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AL CNEL IL FORUM SULLA NUOVA STRATEGIA INDUSTRIALE EUROPEA
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AL CNEL IL FORUM SULLA NUOVA STRATEGIA INDUSTRIALE EUROPEA

L'epidemia ha spaventato e disorientato tutti, non solo per il pericolo di morte, ma anche per la crisi economica e la perdita di posti di lavoro, ha creato tanta incertezza e sfiducia, da posticipare scelte di investimento e di consumo, ed ha inoltre portato ad una maggiore frammentazione delle relazioni internazionali.

Il 4 febbraio 2021 un gruppo di economisti italiani (sia accademici che impegnati nell’amministrazione e in istituzioni economiche pubbliche, nelle banche e nelle organizzazioni delle forze sociali) si incontrerà nel “Forum sulla nuova strategia industriale europea”, in collegamento telematico, per discutere sulla strategia industriale e di sviluppo in Europa e in Italia: tema che è strettamente connesso con quello attuale in questi giorni della necessità di utilizzare in modo efficace i fondi del Recovery Plan nel nostro Paese.

“La scelta del CNEL come partner istituzionale non è casuale perché il CNEL rappresenta la “casa comune” delle forze sociali e delle organizzazioni della società civile e quindi, il luogo emblematico per far uscire una “voce” condivisa per favorire un eventuale successivo confronto con i policy maker. Il nostro gruppo di lavoro aveva, tra l’altro, organizzato un analogo incontro tra economisti europei e il Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles il 5 dicembre 2019”, scrivono i promotori del Forum nel documento preparatorio e aggiungono “Il nostro gruppo di economisti universitari e istituzionali vorrebbe richiamare l’attenzione su alcune questioni metodologiche che vanno affrontate nel rispetto delle autonomie dei diversi mondi (istituzioni pubbliche, forze sociali, mondo della produzione e del lavoro, terzo settore e mondo dell’educazione e della ricerca) nella valorizzazione delle competenze progettuali e tecnico-organizzative dell’intero sistema nazionale”.

Il Forum opererà come un “gruppo di esperti” e avrà una natura scientifica e tecnica e non istituzionale o politica. L'obiettivo a medio termine del Forum è quello di creare una comunicazione o una rete tra economisti accademici e non accademici, italiani e europei, che hanno precedentemente lavorato sul tema della "NUOVA STRATEGIA INDUSTRIALE EUROPEA" e sulle relative questioni di politica economica.

Questa piattaforma di discussione faciliterà l'interazione delle conoscenze, la cooperazione e la diffusione di esperienze e buone pratiche. In particolare, stimolerà sia la ricerca originale che nuove e più appropriate misure politiche non solo a livello nazionale, ma anche a scala europea nel quadro del piano NGEU e della politica di coesione dell'UE. L'obiettivo finale è portare le istituzioni nazionali e quelle europee ad adottare una “Nuova Strategia Industriale Europea” integrata con le attuali politiche macroeconomiche, monetarie e fiscali.

“È necessario definire una strategia economica di medio e lungo termine o una visione condivisa del futuro del Paese. L’obiettivo non è quello di ritornare alla situazione pre Covid-19 ma di cogliere l’occasione del Recovery Plan concordato a scala europea per avviare nei prossimi tre anni una trasformazione profonda del sistema produttivo e nuove specializzazioni delle imprese e nuovi lavori, che rispondano ai nuovi bisogni e alla domanda latente dei cittadini di “beni comuni o collettivi” e non solo “beni privati o individuali”, è scritto nel documento. 

“Questi beni collettivi mirano a creare migliore qualità della vita e buona occupazione soprattutto per le nuove generazioni emarginate nella crisi del Covid-19. Per la costruzione del futuro è necessario innanzitutto organizzare una visione condivisa; servono, poi, competenze e capacità per realizzarlo o, almeno, compiere i primi passi in quella direzione. Ci sono, ora con il Recovery Program, le risorse finanziarie straordinarie che rappresentano le condizioni necessarie per un cambiamento strutturale nella direzione della produzione green e della sostenibilità ma non sufficienti se non corroborate da capacità di programmare e di coinvolgere gli altri operatori economici e sociali complementari nel processo di trasformazione e per la realizzazione degli investimenti. 

In Europa bisogna partire dal rilancio della "domanda interna" e soprattutto dalla capacità di rispondere alla "domanda latente" di "beni comuni" o di servizi collettivi e dall'urgenza di rilanciare investimenti pubblici e privati. Questo dovrebbe portare a una maggiore integrazione commerciale e produttiva all'interno del “mercato unico” in alternativa a un modello “export-led” e rafforzare l'autonomia strategica dell'UE rispetto alle catene del valore globali, troppo lontane, lente e anche poco qualificate”.

“Gli strumenti chiave non sono solo l'innovazione tecnologica all'interno delle aziende e dei settori (cioè il "lato dell'offerta"), ma anche i cambiamenti nella struttura industriale dell'economia e le innovazioni sociali e istituzionali e gli incentivi fiscali e le normative che mirano a riorientare il modello della domanda finale richiesta da parte dei cittadini, stimolando così nuove produzioni innovative e sostenibili. In questa prospettiva, l’innovazione va intesa come un cambiamento strutturale accompagnato da processi di apprendimento interattivo, non solo tecnologico ma anche sociale, istituzionale e ambientale. Inoltre, la priorità di una nuova Strategia Industriale Europea non deve essere quella di fornire finanziamenti pubblici alle imprese private, come le politiche industriali passate, ma di rispondere ai bisogni dei cittadini, che a loro volta creano un'opportunità di sviluppo per il sistema produttivo. Il punto di partenza non sono quindi le debolezze delle singole aziende, ma il miglioramento della capacità complessiva del sistema produttivo di rispondere alla domanda “effettiva” o latente e ai bisogni dei consumatori e dei cittadini”.

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