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IMPRESE, SERVE UN CAMBIO DI ROTTA SULLA POLITICA INDUSTRIALE
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IMPRESE, SERVE UN CAMBIO DI ROTTA SULLA POLITICA INDUSTRIALE

Le imprese non possono essere lasciate sole nel contesto che stiamo vivendo caratterizzato da grandi trasformazioni sociali, tecnologiche ma anche politiche”. Lo ha detto la professoressa Annamaria Simonazzi, consigliere e Segretaria dell’Assemblea del Cnel e ordinaria della “Sapienza” Università di Roma intervenendo al convegno “Tecnologia, organizzazione e dinamiche globali: le possibili traiettorie dell’economia italiana e le politiche per potenziare la competitività” che si è svolto oggi nella sala del Parlamentino. 

Il workshop promosso dal Consiglio e dalla Sapienza Università di Roma, che ha chiamato a confronto esperti, docenti universitari e ricercatori, manager pubblici e di imprese, rappresentanti delle associazioni di categoria e politici è stato aperto dal presidente del CNEL Tiziano Treu e dal vicepresidente Elio Catania.

La crescente complessità delle nuove tecnologie e la tendenza di queste ultime a favorire la concentrazione nei mercati e la distribuzione asimmetrica delle opportunità di crescita rende sempre più difficile, per i singoli operatori, lo sviluppo autonomo di nuova conoscenza, di nuovi processi e prodotti e di nuove routine organizzative capaci di migliorare la performance, cioè di investire sistematicamente in Ricerca e sviluppo.

La situazione dell'economia italiana e delle imprese non è tutta negativa come spesso viene rappresentata o come si può pensare: abbiamo punte di eccellenza e di innovazione. Tutte le imprese, non solo quelle italiane, devono affrontare difficoltà legate alla velocità dell’innovazione o, per citare una questione di grande attualità, quelle provenienti dalla necessità di gestire una grande quantità di dati e di conoscenza”, spiega la Simonazzi Queste sfide chiedono un nuovo approccio alla politica industriale e nuovi strumenti. Le imprese non possono più essere lasciate sole, nessuna impresa può essere autosufficiente in un contesto così competitivo, bisogna fare sistema tra imprese e anche tra settori diversi e puntare alla cross-fertilization, la fertilizzazione tra settori, tra imprese e tra i diversi stakeholder”.

Le trasformazioni in atto richiedono di passare da una concezione lineare a una visione sistemica della R&S, da imprese isolate a sistemi di imprese, da politiche singole a politiche di sistema, dal livello nazionale alla governance multilivello. Queste transizioni richiedono un cambiamento radicale della concezione e degli strumenti della politica industriale, chiamati ad attivare azioni trasformative e di natura sistemica, capaci di facilitare interazioni virtuose tra istituzioni pubbliche, imprese, intermediari finanziari, università ed enti di ricerca, azioni agli antipodi rispetto a logiche di intervento basate su incentivi di natura orizzontale e sull’esclusiva facilitazione dell’operare del mercato. La parte finale del workshop - che sarà preceduta dalla presentazione di esperienze concrete sia nel campo delle policy tese alla crescita della competitività tecnologica ed economica sia in quello delle pratiche innovative poste in essere dalle imprese – si concentrerà sulla politica industriale quale strumento capace di favorire l’emergere ed il consolidarsi di capabilities utili allo sfruttamento delle opportunità tecnologiche; ed al soddisfacimento di vecchi e nuovi bisogni emergenti nella società.

Questi cambiamenti hanno implicazioni importanti anche per la politica economica: l’operatore pubblico è chiamato a effettuare politiche di sistema, assicurare cioè una regia capace di garantire un tessuto di interazioni qualificate fra imprese, centri di ricerca, sistema di istruzione, sistema finanziario, e operatori pubblici. In questo contesto, un ruolo di particolare rilevanza è svolto dalle relazioni tra le grandi imprese pubbliche e private, nel cui perimetro tende a generarsi una quota importante delle conoscenze e delle innovazioni tecnologiche più pervasive, e le reti di piccole e medie imprese, persistentemente alle prese con la necessità di adattare la loro struttura tecnologica ed organizzativa a fronte dei continui mutamenti nell’assetto competitivo dei mercati domestici ed internazionali.  

Il workshop ha provato ad identificare i punti di forza e di debolezza dell’economia italiana e delle sue imprese di fronte ai principali processi di cambiamento in corso: trasformazione tecnologica, modificazioni nell’organizzazione della produzione e nelle relazioni commerciali a livello internazionale. “Ciò che si rivela cruciale è la capacità degli agenti di integrare elementi derivanti da campi diversi della conoscenza scientifica e tecnologica e di costruire reti nell’ambito delle quali economie di scala, di scopo e di network possano essere generate ed adeguatamente sfruttate. Le imprese devono dunque rivedere le proprie strategie adottando un modello aperto, capace di beneficiare degli avanzamenti della conoscenza generati anche in campi lontani da quello in cui si opera”.

Scarica e leggi le slides degli interventi di alcuni relatori 

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