RECIDIVA ZERO, I LAVORI DELLA MATTINA

17 giugno 2025

Sono intervenuti il presidente Brunetta e i ministri Nordio e Calderone

I lavori di “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, giornata di lavoro organizzata dal CNEL in collaborazione con il Ministero della Giustizia, si sono aperti con l’intervento del ministro Carlo Nordio.

 

NORDIO: CON RECIDIVA ZERO SI ACCOMPAGNA IL DETENUTO VERSO UN PERCORSO DI REINSERIMENTO


"Con il progetto Recidiva Zero – ha dichiarato il ministro – si vuole garantire a chi esce dalla detenzione la possibilità di mettere a frutto quanto appreso durante la permanenza in istituto, contribuendo al contempo a sostenere le aziende italiane in cerca di manodopera. L’evento di oggi rappresenta quindi un’occasione per coniugare il diritto alla rieducazione sancito da Costituzione con l’utilità del riconvertire l’espiazione della pena. La giornata si inserisce in un progetto più ampio, volto a portare nelle carceri un filo di speranza, se non proprio l’ottimismo. L'aspetto cruciale consiste nella connessione tra ciò che avviene all'interno delle strutture detentive e il successivo reinserimento nella società. La situazione delle carceri è ben nota, ma esistono anche delle vere eccellenze, poco conosciute. È di grande importanza anche sul front dell’edilizia carceraria, che presenta forti disomogeneità. In alcune strutture è praticamente impossibile svolgere attività lavorative o sportive. Anche qui abbiamo delle eccellenze ma al tempo stesso situazioni di forte degrado. La prospettiva della libertà, per molti detenuti, è fonte di preoccupazione, perché non sanno in che modo verranno accolti dalla società. Il progetto Recidiva Zero mira proprio a correggere l'ultimo segmento del processo di riabilitazione. Per questo possiamo dire che oggi è una giornata storica”.


Per l'intervento del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, cliccare qui.

 

Ha poi preso la parola il presidente del CNEL Renato Brunetta. 


  • Per il suo intervento, vedi qui
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CALDERONE: DARE UNA POSSIBILITÀ CONCRETA A CHI STA SCONTANDO UNA PENA È UN ATTO DI GIUSTIZIA SOCIALE

“Oggi, parlando di Recidiva Zero, assumiamo un impegno importante. La recidiva – ha affermato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone – rappresenta una condizione in cui la società respinge alcune persone, lasciandole senza prospettive. Per questo è fondamentale porre l’accento sul tema del lavoro, come sancito dall'articolo 1 della Costituzione: il diritto a un lavoro regolare, che rispetti la contrattazione collettiva, deve essere garantito anche all’interno delle carceri. Dare una possibilità concreta a chi sta scontando una pena è un atto di giustizia sociale, che si realizza offrendo una prospettiva seria attraverso il lavoro. La società tende ad attribuire agli ex detenuti uno stigma difficile da superare, e il riscatto avviene proprio attraverso l’inserimento lavorativo. È necessario che ciascuno di noi faccia la propria parte. Dobbiamo dare a tutti un’opportunità. In questo contesto, aprire la piattaforma SIISL all'incrocio tra domanda e offerta di lavoro rappresenta la strada giusta. SIISL è nato proprio per questo: favorire la formazione e garantire un inserimento lavorativo dignitoso. Il suo obiettivo principale è il reinserimento professionale di chi si trova in una condizione di emarginazione sociale o di fragilità”.

Per l'intervento integrale del Ministro Marina Calderone, cliccare qui.

 

