Brunetta: fenomeno non riguarda il futuro ma il presente
Si è svolto oggi presso la Plenaria Marco Biagi del CNEL il convegno “Il cambiamento demografico nella realtà italiana: prospettive, cause e conseguenze”, promosso da INAPP (Istituto Nazionale per le Analisi delle Politiche Pubbliche). Durante il convegno è stato presentato il numero monografico 1/2025 della rivista scientifica di INAPP SINAPPSI, curato dal professor Gian Carlo Blangiardo, già presidente dell’ISTAT.
Il convegno è stato aperto dal presidente del CNEL Renato Brunetta e dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone. Hanno partecipato, inoltre, Natale Forlani, presidente dell’INAPP, Gian Carlo Blangiardo, professore emerito dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e editor del numero. Sono intervenuti anche esperti e autori dei contributi pubblicati nella rivista, tra cui Francesco Billari, Magnifico Rettore dell’Università Bocconi, Alfonso Giordano dell’Università LUISS Guido Carli, Alessandro Rosina, consigliere del CNEL e professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Cristiano Gori dell’Università di Trento e Corrado Bonifazi del CNR-IRPPS. Infine hanno preso parte al convegno Elena Bonetti, Presidente Commissione sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica, Camera dei Deputati, Marco Fioravanti, Presidente Consiglio Nazionale ANCI e Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità.
“Il gelo demografico non è un fenomeno stagionale ma strutturale, con ricadute molto pesanti. In demografia quando si manifesta un cambiamento c’è alle spalle un metabolismo di decenni. Per affrontare questi fenomeni - ha affermato il presidente del CNEL Renato Brunetta - occorrono risposte drastiche e immediate. È come quando in mare si vuole cambiare rotta a un transatlantico. La massa è tale che i piccoli aggiustamenti sono inutili. Servono tempi lunghi. Possiamo essere orgogliosi del nostro Paese per quanto è attrezzato sul piano dell’analisi e della ricerca in questa materia. Ma dobbiamo anche essere consapevoli che non c’è tempo da perdere, non possiamo inseguire il cambiamento demografico. Il problema che abbiamo di fronte non riguarda il futuro ma il presente”.
NO INTERVENTI PARZIALI, SERVONO AZIONI DI SISTEMA
“Per affrontare i cambiamenti demografici - ha proseguito - gli interventi parziali non bastano. Servono azioni di sistema. Riprendiamo il concetto del ‘ciclo di vita’. Valorizziamo il modello di Beveridge ‘dalla culla alla bara’. Serve un approccio olistico, a 360 gradi. È l’approccio del patto intergenerazionale. Su questo c’è anche il pieno consenso delle parti sociali”.
“La crisi demografica determina una perdita continua non solo di forza lavoro ma anche di competenze. Una perdita silenziosa, che colpisce il capitale umano. E se si perde capitale umano si perde in competitività. La crisi demografica si riflette sulla demografia delle imprese. Un Paese come il nostro, noto per avere tassi di natalità delle imprese molto alti e tassi di mortalità molto bassi, si ritrova ora in una situazione diametralmente opposta. Perché, se non ci sono giovani non ci sono neanche nuove imprese”. Così ha concluso il presidente del CNEL.
CALDERONE: SERVE NUOVO PATTO PER LAVORO, PER METTERE INSIEME INCLUSIONE ATTIVA E WELFARE RESPONSABILE
"Abbiamo compiuto un lungo percorso insieme al CNEL e all'INAPP sui temi legati alla demografia e alle relative trasformazioni del mercato del lavoro. È fondamentale partire dal presupposto che il calo demografico richiede un ragionamento di ampio respiro. L'orizzonte temporale non può essere di breve periodo. Occorre considerare che l’aumento dell’aspettativa di vita ha conseguenze sul mercato del lavoro. Entro il 2035 si prevede una riduzione di 3,2 milioni di lavoratori. È vero, le misure congiunturali hanno impatti limitati. È essenziale affrontare le transizioni del nostro tempo con risposte sistemiche. Va anche risolto il problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, coinvolgendo le Regioni e investendo nella formazione continua. Per questo è fondamentale coinvolgere le parti sociali, protagoniste sui territori. In definitiva, serve un nuovo patto per il lavoro, con una riforma organica che metta insieme l’inclusione attiva e un welfare responsabile”, ha sottolineato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.
FORLANI: È NECESSARIO COSTRUIRE UN’ECONOMIA DELLA LONGEVITÀ
“L’invecchiamento della popolazione - ha spiegato Natale Forlani, presidente dell’INAPP - comporta conseguenze plurime, di carattere economico e sociale. Le più evidenti sono quelle relative alla sostenibilità del mercato del lavoro e alle prestazioni del welfare. La riduzione delle nuove nascite nel corso degli ultimi anni si è progressivamente trasferita sulla forza lavoro. La quota dei lavoratori ultraquarantenni è ormai prossima al 60% e quella degli over 50 ha superato da circa tre anni la coorte dei lavoratori tra i 35 e i 49 anni. In più, da qui al 2040, avremo una perdita di circa 4 milioni di persone in età di lavoro. Le politiche che abbiamo andavano bene negli anni ’90. Ma oggi non sono in grado di essere efficaci. È più che mai necessario costruire un’economia della longevità, sulla base delle generazioni che convivono nel mercato del lavoro e che si devono far carico di un’ampia popolazione non attiva. Le politiche, in particolare, dovrebbero concentrarsi su quattro ambiti: tasso di occupazione, tecnologie e competenze, welfare e governance”.
