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PROFESSIONISTI, SERVONO NUOVE NORME SU SEMPLIFICAZIONE, WELFARE E FORMAZIONE
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PROFESSIONISTI, SERVONO NUOVE NORME SU SEMPLIFICAZIONE, WELFARE E FORMAZIONE

“I professionisti, anche numericamente, rappresentano una fetta importante del mercato del lavoro e devono essere aiutati al pari dei lavoratori dipendenti. Il loro lavoro necessita di interventi normativi urgenti su tre fronti: semplificazioni, welfare e formazione. Il CNEL ha raccolto le proposte attraverso la Consulta delle professioni e, d’accordo con le parti sociali, sta lavorando ad un’iniziativa legislativa specifica. Ma già in diversi documenti presentati nei mesi scorsi in Parlamento ha avanzato queste proposte. La prima è puntare sulla semplificazione”. 

Ad affermarlo è Tiziano Treu, presidente del CNEL, nel suo intervento al Congresso Nazionale di Confprofessioni "Ritorno al futuro. I professionisti protagonisti dell'era digitale".

L’ex Ministro del lavoro è intervenuto alla tavola rotonda «I professionisti protagonisti nella trasformazione socio-economica», con la partecipazione del presidente di Confprofessioni Gaetano Stella; il presidente Commissione UNI/CT006 Giorgio Berloffa; Marina Calderone, presidente CUP; Annamaria Furlan, Segretario generale della Cisl; Alberto Oliveti, Presidente Adepp e Theodoros Koutroubas, direttore del Ceplis, il Consiglio Europeo dei Liberi Professionisti. 

“Tutti hanno bisogno di semplificazioni. Semplificare è molto difficile come dimostra il fatto che anche i professionisti che sono in Parlamento non ci riescono. Il secondo punto è il welfare. I professionisti non hanno avuto storicamente un adeguato sistema previdenziale. Le forme di welfare basate sulle stesse forze e risorse dei professionisti non bastano più, devono essere integrate da un intervento dello Stato, anche fiscale. Terzo, ma non meno importante, la formazione. La prospettiva digitale sta cambiando radicalmente il mondo del lavoro e investirà fortemente anche i professionisti. I computer, come già sta accadendo faranno metà del lavoro che fino a poco tempo fa faceva l’uomo. Purtroppo, l’Italia sta disinvestendo in formazione soprattutto delle competenze digitali. È giusto, come avvenuto fino ad oggi, che i professionisti sprovvedano in proprio alle attività formative ma c’è bisogno anche di un investimento importante del Paese”, aggiunge Treu. 

L'Italia con più 1,4 milioni di professionisti è la capitale europea di chi esercita la libera professione. Questo numero si riferisce solo a quelli iscritti a un albo professionale che crescono al ritmo del 17% annuo coprendo il 27% del mercato del lavoro indipendente, occupano 484 mila dipendenti e muovono un giro d'affari di circa 211 miliardi di euro. In Italia, praticamente, ci sono 18 professionisti ogni mille abitanti che in termini di Pil rappresentano ben 1,7 miliardi di euro. I dati emergono dal "Rapporto 2019 sulle libere professioni in Italia", curato dall'Osservatorio libere professioni di Confprofessioni presentato in occasione del Congresso Nazionale.

"Il quadro che emerge dal Rapporto coglie le peculiarità, ma anche i limiti, di una forza economica e sociale che sta attraversando una fase di profonda trasformazione che investe tutto il ceto medio", commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. "Numerosi indicatori economici indicano una crescita tendenziale del settore libero professionale in Italia e in Europa, ma un'analisi più attenta fa emergere una realtà estremamente polarizzata tra professione e professione, ma anche all'interno della stessa professione, tra regione e regione, tra uomini e donne, tra classi di reddito. Una professione a due velocità che ci spinge a individuare nuovi percorsi nel mercato del lavoro e, al tempo stesso, a costruire una rete di tutele universali che abbraccino gli interessi comuni sia della parte 'forte' sia quella 'piu' debole' del nostro mondo".

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