“Le ultime a entrare, le prime a uscire”. È questa la sintesi della condizione professionale delle donne nel mercato del lavoro che tuttora persiste in Italia come emerge dall’ultima edizione del Rapporto sul mercato del lavoro del CNEL e dai dati della consultazione sulla parità di genere cui hanno risposta oltre 28mila cittadini e cittadine.
Il tema dell’occupazione femminile sarà al centro della giornata di riflessione “Le Donne per il Lavoro, il Lavoro per le Donne” in programma lunedì 7 marzo 2022 dalle ore 9.30 alle 17.30. L’incontro affronterà 3 temi in altrettante sessioni: il PNRR in ottica di genere; il lavoro femminile e la formazione professionale; occupazione e occupabilità femminile.
All’incontro, che sarà introdotto dal presidente del CNEL, Tiziano Treu e coordinato dalla Vicepresidente Gianna Fracassi, sono previsti, tra gli altri, gli interventi della Ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti, della Ministra dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa e del presidente dell’INPS Pasquale Tridico.
La giornata è organizzata in 3 panel. Il primo panel, nella sessione della mattina, è su "Occupazione e occupabilità femminile" con la partecipazione, tra gli altri, delle consigliere CNEL, Annamaria Simonazzi e Cecilia Tomassini e del Presidente INPS Pasquale Tridico. Modera Flavia Fratello, giornalista de La7. Nella sessione del pomeriggio sono previsti due panel di discussione, uno sul "PNRR in ottica di genere" con la partecipazione di Chiara Goretti, Coordinatrice della segreteria tecnica del PNRR e l'altro sul "Lavoro femminile e la formazione universitaria" con la direttrice di Almalaurea Marina Timoteo e la consigliera CNEL, Silvia Ciucciovino. Modera Arianna Voto, giornalista Rai.
L’aumento dell’occupazione a settembre 2021, osservato per gli uomini e soprattutto per le donne, coinvolge in particolare i dipendenti a tempo determinato (ed è quindi una occupazione precaria e di breve respiro), le persone tra i 25-34 anni e gli ultra 50enni. Il tasso di occupazione in Italia sale quindi al 58,3% (+0,2 punti rispetto al 2020: Istat, 2021) ma la media dei Paesi OCSE aggiornata al giugno 2021 si attesta sul 67,4%, confermando quindi la distanza siderale che continua a caratterizzare – soprattutto rispetto alla componente femminile ed alle regioni meridionali – il contesto italiano.
“Last in – first out. Se si trasferisce questo concetto, che viene dalla logistica, al mercato del lavoro italiano e lo si legge in termini di opportunità di ingresso nell’occupazione e di rischio di uscirne prima di altri, è facile individuare quali segmenti dell’offerta di lavoro risultino più deboli: i giovani, le donne e gli stranieri presentano tutte le caratteristiche per essere confinati nell’alone che circonda il nucleo più stabile dell’occupazione, costituito da uomini delle classi centrali d’età, se non le più anziane, e di provenienza nazionale” è una delle evidenze emerse dall’analisi dei dati della consultazione pubblica del CNEL sulla parità di genere cui hanno risposto oltre 28mila cittadine e cittadini di cui più del 50% giovani, i cui risultati saranno presentati durante il convegno.
A fine 2020 il totale delle donne che “vorrebbero, ma non possono lavorare”, a causa di condizionamenti che non riescono a superare, sale a 1 milione e 803mila. Più consistente il flusso verso l’inattività senza condizioni: sono 272mila in più le donne che scelgono di non cercare lavoro e che rinunciano del tutto alla dimensione lavorativa. A fine 2020 lo stock di donne fuori dal mercato raggiunge i 14 milioni e 375mila persone, con un tasso di crescita dell’1,9%.
Già solo questi dati quantitativi rappresentano efficacemente la situazione di debolezza in cui versano le donne quando si tratta di decidere sul lavoro. In realtà la prospettiva generale è anche più complicata del mero conteggio di chi entra e di chi esce dall’occupazione, di chi transita spesso involontariamente dalla condizione di attività a quella dell’inattività. La parità di genere, nonostante la tutela costituzionale, resta ancora incompiuta, così come le diverse declinazioni che essa può assumere in termini di uguaglianza retributiva, merito, conciliazione con la vita familiare. Uno specchio del ritardo con cui in Italia si sia cominciato a ragionare seriamente sugli impatti negativi che discendono da una bassa partecipazione delle donne anche dato dall’insufficienza di infrastrutture sociali che potrebbero aiutare la permanenza delle donne nell’occupazione, come asili nido o strumenti di cura delle persone anziane o disabili.
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