ROSINA: LE POLITICHE DI AGE MANAGEMENT SONO LA CHIAVE DI CRESCITA DEL NOSTRO PAESE
“L’unica via percorribile per riequilibrare e rafforzare la crescita del nostro Paese è una combinazione strategica di azioni: stabilizzare il numero di occupati nelle fasce d'età centrali, aumentare l'occupazione femminile e far crescere quella degli under 35 attraverso una transizione scuola-lavoro più efficace. Tutto questo deve essere integrato da politiche di ‘age management’ che valorizzino ogni fase di una carriera lavorativa sempre più lunga. Senza interventi incisivi in queste aree, il rischio è di trovarci di fronte a un'accentuazione degli squilibri demografici, con una popolazione in età lavorativa complessivamente in calo. Tale diminuzione verrebbe solo parzialmente compensata dall'allungamento dell'età lavorativa, portando a una forza lavoro drasticamente sbilanciata verso uomini di età matura, appartenenti a generazioni demograficamente ancora consistenti". Ha affermato il consigliere del CNEL Alessandro Rosina.
BONETTI: SERVE STRATEGIA SISTEMICA E VISIONE PROSPETTICA
“Affrontare in modo sistematico la transizione demografica significa considerare le diverse scale temporali su cui operano economia, politica e demografia. È necessario un cambio di passo e una visione prospettica. Le misure di breve periodo devono essere accompagnate da una strategia sistemica. Serve un sistema previdenziale e pensionistico che non si basi esclusivamente su regole statiche, ma che tenga conto delle evoluzioni sociali ed economiche. La formazione e l’istruzione devono diventare più personalizzate, per rispondere alle reali esigenze dei cittadini. L'immigrazione se da un lato non rappresenta la soluzione al declino demografico è comunque necessaria e deve essere qualificata. Va rivisto il paradigma del welfare. È necessario ripensare i modelli di sostegno e costruire nuove forme di solidarietà, per affrontare le sfide sociali ed economiche del nostro tempo". Così Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto.
ROCCELLA. CREARE COLLABORAZIONE TRA ISTITUZIONI E COINVOLGERE CORPI INTERMEDI
"Sono grata - ha sostenuto Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità - a tutti coloro che si occupano di demografia, una scienza che guarda al futuro ma soprattutto al presente. Denatalità e spopolamento sono le facce di una stessa medaglia e comportano sia una diminuzione della popolazione che una sua diversa distribuzione. La decrescita demografica non è solo un problema italiano ma europeo, che si è accelerato negli ultimi anni e che riguarda soprattutto i Paesi più sviluppati. Le politiche che funzionavano anni fa ora non sono più adeguate. Per questo c'è bisogno di un rinnovato impegno e di nuove soluzioni, da assumere a livello europeo. Il lavoro è centrale per affrontare la crisi demografica. E poi lo sviluppo delle life-long competences, il welfare aziendale, il sostegno alle famiglie. Creando una collaborazione proficua tra i vari livelli istituzionali e favorendo il coinvolgimento dei corpi intermedi".
BLANGIARDO: NON È PIÙ TEMPO DI DIAGNOSI, AGIRE SU INVERNO DEMOGRAFICO
“Sulla base delle previsioni Istat più aggiornate e verosimili, il patrimonio demografico dei residenti in Italia, valutato agli attuali livelli di sopravvivenza (2024), risulterebbe sceso al 1° gennaio 2055 a un miliardo e 877 milioni di anni-vita (-18%). Questo significa 409 milioni di futuro complessivamente persi e una sua riduzione a livello pro-capite di quasi quattro anni (da 38,8 a 35,2). Il tutto mentre il rapporto tra gli anni da spendere come pensionati per ogni 100 da lavoratori verrebbe ad accrescersi di cinque punti percentuali (salendo all’87 per 100), sempre più orientato a raggiungere la parità. Siamo dunque un popolo inevitabilmente destinato ad erodere il proprio futuro? Il sorpasso delle nascite sulle morti, avviato negli anni ’90 ed ormai strutturale, si manifesta con ordini di grandezza difficili da compensare pienamente attraverso apporti migratori netti ‘governabili’, e fa da sfondo a un dibattito che, prescindendo delle immancabili recriminazioni sul perché per decenni non si è fatto nulla, cerca faticosamente di introdurre un approccio costruttivo: cosa si potrebbe fare; chi dovrebbe agire, e in che modo. Anche perché non è il più tempo delle diagnosi. Dopo decenni di latitanza di fronte all’inarrestabile avanzare di quello che è di moda chiamare ‘inverno demografico’ è tempo di agire e di farlo con la piena consapevolezza che deriva da una conoscenza oggettiva degli scenari e delle problematiche che vanno emergendo”. Lo ha scritto Gian Carlo Blangiardo, professore emerito all’Università Milano Bicocca, nel numero monografico 1/2025 della rivista scientifica di INAPP SINAPPSI, presentato oggi a Villa Lubin.
- Cliccare qui per l'intervento integrale del presidente del CNEL Renato Brunetta
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