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PA, TREU: NIENTE RIPRESA SENZA INFRASTRUTTURE E COMPETENZE DIGITALI
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PA, TREU: NIENTE RIPRESA SENZA INFRASTRUTTURE E COMPETENZE DIGITALI

“La pandemia ci ha insegnato che le infrastrutture e le competenze digitali sono indispensabili per tutte le attività sociali ed economiche: la scuola e l’università, innanzitutto, la sanità, i servizi pubblici e sociali, la logistica, i trasporti. Lo smartworking o la dad ma anche le prime pratiche di telemedicina sono stati importantissimi per affrontare l’emergenza ma hanno fatto emergere anche il grande gap del nostro Paese. E rischiano di pesare enormemente se non si corre subito ai ripari. Se vogliamo ripartire velocemente dopo lo stop obbligato servono investimenti per favorire lo sviluppo delle reti e le infrastrutture digitali e per formare le competenze”.

Lo ha affermato il presidente del CNEL, Tiziano Treu, presentando la “Relazione annuale 2020 del CNEL al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini”, realizzata ai sensi dell’art. 10-bis della legge 936/1986 con il contributo di 30 istituzioni.

“Abbiamo messo il capitale umano pubblico al centro della ripresa per restituire dignità, autorevolezza, valore e orgoglio a quei volti della Repubblica, come li ha definiti il presidente Mattarella, che sono stati in prima linea contro il Covid e che operano ogni giorno per fornire beni e servizi pubblici a 60 milioni di italiani. Ora sblocchiamo i concorsi, rinnoviamo i contratti, semplifichiamo le procedure: dobbiamo permettere alle nostre amministrazioni di attuare i progetti e gli investimenti del Pnrr. È un'enorme responsabilità, ma anche un'enorme opportunità”, ha detto il ministro per la PA Renato Brunetta, intervenendo ai lavori prima dell’illustrazione del rapporto da parte dei consiglieri CNEL Alessandro Geria ed Efisio Gonario Espa e delle riflessioni del presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, della vicepresidente del CNEL Gianna Fracassi, di Fabrizia Lapecorella (Mef), Enzo Risso (Ipsos), Cristina Stringher (Invalsi) e Marco Stradiotto (Sose).

Dal rapporto emerge che “Solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia è ancora al di sotto della media UE, così come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari all’1% contro una media europea di 3,6%, La mancanza di risorse finanziarie rappresenta l’ostacolo più importante al processo di digitalizzazione. Seguono fattori strettamente legati all’implementa-zione delle tecnologie ICT, come la mancanza di adeguata formazione, di uno staff qualificato e le problematiche connesse ai costi di tali tecnologie”.

“Sui servizi pubblici l’Italia è caratterizzata da un basso livello di penetrazione tra i più bassi d’Europa (25%) e da un livello medio-basso di digitalizzazione, mantenendo un andamento costante rispetto al Report del 2019. Pertanto, l’Italia è a limite dello scenario non-consolidated e-Gov, uno scenario in cui i paesi non sfruttano appieno l’opportunità fornita dalle tecnologie digitali. Le tecnologie digitali hanno assunto un ruolo strategico nella gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19, rappresentando in molti ambiti e contesti l’unica soluzione per la tenuta e la prosecuzione delle attività quotidiane. Lo smart working, la telemedicina, la didattica online, le riunioni in video conferenza degli organi di governo centrali e locali, sono solo alcuni degli strumenti messi in atto in questi mesi per arginare la diffusione del virus e consentire allo stesso tempo la continuazione di attività che richiamano alcuni dei diritti fondamentali alla base delle nostre democrazie e istituzioni. Se prima della pandemia l’e-government o il più avanzato concetto di e-governance rappresentavano una sfida evolutiva per le amministrazioni centrali e locali, oggi costituiscono spesso l’unica soluzione da attuare per gestire una situazione che oltretutto si inserisce in un contesto internazionale di quotidiana emergenza - si legge ancora nella Relazione CNEL - Se il web ormai ha livelli di diffusione elevatissimi per l’informazione di base, resta poco utilizzato per i servizi pubblici. Meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Università pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciò, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia più utilizzata dopo internet.  Per quanto riguarda invece la copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%”.

Scarica la Relazione 2020 del CNEL sui servizi pubblici

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