Ruolo delle Parti sociali e degli operatori penitenziari
La quarta sessione di lavoro di “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, coordinata da Rita Russo, Direttore generale della Formazione del Ministero della Giustizia e direttore della Scuola Superiore dell'Esecuzione Penale “P. Mattarella”, è stata dedicata a “Ruolo delle Parti sociali e degli operatori penitenziari per l’inclusione sociale e lavorativa dei soggetti in esecuzione penale”.
BIONDO: CONTRATTAZIONE COLLETTIVA ASSICURA DIRITTI E DIGNITÀ A DETENUTI
"Il Sindacato confederale conferma il proprio impegno per un sistema penitenziario più inclusivo. Un anno fa abbiamo avviato un percorso di programmazione all’interno del Segretariato permanente del CNEL, lavorando su un disegno di legge del Consiglio dedicato proprio al reinserimento sociale delle persone detenute. Il progetto Recidiva Zero punta a coniugare l’aspetto umano della pena con la responsabilità pubblica. La pena deve avere una funzione di recupero e risultare utile alla società, restituendo individui capaci di reinserirsi e contribuire positivamente dopo aver scontato la loro condanna. Il lavoro contrattualizzato rappresenta una leva fondamentale per il recupero della persona detenuta. È essenziale garantire che il lavoro svolto all’interno delle carceri sia regolato, applicando i contratti collettivi nazionali, assicurando diritti e dignità ai detenuti lavoratori. Si tratta di un punto su cui il CNEL richiama l’attenzione anche all’esterno. Una buona pratica, se strutturata correttamente, può diventare un modello istituzionale replicabile su scala nazionale, contribuendo a rendere il sistema penitenziario più equo ed efficace". Così Santo Biondo, segretario confederale UIL, stato sociale, politiche economiche e fiscali, Mezzogiorno, immigrazione.
MARCHESINI: SERVE UN APPROCCIO DI RETE
“Restituire dignità attraverso il lavoro non è solo un gesto di civiltà, ma un investimento responsabile nel futuro del Paese, perché la responsabilità sociale è parte integrante del fare impresa. Le aziende del sistema Confindustria, con numerose progettualità già attive sui territori, da tempo dimostrano una sensibilità al tema del reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute. Il lavoro è uno strumento eccezionale di riscatto personale e reintegrazione sociale, ma serve un approccio di rete, capace di coinvolgere in modo stabile e strutturato tutti gli attori territoriali che possono dare un contributo fattivo e responsabile. Proprio in questa logica di cooperazione nasce il Protocollo d'intesa tra Confindustria e CNEL. L'auspicio è che la sinergia tra tutti gli attori coinvolti possa rafforzarsi e diventare un modello operativo stabile, efficace e replicabile''. Così Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria per il lavoro e le Relazioni industriali.
DI BENEDETTO: SERVE NUOVA NARRAZIONE SU REINSERIMENTO DETENUTI
"La Fondazione Severino si occupa di accompagnare le persone nel percorso di riabilitazione, offrendo loro strumenti concreti per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti. Oggi ci troviamo in una fase storica cruciale, in cui si possono cogliere opportunità significative per migliorare il sistema di reintegrazione. Il progetto Recidiva Zero ha il potenziale per generare un impatto concreto, ma per raggiungere risultati tangibili è fondamentale lavorare sulla narrazione, valorizzando l’utilità del reinserimento sia dal punto di vista sociale che occupazionale. Investire in questo ambito significa non solo restituire dignità a chi ha affrontato un percorso di pena, ma anche rafforzare la coesione sociale, favorendo un sistema in cui la riabilitazione diventa un'opportunità reale per tutti". Così Eleonora Di Benedetto della Fondazione Severino.
CASARIN: SOSTEGNO COSTANTE AL DETENUTO NEL RECUPERO DEL PROPRIO RUOLO NELLA SOCIETÀ
"La cooperazione sociale ha giocato un ruolo fondamentale nel progetto Recidiva Zero, adottando un approccio multidisciplinare che si è rivelato vincente e ha garantito la continuità della collaborazione con gli istituti penitenziari. Questo approccio integra formazione e riabilitazione, due elementi chiave per favorire il reinserimento. La riabilitazione, in particolare, non si limita a un percorso teorico, ma rappresenta un motore concreto che stimola e sostiene la costruzione di nuovi percorsi di vita. Tuttavia, il reinserimento non segue mai un percorso lineare. Ogni persona attraversa fasi complesse che influenzano autostima e competenze, determinanti per acquisire la capacità di vivere in autonomia. Per questo motivo è necessario un sostegno costante che accompagni il detenuto nel recupero del proprio ruolo nella società". Lo ha sottolineato Giulia Casarin, vicepresidente nazionale Legacoopsociali.
GRANATA: DA COOPERATIVE SOCIALI PIÙ DI 11.500 PERSONE IMPIEGATE
“La seconda edizione di Recidiva Zero del CNEL e Ministero della Giustizia vede Confcooperative Federsolidarietà protagonista. Con 189 cooperative sociali attive nella giustizia, il settore genera oltre 430 milioni di euro di fatturato e impiega più di 11.500 persone. Le cooperative sociali di tipo B, in particolare, si confermano motore dell'inserimento lavorativo, impiegando oltre un terzo dei detenuti beneficiari della legge Smuraglia, dimostrando l'efficacia del loro modello nell'inclusione e rieducazione”. Lo ha affermato Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà.
FARINA: ‘MODELLO VENEZIA’ VEDE LAVORO E FORMAZIONE COME PILASTRI DEL REINSERIMENTO
“Il ‘modello Venezia’ è un approccio penitenziario innovativo che vede lavoro e formazione come pilastri del reinserimento, in linea con l'Art. 20 della Legge sull'ordinamento penitenziario. La Casa Circondariale integra laboratori professionalizzanti, tirocini e collaborazioni culturali e sociali. Iniziatore anche di azioni per il benessere del personale penitenziario, come la riqualificazione della caserma e l'accesso a fitti calmierati, Venezia si pone come un attore territoriale strategico nella lotta alla recidiva”. Così Enrico Farina, direttore della Casa circondariale di Santa Maria Maggiore (Venezia).
FAGGIOLI: PROMUOVERE LA CULTURA DEL LAVORO SOSTENIBILE
“La missione della Fondazione AIDP è promuovere la cultura del lavoro sostenibile. Il benessere delle persone è un tema centrale, in quanto significa offrire alle persone la possibilità di esprimersi. La finalità principale della Fondazione è dare senso al lavoro e fare pace con il lavoro; creare con esso un rapporto positivo, coinvolgendo in particolare le persone escluse, oggi ancora più necessarie. Reinserirle nel mondo del lavoro significa infatti essere in grado di far fronte a diverse richieste. La Fondazione ha firmato un protocollo di intesa con il CNEL, che prevede diversi ambiti di intervento ma che si concentra in particolare su quello della Recidiva Zero. Come Fondazione, ci stiamo quindi impegnando molto per rappresentare il mondo delle imprese. Imprese che possono recepire le istanze delle persone dando loro una dignità. AIDP è presente in tutta Italia con 16 gruppi regionali, ognuno dei quali lavora attivamente per raggiungere gli obiettivi dell’associazione, tra cui proprio Recidiva Zero”. Così Isabella Covili Faggioli, Presidente Fondazione AIDP.
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