Le misure per l’inclusione socio lavorativa dei soggetti in esecuzione penale
La seconda sessione di lavoro di “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, coordinata dal Segretario generale del CNEL Massimiliano Monnanni, ha riguardato il tema “Il Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 e inclusione socio lavorativa dei soggetti in esecuzione penale: illustrazione dei percorsi di rafforzamento dello sviluppo delle competenze per avviare al lavoro i soggetti detenuti ed esperienze internazionali di diplomazia giuridica della sicurezza”.
PARISI: SERVONO PROFESSIONISTI CAPACI DI DIALOGARE CON IL MONDO IMPRENDITORIALE
"Il lavoro penitenziario rappresenta una leva fondamentale per il reinserimento, e proprio per questo l’Ufficio del DAP dedicato al personale merita un ulteriore potenziamento. I provveditorati dovrebbero essere dotati di figure specificamente incaricate di occuparsene: professionisti capaci di dialogare con il mondo imprenditoriale e diventare così punti di riferimento concreti per chi vuole investire nel valore sociale del lavoro in carcere. Anche sul piano delle risorse umane, gli istituti penitenziari chiedono un rafforzamento. Oggi ogni istituto ha finalmente il suo direttore, ma non basta. Renato Brunetta ha giustamente parlato del direttore come “manager”: una figura che deve unire competenze gestionali e visione strategica. In molti casi è la burocrazia a rappresentare l’ostacolo principale al reinserimento, più che la mancanza di volontà o capacità". Così Massimo Parisi, direttore generale del personale del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Ministero della Giustizia.
DE STRADIS: L'OBIETTIVO FINALE È LA CREAZIONE DI UN CURRICULUM PERSONALIZZATO
"Le azioni previste dal cosiddetto "Piano Giustizia" comprendono interventi di sistema replicabili su scala nazionale. Tutte le regioni sono state coinvolte in una prima fase di ripartizione delle risorse. Le azioni di sistema ammontano a circa 21 milioni di euro, di cui 5 milioni sono destinati allo sviluppo di piattaforme per la profilazione delle competenze in ingresso, da utilizzare lungo tutto il percorso della misura penale. L'obiettivo finale è la creazione di un curriculum personalizzato che permetta alle persone coinvolte di presentarsi in modo strutturato e qualificato al mercato del lavoro". Lo ha dichiarato Gabriella De Stradis, Direttore Generale per il coordinamento delle politiche di coesione, Ministero della Giustizia.
TANTIMONACO: L’AMPLIAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA STA PRODUCENDO RISULTATI POSITIVI
“Vorrei evidenziare tre profili essenziali, relativamente all’Amministrazione Penitenziaria. Il primo profilo è generale, più normativo. Questo profilo tiene conto delle peculiarità del lavoro, in particolare dei diritti e delle garanzie. In quest’ottica, nell’ambito del lavoro penitenziario, occorrerebbe ragionare in modo da delineare e avviare una riflessione serie riconoscendo al lavoro dei detenuti le peculiarità che lo caratterizzano. Un altro profilo generale attiene invece di più alla formazione professionale all’interno del carcere. Questa dimensione risente tuttavia delle diversità regionale, in quanto dipende dalla regione in cui si colloca l’istituto. Il terzo profilo si fonda su ciò che raccontano i numeri. Attualmente sono istituiti 495 corsi professionali e il numero è in costante aumento anno dopo anno. Le statistiche mostrano chiaramente che l’ampliamento dell’offerta formativa sta producendo risultati positivi, testimoniati da un crescente numero di detenuti promossi”. Così Oriana Tantimonaco, Direttore Ufficio V Alta Sicurezza, Direzione Generale detenuti, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Ministero della Giustizia.
FALABELLA: IL CARCERE COME LABORATORIO DI FUTURO
“Il sistema penitenziario deve trasformarsi: non basta il lavoro per la rigenerazione sociale. Con il 72% dei detenuti senza diploma e carenza di educatori, serve un modello integrato. Questo include formazione professionale, sostegno psicologico-sociale e un nuovo patto con comunità e aziende. Cruciale il ruolo del Terzo Settore. E anche quello della giustizia riparativa. L'obiettivo è fare del carcere un ‘laboratorio di futuro’ per la sicurezza collettiva, trasformando i detenuti in risorse da valorizzare”, lo ha evidenziato Vincenzo Falabella, consigliere del CNEL e coordinatore dell’Osservatorio per l’inclusione e l’accessibilità.
LANGELLA: CON DAP SVILUPPIAMO PROGETTI SU MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE
"L’Italia è protagonista di un’importante azione di diplomazia giuridica multilaterale. La Farnesina promuove iniziative di armonizzazione normativa e assistenza tecnica nei settori della giustizia e della sicurezza. Uno degli ambiti in cui il nostro Paese riceve richieste di capacity building e institutional building, oltre che di supporto nei processi di riforma legislativa, è proprio il sistema penitenziario. In collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), sviluppiamo progetti sulla gestione carceraria e sulle misure alternative alla detenzione, attraverso iniziative italiane ed europee. Operiamo soprattutto a favore dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, rafforzando il dialogo e la cooperazione sui temi della giustizia penale e della reintegrazione sociale". Così Raffaele Langella, coordinatore diplomazia giuridica Ministero degli Affari Esteri.
.png?sfvrsn=8865c34e_7)