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LEGGE DI BILANCIO: INVESTIRE SU FAMIGLIA, SCUOLA E IMPRESE
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LEGGE DI BILANCIO: INVESTIRE SU FAMIGLIA, SCUOLA E IMPRESE

La situazione dell’ex-ILVA è drammatica, tutti insieme dobbiamo provare a trovare una soluzione. Dalla risoluzione di questa crisi dipende anche il rilancio dell’economia. Se come Paese continuiamo a dividerci anche su questo non potrà che andare male. L'Italia non può permettersi di stare senza la siderurgia”.

 

Il presidente del CNEL Tiziano Treu, nel corso dell’audizione alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera sul ddl di bilancio usa la metafora dell’ex-Ilva, oggi Arcelor-Mittal, per rappresentare la posizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro sulla Legge di bilancio 2020.

 

La manovra appare nel complesso ricca di disposizioni positive e condivisibili ma non sembra in grado di rappresentare quella discontinuità a favore del rilancio del Paese auspicata dalle parti sociali e dal mondo produttivo. Occorre agire sul settore industriale, che deve sostenere gli investimenti, e sulla fiducia degli operatori economici e delle famiglie che non appare al momento aver invertito la rotta. Per uscire dalla stagnazione non sono sufficienti obiettivi di qualche decimale di crescita, in prossimità dello zero. Serve una elaborazione strategica che duri negli anni e che venga perseguita con determinazione e con un costante monitoraggio”.

 

Il CNEL - si legge ancora nel documento - ritiene da tempo che sia indispensabile un grande piano europeo per gli investimenti, le infrastrutture e la crescita, con ricadute sui singoli Stati membri, all’interno del quale rimettere in moto, anche con modalità straordinarie, come accaduto nella vicenda della ricostruzione del ponte di Genova, la macchina degli investimenti pubblici e quella dei fondi strutturali europei”.

 

L’Italia ha necessità di imprimere una svolta decisa e coraggiosa al tasso di crescita potenziale del Paese, per ricostruire le premesse di una crescita stabilmente superiore alla media degli ultimi 20 anni, per contrastare il declino insito nelle sue variabili demografiche di lungo periodo. Il rischio di una recessione rimane dunque sullo sfondo”.

 

La questione dello sviluppo è al centro delle emergenze italiane e chiama in causa le controverse dinamiche della produttività, un indicatore stagnante in Italia da 25 anni e decrescente nel confronto con rispetto ai Paesi concorrenti. Di certo l’Italia paga le conseguenze del ritardo accumulato nell'introduzione di tecnologie digitali da parte di famiglie, imprese e amministrazione pubblica - si legge nel documento presentato in audizione dal CNEL - È necessario rasserenare al più presto le aspettative di famiglie e imprese. Va aumentato il clima di fiducia verso le prospettive dell’economia con atti concreti e coerenza di comportamenti. Non sembra al momento che si possa individuare un salto di qualità a favore delle politiche della famiglia, anche se potrebbero essere utili le disposizioni presenti all'articolo 41 dell'AS 1586, “fondo assegno universale e servizi alla famiglia”.

 

“La sterilizzazione delle clausole di salvaguardia IVA e accise (articolo 2 AS 1586) totale per il 2020 e parziale per il 2021 e 2022 è valutata positivamente dal Consiglio, per il considerevole potenziale recessivo che esse avrebbero avuto su una dinamica del reddito prossima alla recessione e per la perdurante stagnazione dei consumi delle famiglie”.

 

“Il CNEL chiede da tempo un’azione coraggiosa per la riduzione del cosiddetto “cuneo fiscale”. L’azione prevista con l’istituzione del fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti, di cui all'articolo 5 dell’A.S.1586 (con una dotazione di 3 miliardi per il 2020 e di 5 per ciascuno degli anni 2021 e 2022) è modesta ma positiva. Essa avrà effetti maggiori se si saprà dare fiducia sulla prosecuzione ed il rafforzamento nel tempo della misura”.

