L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Pensiero Solido
Il 13 dicembre si è svolto al CNEL il convegno "Tecnologia solidale 2023", organizzato dalla Fondazione Pensiero Solido, una realtà importante del Terzo Settore nata nel novembre 2022 per volontà di Antonio Palmieri.
"Non c’è da stupirsi – ha dichiarato in apertura il presidente del CNEL Renato Brunetta – se questo appuntamento ha luogo qui a Villa Lubin, nella casa dei corpi intermedi, nella casa dove il mondo del non-profit e del volontariato trova accoglienza e rappresentanza. I temi qui affrontati sono ambiti su cui il CNEL rivolge una grande attenzione: il digitale come strumento per migliorare la vita delle persone, carcere e lavoro, l’intreccio tra sostenibilità e impegno sociale, l’etica dell’intelligenza artificiale".
In particolare, il presidente Brunetta ha preso parte al primo dei tre panel del convegno, dedicato a "Insegnare i mestieri del digitale nelle carceri come strumento di riabilitazione", insieme – tra gli altri relatori – ad Andrea Ostellari, Sottosegretario del Ministero della Giustizia.
Il confronto ha avuto come suo fulcro la realizzazione operativa dell’accordo siglato lo scorso giugno tra CNEL e Ministero della Giustizia, per promuovere il lavoro e la formazione come strumenti di reinserimento sociale per le persone detenute.
"Il ruolo della formazione – ha aggiunto Brunetta – è cruciale. I detenuti che partecipano a percorsi formativi sono ancora troppo pochi e troppo spesso si tratta di percorsi tradizionali, mentre il digitale ha una forte apertura al futuro. L’ottica di rete è la chiave di volta. Il CNEL può garantire il coinvolgimento sistematico dei tanti soggetti sociali che innervano il tessuto del nostro paese, che lo tengono unito, coeso, solidale".
"Cnel al lavoro per invertire tendenza. Obiettivo recidiva zero"
"Nelle carceri italiane bisogna invertire la tendenza, cercando di non far perdere tutti, come accade oggi. Si può fare ma bisogna fare sistema. Abbiamo un potenziale enorme di offerta di servizi ma non abbiamo le strutture per fruire di questa offerta. Serve dunque ragionare in termini di rete, per fare formazione per i detenuti per tutti e 190 gli istituti e non solo per alcuni, per offrire lavoro. Il Cnel – ha proseguito - ha cominciato a chiedere a tutti gli attori, a mondi diversi come quello delle imprese, del volontariato, ai sindacati, cosa facessero per le carceri, per fare in modo che non ci sia nessuna chiusura rispetto alla domanda. Si può fare quasi tutto con la legislazione vigente, senza alibi. Dai dati sulla recidiva dei detenuti che hanno fatto formazione in carcere emerge che il risultato di tutto questo è la recidiva tendente a zero. E questo deve essere il nostro obiettivo: recidiva zero. Se ci riusciamo abbiamo fatto una cosa buona per il Paese. Noi teniamo in carcere 60mila persone. La nostra Costituzione parla della funzione riabilitativa della detenzione ma questo non avviene. Lo Stato investe risorse, non riabilita e il risultato è che, quando queste persone escono, cadono in grandissima percentuale negli stessi errori del passato, se non in errori più pesanti. È la recidiva. Il bilancio tra costi pubblici della detenzione e benefici è drammaticamente svantaggioso. Si potrebbe dire che è un grande investimento per la criminalità”. Ha così concluso il presidente del Cnel.
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