OSTELLARI: IL 98% DEI DETENUTI CHE ACQUISISCE COMPETENZE SU LAVORO NON COMMETTE PIÙ REATI

“Recidiva Zero è un progetto innovativo – ha sottolineato il sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Ostellari – che rappresenta una visione coraggiosa sul tema della riabilitazione dei detenuti. Oggi abbiamo affrontato un tema cruciale: la dignità delle persone. In questa giornata è importante ricordare la storia di Enzo Tortora, arrestato nel 1983. Rievocarla significa ricostruire una dignità. Uno Stato che riconosce i propri errori è più giusto e coraggioso. È fondamentale, inoltre, non dimenticare mai il sacrificio di chi ha perso la vita, di chi è rimasto ferito o ha subito aggressioni nelle carceri. Non possiamo ignorare il drammatico tema dei suicidi tra i detenuti. Dobbiamo riconoscere anche la storia e il valore di chi, ogni giorno, difende le nostre libertà. Serve una nuova visione sulla rieducazione dei condannati. Recidiva Zero è dunue un progetto che abbiamo sostenuto perché il lavoro rappresenta un atto coraggioso, capace di restituire dignità e libertà a chi sta scontando una pena. I dati dimostrano quanto sia fondamentale imparare un mestiere per evitare la recidiva: il 98% di chi acquisisce competenze professionali non commette più reati. Lavorando insieme su questo obiettivo, possiamo migliorare la società del futuro”.

Per il video dell'intervento integrale del Sottosegretario di Stato al ministero della Giustizia Andrea Ostellari, cliccare qui

 

DE MICHELE: IMPEGNO DEL DAP PER AUMENTARE OPPORTUNITÀ OCCUPAZIONALI


“Il progetto Recidiva Zero – ha affermato Stefano Carmine De Michele, Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) – deve avere la massima diffusione. L’assenza di recidiva è un obiettivo complesso, ma pienamente in linea con il dettame costituzionale. Tra tutti gli strumenti di rieducazione, il più efficace è il lavoro. Un mezzo fondamentale per ridurre la recidiva, poiché favorisce il reinserimento nella società. Chi lavora partecipa attivamente alla comunità e si prepara concretamente al proprio futuro. Lo sforzo del DAP è volto a incrementare le opportunità occupazionali, puntando in particolare sull’ampliamento delle assunzioni da parte di soggetti terzi. Nel 2025 sono pervenute circa 730 richieste da parte di imprese e cooperative, segnando un incremento dell’11% nell’impiego di detenuti. Questo impegno si concretizza anche a livello periferico grazie alla collaborazione tra enti locali, provveditorati e direttori degli istituti penitenziari. Tuttavia, resta il problema della carenza di spazi nelle strutture carcerarie, un nodo da affrontare per garantire una maggiore efficacia del progetto”.

 

TURRINI VITA: IL LAVORO DEVE TORNARE AD ESSERE CENTRALE NEL PERCORSO DI REINSERIMENTO DEI DETENUTI


"Il convegno odierno – ha dichiarato Riccardo Turrini Vita, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale – è in memoria di Maurizio D’Ettore, grandissimo professionista e uomo delle istituzioni, è un’occasione per rinnovare un impegno concreto verso una giustizia più umana e riabilitativa. Il suo ricordo ci accompagna nel riaffermare un principio fondamentale: è il lavoro che deve tornare ad essere centrale nel percorso di reinserimento dei detenuti. Il lavoro rappresenta la leva più efficace per restituire dignità e prospettiva a chi ha scontato una pena. La recidiva si combatte con opportunità concrete e il sistema penitenziario deve aprirsi sempre più alla collaborazione con imprese, cooperative ed enti locali per creare percorsi occupazionali stabili”.

 

SANGERMANO: RIABILITAZIONE COME DIRITTO E COME SPERANZA


“Nella giustizia minorile – ha detto Antonio Sangermano, Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile – è fondamentale investire sull’educazione civica. L’approccio rieducativo, in questo ambito, possiede una sua irriducibile specificità: il minore è un essere in cammino, in continua trasformazione. Il diritto penale rappresenta il diritto del dolore e della sofferenza: ogni reato provoca una ferita, un vulnus, sia alla società sia alla vittima. Ma non possiamo dimenticare che, accanto ai diritti, devono esistere anche i doveri. Nelle nuove generazioni si percepisce un forte desiderio di affermazione dei diritti, ma questo sentimento deve essere accompagnato da un’adeguata educazione alla responsabilità. L’essere umano, soprattutto il minore, non può mai essere definito solo dalla colpa che ha commesso. L’articolo 27 della Costituzione introduce una visione profondamente umana e, in parte, cristiana: quella della riabilitazione come diritto e come speranza. A questi ragazzi dobbiamo offrire non soltanto accoglienza, ma anche formazione ed educazione. Il lavoro, per loro, rappresenta un tirocinio concreto e una vera scuola di vita. Sono proprio i percorsi di inclusione lavorativa ed educativa a costituire un ponte tra il carcere e la società”.