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LAVORO, IL SALARIO MINIMO TRA I TEMI DEL NUOVO NOTIZIARIO CNEL
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LAVORO, IL SALARIO MINIMO TRA I TEMI DEL NUOVO NOTIZIARIO CNEL

A differenza di molti Paesi europei nei quali vige il salario minimo legale, l’ordinamento italiano è costruito intorno al principio costituzionale del diritto a una retribuzione che deve essere proporzionata a qualità e quantità del lavoro svolto, e sufficiente a garantire la soddisfazione dei bisogni del lavoratore e della sua famiglia”. 

E’ la tesi sostenuta nell'editoriale del nuovo numero del Notiziario sul Mercato del lavoro, la pubblicazione trimestrale curata dall'Ufficio di supporto agli Organi collegiali del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. 

Un numero ricco di contributi e di analisi sui temi di maggiore attualità, non solo normativa, del lavoro. Nel notiziario, diretto da Paolo Peluffo, Segretario Generale del Cnel, si parla di “Integrazione dei disoccupati di lunga durata”, dell’ipotesi di istituzione di un’Autorità per “Libera circolazione del lavoro in Europa”, del Piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro, della nuova legge regionale del Lazio sulla Gig economy, e della nuova direttiva europea in materia di work life balance. 

Due articoli approfondiscono il problema delle violazioni dei diritti dei lavoratori e delle linee guida per identificare il lavoro “nero”. Grande spazio, come sempre, alle principali novità normative ed istituzionali dell’ultimo periodo.

Sul salario minimo, nell'editoriale si legge che “In assenza di norme che escludano l’intervento del legislatore o sanciscano una riserva in favore della contrattazione collettiva, la funzione di regolazione dei minimi retributivi è stata svolta dalla contrattazione collettiva, che fissa per ogni contratto nazionale di categoria la retribuzione minima valida per ognuno dei livelli di inquadramento. Se un salario minimo fissato per via legislativa si applica indistintamente a tutti i lavoratori, anche la retribuzione stabilita dal CCNL - pur in assenza di strumenti di estensione erga omnes - ha di fatto coperto lavoratori appartenenti a organizzazioni non firmatarie di contratti collettivi, e ciò grazie a una diffusa interpretazione della giurisprudenza che ha parametrato la “retribuzione proporzionata e sufficiente” stabilita dall'art. 36 della Costituzione ai minimi definiti dai contratti collettivi”. 

Negli ultimi giorni il dibattito sul salario minimo è stato rilanciato a livello europeo dalla nuova presidente della Commissione europea Ursula Von der Layen. 

“Il sistema italiano - continua l’editoriale - è difficilmente confrontabile con altri, per la semplice ragione che l’archivio nazionale dei CCNL del CNEL censisce circa 800 contratti vigenti, dei quali più o meno un terzo firmati dalle organizzazioni considerate maggiormente rappresentative sulla base dei criteri in uso presso il Ministero del Lavoro e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Stime condotte sul campione limitato di contratti utilizzato dall'ISTAT per monitorare le dinamiche retributive mostrano una retribuzione media minima (la media dei minimi tabellari del livello di inquadramento più basso per i CCNL considerati) che, rapportata al salario mediano mensile del lavoratore dipendente, fornirebbe un indice fra i più alti d’Europa. Ciò deporrebbe a favore dell’efficacia del nostro sistema di relazioni industriali nell'assicurare i minimi retributivi e ridurre la dispersione salariale”.


Scarica il Notiziario sul Mercato del lavoro n. 32

 

 

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