 

Sul fronte del lavoro “Se si individua nella scarsa dinamica della domanda aggregata l’origine del

deludente risultato 2019 in termini di crescita, non c’è dubbio che il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro in scadenza rappresenta una occasione importante per sostenere la domanda aggregata. Sta al Governo e al Parlamento valutare se almeno sulla quota incrementale di salario non sia possibile immaginare una ulteriore riduzione del cuneo fiscale.

 

In questo momento risultano circa 10 milioni di lavoratori con contratto scaduto o in scadenza (3,2 nel pubblico impiego e 6,5 nel settore privato). Nel pubblico impiego risultano vigenti 20 CCNL, tutti scaduti alla data del 30 settembre 2019 mentre settore privato, al 25 ottobre 2019 risultavano depositati e vigenti 822 CCNL, dei quali 200 in scadenza fra il 1° ottobre 2019 e il 31 dicembre

2020 e relativi a una platea di circa 6,5 milioni di addetti. L’Italia conserva il primato negativo in Europa sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro.

 

In materia previdenziale, il CNEL ritiene inadeguato continuare ad affrontare il difficile equilibrio fra generazioni e i problemi di tenuta del sistema nel complesso mediante misure spot concepite in termini di cassa; guarda invece con favore a provvedimenti organici mirati a restituire risorse a lavoratori e pensionati. Non è più rinviabile una strategia di “sostenibilità generazionale” che

porti sul mercato del lavoro più lavoratori “anziani” e più lavoratori giovani sotto i 35 anni.

 

“La manovra prevede un disavanzo delle pubbliche amministrazioni che nel 2020 sale dal tendenziale 1,4% al programmatico 2,2% del PIL. Il Parlamento deve essere consapevole che un disavanzo del 2,2% nel confronto europeo risulta assai elevato, ed è sostenibile solo in un contesto di output gap sfavorevole e perché il precipitare dell’economia italiana nella recessione sarebbe

esiziale per l’intera Europa, provocando altresì un aumento del debito pubblico. Tale disavanzo programmatico deve essere dunque transitorio e funzionale a un rafforzamento effettivo degli investimenti e delle correzioni strutturali del funzionamento stesso dell’economia italiana.

 

Secondo il CNEL “Il debito pubblico italiano è il maggiore problema macroeconomico che il Paese deve affrontare, e rappresenta una ipoteca e un freno ad ogni politica espansiva. Il rinvio temporaneo della cogenza degli impegni di riduzione del debito in direzione del parametro previsto dai Trattati è certo auspicabile e condiviso dal Consiglio Nazionale, ma non farà venire meno la necessità di accelerare la sua dinamica decrescente”. 

 

“Nel breve termine, appare fondamentale potenziare gli investimenti degli Enti locali e delle Regioni, che nel 2019 hanno dispiegato un contributo decisivo alla crescita, grazie anche alla disponibilità degli avanzi di amministrazione. L’articolo 8 dell’Atto S.1586 che introduce un “contributo piccoli investimenti per i comuni” sembra una strada proficua per raccogliere risultati immediati”.

 

La tenuta del PIL italiano al di sopra dello zero è stata possibile solo grazie a un andamento delle esportazioni superiore alle attese, a una modesta ripresa del settore delle costruzioni, a un

forte impulso degli investimenti pubblici degli enti locali. La crescente divaricazione territoriale determinatasi nel 2019 tra Mezzogiorno e Centro-Nord ha interrotto la fase di moderata tendenza alla convergenza realizzata nel precedente biennio

 

“Va accolta con favore”, a questo proposito, “la disposizione di cui al comma 16 del finanziamento per spese di progettazione con un meccanismo semplificato all'interno del circuito tra Comuni e Ministero dell’Interno con le tre priorità previste (rischio idrogeologico, Strade, ponti viadotti, efficientamento energetico edifici scolastici e altri).

 

Scarica il documento presentato in audizione dal CNEL

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