La nota del presidente del CNEL
"Ottantuno anni fa entrava in vigore la Carta delle Nazioni Unite. Da allora gli Stati membri dell’ONU sono passati da 51 a 193. L’Organizzazione è diventata la sede in cui, anche nei momenti più duri, gli Stati hanno continuato a parlarsi. Con i caschi blu e l’assistenza umanitaria ha salvato milioni di vite. Con le sue agenzie ha costruito un patrimonio di regole comuni che nessun Paese avrebbe potuto darsi da solo. Del suo sistema fa parte anche l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), più antica delle stesse Nazioni Unite, che da oltre un secolo fa sedere allo stesso tavolo governi e parti sociali. Oggi quel patrimonio è sotto pressione. Al posto delle regole avanza un “bilateralismo muscolare”, in cui ogni dossier diventa una trattativa a due e prevale chi ha più forza da far valere. Lo pratica l’amministrazione Trump, con i dazi usati come leva politica e un Board of Peace costruito accanto al Consiglio di sicurezza. E nell’ultimo anno, dal Venezuela all’Iran, ha usato la forza militare fuori da qualsiasi mandato delle Nazioni Unite. Sulla stessa strada si muovono da tempo le autocrazie, che si dicono custodi del multilateralismo e intanto usano energia e materie prime come strumenti di pressione. La Russia è passata dal ricatto del gas alla guerra di aggressione contro l’Ucraina. Senza regole comuni resta soltanto la forza. Non è accettabile. Per questo multilateralismo e diritto internazionale vanno difesi e rimessi al centro dei rapporti tra gli Stati. Tocca all’Europa, che sulle regole condivise ha costruito la propria pace, guidare il rilancio delle Nazioni Unite". Così Renato Brunetta, presidente del CNEL, in occasione della Giornata delle Nazioni Unite.
Per l'occasione la facciata di Villa Lubin, sede del CNEL, si illumina di blu (cliccare qui per la notizia).
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