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PER RILANCIARE L’UE È FONDAMENTALE IL RUOLO DEI COMITATI ECONOMICI E SOCIALI
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PER RILANCIARE L’UE È FONDAMENTALE IL RUOLO DEI COMITATI ECONOMICI E SOCIALI

Per rafforzare l’identità comune europea è necessario puntare ad una strategia narrativa condivisa che aiuti i cittadini a immedesimarsi nel progetto della UE. Strategico il ruolo attivo delle forze sociali e produttivi rappresentate nei Comitati economici e sociali (gli enti come il CNEL italiano) che devono riscoprire il loro fondamentale ruolo di mediazione (sindacati, associazioni d’impresa e del terzo settore)”. È la proposta del responsabile della comunicazione istituzionale del CNEL Giancarlo Panico, intervenendo all’incontro dei responsabili della comunicazione e dei media dei Comitati economici e sociali dei Paesi UE rappresentati al CESE insieme responsabile delle relazioni con i media, Andrea Petrella e al Consigliere Gianpaolo Gualaccini. L’incontro si è svolto nel pomeriggio del 10 ottobre al termine della prima giornata del 13° Civil Society Media Seminar che si è tenuto a Malaga, in Spagna, dal 9 all’11 ottobre.

La due giorni sul ruolo dei Comitati economici e sociali nell’ambito della strategia di comunicazione dell’Unione Europea, si è aperta con il Keynote di Verónica Fumanal, Presidente dell’ACOP, l’Associazione dei comunicatori politici per proseguire con la tavola rotonda “Europe equals hope - 60 years of achievements and the way forward” moderata dalla giornalista Maroun Labaki con la partecipazione di Maria Freitas, Senior Policy Advisor presso la Foundation for European Progressive Studies di Bruxelles, Nicolas Gros- Verheyde, corrispondente a Bruxelles del quotidiano francese Sud-Ouest e caporedattore del blog B2-Bruxelles, Cristina Marconi, giornalista e scrittrice e Kiran Klaus Patel, presidente del programma di storia europea dell'Università Ludwig Maximilian di Monaco.

"L'organizzazione dell'evento presso l'Università di Malaga ha inteso dimostrare non solo che dobbiamo dare maggiore visibilità alle regioni, ma anche che vogliamo includere i giovani nel processo decisionale - ha dichiarato la vicepresidente del CESE Isabel Caño Aguilar - Sono convinta che sia nostro dovere motivare i giovani a partecipare ai dibattiti politici sui principali temi europei. Sono loro che devono crearsi la propria visione dell'Europa. I giovani possono rappresentare i professionisti che, tra qualche anno racconteranno la storia del progetto europeo”.

Per Isabel Caño Aguilar, lo scopo del seminario era soprattutto quello di rafforzare i legami tra i diversi attori, gruppi e organizzazioni della società civile, esperti di comunicazione, giornalisti e giovani. “Siamo qui insieme - ha detto - perché abbiamo deciso di ascoltarci, di parlarci e di condividere le nostre storie sull’Europa. Il progetto europeo è nato dall’idea di unire un continente diviso, garantire stabilità politica e coesistenza pacifica e creare un’unione economicamente prospera”. Ha inoltre sottolineato che “Non saremo in grado di andare avanti senza il sostegno dei lavoratori, delle imprese o della società civile nel suo insieme. Il rafforzamento del dialogo sociale e della governance è essenziale. Dobbiamo concentrarci sui mezzi e sugli orientamenti per una migliore comunicazione dell'Europa”, sottolineando che “l’UE non è solo Bruxelles, né qualcosa di astratto, ma un progetto comune”.

Durante i dibattiti, gli oratori hanno sottolineato che l’ascesa del populismo e dell’euroscetticismo è scaturita dalla divisione dell'UE ed oggi è necessaria un’azione concreta a livello europeo per dissipare le fake news sull’Europa e rafforzare l’identità e il senso di appartenenza all’Europa unita. I Comitati Economici e Sociali (CES) e al CESE, il Consiglio Economico e Sociale Europeo, hanno un ruolo fondamentale nel rilancio del progetto europeo. “Dobbiamo rendere più visibili i progetti europei e gli esempi di storie di successo”. L'UE deve essere resa attraente per gli europei, ovvero imparare a promuovere l'UE e i suoi progetti e spostarsi verso le regioni e il livello locale con un messaggio europeo.

Per dare speranza agli europei, i membri del panel hanno ricordato la necessità di garantire la pace sociale e fornire risposte solide alle complesse sfide che l'UE deve affrontare, come la digitalizzazione o la migrazione, che è stata un fattore potente nell’ascesa del sentimento populista antieuropeo e dei partiti di estrema destra. Spetta all’UE contrastare gli argomenti di quest’ultimo, che richiedono uno sforzo intellettuale diverso dall’approccio populista, ma anche un’azione per diffondere i fatti esatti. È essenziale unire le forze a livello locale per mobilitare i cittadini.

La società civile nel suo insieme, ovvero i sindacati o le organizzazioni dei datori di lavoro o altre organizzazioni di consumatori, gli agricoltori o il mondo della disabilità, rappresentati nei CES e al CESE, può svolgere un ruolo importante nella preparazione al cambiamento anche attraverso l’ascolto dei cittadini.

La disuguaglianza tra i cittadini dei diversi Paesi membri è la vera grande sfida per l’Unione. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, l’UE deve essere leader nel mondo, tra l’altro perché anche i cambiamenti climatici alimenteranno la migrazione. Dobbiamo cambiare il discorso sulla migrazione. È importante avere un approccio positivo, ma anche parlare dei problemi e delle aree in cui dobbiamo migliorare le nostre prestazioni. 

Nel pomeriggio del 10 ottobre e durante la mattina dell’11 in altre due tavole rotonde si sono affrontati il tema della necessità di una strategia di comunicazione comune “Insieme per l'Europa - Unire le forze per rendere l'Europa progetto duraturo nel tempo” e “La democrazia ci unisce. Come rafforzare la fiducia nell'UE attraverso la trasparenza, l'etica in politica e il rispetto dei valori europei”.

Dobbiamo creare un’Europa dei cittadini e uno spazio europeo in cui le persone possano scambiarsi e conoscersi - è il messaggio forte che viene da Malaga - L’UE deve ascoltare i cittadini ed essere aperta ai risultati del dialogo con loro. Non dobbiamo aver paura delle diverse identità europee. La storia di un paese modella l'identità dei popoli, ma non li limita”.

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