Economici e Sociali di altri Paesi europei, la partecipazione alle consultazioni pubbliche, generalmente, vede un’adesione mediamente di circa 4-5mila persone. La partecipazione dei cittadini e di altri portatori di interesse ai processi decisionali pubblici è il più importante esercizio di futuro. 

 

Scarica il Report con tutti gli interventi del convegno

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