Al via la giornata di studio organizzata oggi a Villa Lubin
Al via i lavori della giornata di studio “Francesco e l’economia civile”, organizzata oggi a Villa Lubin dal CNEL insieme al Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
Ad aprire il convegno il presidente del CNEL Renato Brunetta, che ha indicato nei valori dell’economia civile di Antonio Genovesi uno dei pilastri dell’attuale Consiliatura.
- Cliccare qui per l’intervento del presidente Brunetta
A seguire sono intervenuti il presidente della Commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto, il rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA) Francesco Bonini e il poeta Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
LAVORO. RIZZETTO: FRATERNITÀ PER COSTRUIRE UNA SOCIETÀ COESA E SOLIDALE
“L’eredità di San Francesco d’Assisi continua a esercitare una forza culturale e civile straordinaria, richiamandoci a valori – ha affermato Walter Rizzetto – che restano imprescindibili per orientare con responsabilità le scelte del nostro tempo. La sua visione ha influenzato il modo in cui le comunità hanno imparato a organizzare la vita economica, a costruire relazioni sociali fondate sulla reciprocità, sul dialogo e sul sostegno ai più fragili. In questa prospettiva si colloca la proposta di legge di iniziativa del CNEL recante Disposizioni per la valorizzazione della fraternità umana nei luoghi di lavoro, posta all’esame della Commissione Lavoro della Camera e ora in procinto di essere approvata in via definitiva. È la prima esperienza al mondo in questo senso. Un provvedimento che intende riaffermare la centralità della persona nell’esperienza lavorativa. La proposta - ha sottolineato – definisce una piattaforma che guarda al futuro, partendo dall’assunto che la competitività delle imprese e la qualità dello sviluppo dipendono sempre più dalla capacità di creare ambienti di lavoro fondati sulla fiducia e la valorizzazione del capitale umano. La fraternità deve essere il criterio che orienta le politiche pubbliche per costruire una società coesa, solidale e più capace di affrontare i cambiamenti”.
BONINI: SAN FRANCESCO DA OTTOCENTO ANNI STIMOLA A FARE QUALCOSA DI NUOVO
“San Francesco da ottocento anni – ha dichiarato Francesco Bonini – è in grado di sorprendere tutti coloro con cui entra in relazione, non soltanto i credenti, i praticanti. E questo incontro porta all’azione, non si esaurisce nel momento del confronto, mette in movimento le energie degli interlocutori, in modo creativo. San Francesco da ottocento anni stimola a fare qualcosa di nuovo, qualcosa di inedito. È una grande fonte di ispirazione. Francesco – ha proseguito il rettore della LUMSA – si è posto il tema del governo pur non essendo un governante. E il tema centrale della nostra epoca è proprio il governo del presente e del futuro. In questo senso, l’economia civile va vista come scienza del buon governo, che tiene insieme società civile, istituzioni e politica. E la scienza del buon governo è una scienza volta al bene comune”.
RONDONI: LA POVERTÀ È QUESTIONE DI AMORE VERO, NON DI RICHIAMO MORALE
“La povertà richiamata da San Francesco – ha evidenziato Davide Rondoni – sorge e si autentica in un’esperienza affettiva. È una questione di amore vero, non di richiamo morale. Francesco predica la povertà ai suoi frati ma non esita ad avere un costosissimo calice. E non dice a suo padre di vender la bottega e di vivere sotto i portici. L’economia della restituzione senza un fondamento affettivo, senza il passo, il fuoco di un innamoramento, si riduce a variante di un richiamo morale tanto pedante quanto inefficace. La celebrazione dell’ottavo centenario – ha aggiunto Rondoni – è occasione di tante magnifiche cose. In Italia e in 50 paesi del mondo gente di ogni tipo e con iniziative di ogni genere, e il Comitato che presiedo coi suoi grandi progetti, stanno festeggiando e guardando a San Francesco. In luoghi istituzionali come il CNEL sia anche l’occasione, per le istituzioni, di fare mea culpa, e di osare, e di ritrovare le linfe di un amore non retorico, capace di slancio e sacrificio”.
I lavori sono proseguiti con la sessione della mattina: “La rivoluzione di Francesco e il suo tempo”.
Dopo l’introduzione di Luigino Bruni, che insegna Economia politica presso la LUMSA, sono intervenuti Stefano Zamagni (docente di Economia civile presso l’Università di Bologna), Salvatore Capasso (docente di Politica economica presso l’Università di Napoli e capo Dipartimento CNR Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale), Massimo Ciambotti (docente di Economia aziendale presso l’Università degli Studi di Urbino), Maria Giuseppina Muzzarelli (docente di Storia medioevale presso l’Università di Bologna).
BRUNI: QUANDO IL DENARO DIVENTA L’UNICA MOTIVAZIONE, IL LAVORO PERDE DIGNITÀ E LIBERTÀ
“Per i francescani – ha spiegato Luigino Bruni – la ricompensa non era la motivazione del lavoro. Anzi, stabilire un compenso per il lavoro prima che il lavoro venisse svolto poteva portare il frate a fare del denaro la ragione del suo lavoro. Abbiamo qui la prima radice della distinzione tra incentivo e premio: la ricompensa, non monetaria, poteva essere accettata solo se era un premio, non un incentivo. Il premio, infatti, è la ricompensa per un comportamento virtuoso che sarebbe stato effettuato anche senza il premio stesso. È un incontro di reciprocità e di libertà, che richiede in chi agisce una componente essenziale di gratuità. Gli antichi francescani – ha proseguito Bruni – nell’affermare che la ricompensa non deve essere la motivazione del lavoro ci dicono che quando il salario o il denaro diventano l’unica motivazione del lavoro, il lavoro perde dignità e libertà”.
