RECIDIVA ZERO, LA PRIMA SESSIONE

17 giugno 2025

L’Accordo CNEL - Ministero della Giustizia a due anni dalla sottoscrizione

La prima sessione di lavoro di “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, coordinata dal Segretario generale del CNEL Massimiliano Monnanni, ha riguardato il tema “L’Accordo CNEL - Ministero della Giustizia a due anni dalla sottoscrizione: azioni di sistema del progetto Recidiva Zero, applicazione e sviluppo della Legge Smuraglia, modifiche in tema di lavoro per detenuti nel Decreto-legge “Sicurezza” 11 aprile 2025, n. 48”.

 

SOTTANI: IL LAVORO È LA CHIAVE PER LA "RECIDIVA ZERO"

“Il progetto "Recidiva Zero” evidenzia il lavoro come strumento chiave per il reinserimento sociale e la riduzione della recidiva carceraria. Se la recidiva generale è del 70%, scende drasticamente al 2% per i detenuti che lavorano. Cruciale è garantire lavoro dignitoso e continuativo anche post-detenzione, superando il sovraffollamento e la scarsità di opportunità. La legge Smuraglia, che offre sgravi fiscali per l'assunzione di detenuti, è fondamentale ma ostacolata da diffidenza e posti limitati”. Lo ha affermato Sergio Sottani, procuratore generale della Repubblica di Perugia.

 

GIORDANO: SGRAVI LEGGE SMURAGLIA, gli enti coinvolti sono in crescita ma poca continuità

“Abbiamo analizzato le attività che beneficiano degli sgravi fiscali della legge Smuraglia, puntando a valorizzare il contributo del settore privato a Recidiva Zero. Sebbene gli enti coinvolti siano cresciuti del 40% tra il 2023 e il 2025, i primi risultati evidenziano una scarsa continuità, con meno del 25% che ha usufruito degli sgravi per tutti e tre gli anni. Ciò solleva un allarme sulla precarietà dei percorsi di inclusione lavorativa e sulla necessità di politiche mirate per la sostenibilità economica, sociale e istituzionale delle attività”. Così Filippo Giordano, docente di Economia aziendale presso l’Università Lumsa di Roma e componente del Segretariato permanente per l’inclusione sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale del CNEL.

 

MINUNZIO: PASSARE DALLE BUONE PRATICHE ALLE AZIONI DI SISTEMA

“Questo primo anno di attività del Segretariato Permanente ci ha dato chiare indicazioni circa la necessità di passare dalle buone pratiche alle azioni di sistema. La reintegrazione sociale delle persone private della libertà personale è un processo complesso che può essere perseguito solo se accompagnato da tutta la società civile”. Lo ha dichiarato Emilio Minunzio, consigliere del CNEL e presidente del Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale, istituito presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

 

NAPOLILLO: IL LAVORO PENITENZIARIO DEVE PRIMA DI TUTTO RESTITUIRE DIGNITÀ AL DETENUTO

“Il modello tradizionale del sistema penitenziario – ha dichiarato Ernesto Napolillo, Direttore Generale dei detenuti e del trattamento, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Ministero della Giustizia – concepisce il lavoro come strumento per ‘addomesticare l’anima’, un mezzo per riflettere sul proprio passato e guardare al futuro. È la logica su cui si fonda il sistema penitenziario attuale. Tuttavia, è necessario ripensare questo approccio, poiché sappiamo che solo il 34% dei detenuti svolge un’attività lavorativa e, di questi, l’85% è impegnato alla dipendenza dell’amministrazione penitenziaria, quindi nel settore pubblico. Il coinvolgimento del settore privato è estremamente ridotto. Lo scenario diventa ancora più critico se si guarda al circuito dell’alta sicurezza, dove tutti i detenuti lavorano solo all’interno del carcere. Per puntare concretamente all’obiettivo della recidiva zero, è fondamentale cambiare prospettiva e spostare l’attenzione sull’articolo 2 della Costituzione, che pone al centro la persona. Il lavoro penitenziario non può limitarsi all’insegnamento di un mestiere, deve prima di tutto restituire dignità al detenuto. Un’attività lavorativa in ambito penitenziario ha un reale valore socializzante solo se è volontaria, qualificante e formativa. Per raggiungere questo obiettivo è essenziale aprire l’accesso dei detenuti al lavoro nel settore privato. È una sfida, quindi, che non riguarda soltanto il sistema carcerario, ma chiama in causa anche il tessuto imprenditoriale e civile del Paese”.

 

PETRUZZO: RIDURRE LA RECIDIVA ATTRAVERSO OPPORTUNITÀ CONCRETE DI IMPIEGO

“Il progetto Recidiva Zero è un'iniziativa volta al reinserimento sociale e lavorativo di detenuti e internati. L’iniziativa enfatizza l'importanza dello studio, della formazione e del lavoro sia all'interno che all'esterno delle strutture carcerarie. Un aspetto importante è la necessità di approfondire nel dettaglio la Legge Smuraglia, che prevede incentivi fiscali per le aziende che assumono persone private della libertà personale, fornendo guide dettagliate sul credito d'imposta e sulla riduzione della contribuzione per tali assunzioni. L'obiettivo è favorire l'inclusione sociale e ridurre la recidiva attraverso opportunità concrete di impiego”. Lo ha dichiarato Mario Petruzzo, Direttore Ufficio VI, Direzione generale dei detenuti e del trattamento, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Ministero della Giustizia.


FINITI: MAGISTRATURA DI SORVEGLIANZA SVOLGE RUOLO CRUCIALE SU REINSERIMENTO DETENUTI

"Investire sul detenuto significa adottare un’ottica di riabilitazione sociale. La condanna non riguarda solo il singolo individuo, ma colpisce anche il suo nucleo familiare. È fondamentale costruire un ponte tra gli istituti di pena e il mondo esterno, affinché il reinserimento possa avvenire in modo efficace. La Magistratura di sorveglianza svolge un ruolo cruciale in questo processo. Credo fermamente che sia necessario offrire una nuova possibilità a chi ha sbagliato. Ce lo impone l’articolo 27 della Costituzione, che sancisce la funzione rieducativa della pena, e l’articolo 3 della CEDU, che garantisce il diritto alla dignità e alla riabilitazione". Così Marina Finiti, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma.

 

Irma Conti, componente del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha fatto trasmettere in sala un video in memoria del prof. Felice Maurizio D'Ettore, già presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.