ZAMAGNI: È MERITO DELLA CULTURA FRANCESCANA AVER SAPUTO DECLINARE IL PRINCIPIO DI FRATERNITÀ
“Si è imposta – ha detto Stefano Zamagni – un’idea di mercato antitetica a quella dell’economia civile di Antonio Genovesi, che è l’erede della tradizione di pensiero francescana. Un’idea che vede la sfera del mercato coincidente con quella dell’egoismo e che vede gli esseri umani come individui troppo opportunisti per pensare di prendere in qualche considerazione il bene comune. Ecco allora il compito oggi prioritario di un nuovo pensiero orientato a porre al centro del discorso pubblico il principio di fraternità. È merito della cultura francescana – ha aggiunto Zamagni – quello di aver saputo declinare, in termini sia istituzionali sia economici, il principio di fraternità, che si è conservato nel corso del tempo e che l’enciclica Fratelli Tutti ha rinverdito in modo inusitato. Né la visione liberal-individualista del mondo, in cui tutto è scambio, né la visione statocentrica della società, in cui tutto è doverosità, sono guide sicure per farci uscire dalle secche in cui sono oggi bloccate le nostre società. È alla luce di ciò che possiamo ragionevolmente attenderci una ripresa e un rilancio della linea di pensiero francescano”.
CAPASSO: LA FIGURA DI FRANCESCO È SORPRENDENTEMENTE ATTUALE
“Le grandi questioni che caratterizzano il nostro tempo – ha affermato Salvatore Capasso – non nascono dalla mancanza di soluzioni tecniche. La domanda decisiva non è se saremo in grado di fare determinate cose. La questione è stabilire se sia opportuno farle e secondo quali criteri. L’intelligenza artificiale costituisce un esempio particolarmente significativo. Il problema non consiste nella capacità di intervenire sulla realtà, ma nell’assenza di criteri condivisi per orientare tale intervento. Questa condizione rappresenta una sfida significativa anche per il pensiero economico contemporaneo. Per lungo tempo l’economia si è concentrata prevalentemente sull’analisi dei mezzi. Tuttavia, le trasformazioni attuali mostrano come la riflessione sui mezzi non possa essere completamente separata dalla riflessione sui fini. È proprio su questo terreno che la figura di Francesco torna sorprendentemente attuale. La sua esperienza richiama l’attenzione sulla centralità della persona, sul riconoscimento del limite, sulla responsabilità verso gli altri e sulla necessità di interrogarsi continuamente sul senso delle proprie azioni”.
CIAMBOTTI: UNA VISIONE CHE VEDE L’ATTIVITÀ AZIENDALE DEI MERCANTI INDIRIZZATA AL BENE COMUNE
“L’agire etico dell’impresa e nell’impresa – ha sottolineato Massimo Ciambotti – rappresenta un tema sempre attuale, molto dibattuto in Europa e nel mondo. Non tutti sanno che il frate francescano Luca Pacioli, conosciuto come il padre della contabilità in partita doppia, si distinse anche per l’originalità del suo pensiero nell’aver saputo individuare con chiarezza quali dovessero essere le doti che un bravo mercante doveva possedere, per una conduzione responsabile dell’azienda. Emerge in Pacioli una coscienza profonda del bene comune: l’attività aziendale propria dei mercanti giova al bene comune in quanto ha un’utilità sociale, crea valore, consente di disporre di un ‘giusto profitto’ che ne alimenta la prospettiva futura in termini di nuovi investimenti. Il mercante, come l’imprenditore dei nostri tempi, poggia la sua attività non solo sulle conoscenze tecniche e le attitudini, ma soprattutto su alcune virtù morali, che diventano il fondamento del suo operato e della fiducia che può guadagnarsi nelle relazioni con gli altri attori sociali”.
MUZZARELLI: DALLA STORIA DEI MONTI DI PIETÀ POSSIAMO TRARRE SPUNTI PER L’OGGI
“Dalla storia dei Monti di Pietà – ha sottolineato Maria Giuseppina Muzzarelli – possiamo trarre spunti per l’oggi. Nella seconda metà del Quattrocento di fronte ad una drammatica situazione di insufficienza da parte di un crescente numero di persone, i Minori Osservanti intervennero per ideare e sostenere una parziale soluzione. Lo fecero utilizzando la straordinaria capacità comunicativa di molti predicatori e sfidando la secolare riserva ad impegnarsi direttamente, da cristiani, nell’anticipazione del denaro. Oggi cosa mettere nella ‘cassetta degli attrezzi’ per affrontare analoghe emergenze: l’individuazione precisa dei ‘fratelli in stato di manifesta necessità’, la capacità di sfidare resistenze e difficoltà per soccorrerli, una formidabile capacità comunicativa per coinvolgere il maggior numero di persone nell’impresa. L’ideazione, la fondazione e il sostegno ai Monti di Pietà è un caso che illustra come, ripartendo da Francesco, sia stato possibile e sfidante affrontare la categoria dei ‘fratelli in difficoltà’ oggi costituita da quanti pur lavorando non arrivano alla quarta settimana del mese”.
Ha chiuso la sessione della mattina il presidente del CNEL, Renato Brunetta.
- Cliccare qui per il video-intervento
.png?sfvrsn=8865c34e_7)