DISABILITÀ. CNEL: SERVE UN PIANO NAZIONALE PER L’INCLUSIONE CHE GARANTISCA I LIVELLI ESSENZIALI

15 luglio 2025

Aumenta la spesa, ma i diritti restano diseguali

L’Italia spende di più, ma non spende meglio. I dati lo confermano: tra il 2019 e il 2024 la spesa corrente dei Comuni italiani per i servizi sociali è cresciuta del 28%, passando da 7,8 a 10 miliardi di euro. Un incremento significativo, sottolineato anche dall’ultimo studio della Banca d’Italia per il CNEL, promosso dall’Osservatorio nazionale dei servizi sociali territoriali. Tuttavia, questa crescita non si traduce in un’effettiva garanzia dei diritti per le persone con disabilità, né in un miglioramento strutturale della qualità della vita per chi vive in condizioni di fragilità. È quanto sottolineano i consiglieri CNEL Vincenzo Falabella e Alessandro Geria.

“La realtà quotidiana – dichiarano i due consiglieri – ci racconta una storia ben diversa da quella disegnata dai grafici: quella di un Paese ancora segnato da profonde diseguaglianze territoriali, da servizi a macchia di leopardo, da un accesso ai diritti che resta troppo spesso subordinato al luogo in cui si nasce o si vive. Nonostante l’incremento del 44% della spesa comunale specifica per l’assistenza alle persone con disabilità, la forbice tra territori resta ampia e inaccettabile. In Calabria, ad esempio, si investono meno di 400 euro annui pro capite per persona con disabilità, mentre in Trentino-Alto Adige si superano i 6.000 euro. Una differenza che non può essere tollerata in uno Stato che si fonda sul principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione”.

“A queste disuguaglianze regionali, il CNEL – proseguono Falabella e Geria – ha verificato che si aggiungono ulteriori fratture interne: nelle stesse Regioni e perfino nelle stesse Province si osservano differenze che, se analizzate su scala più ristretta come quella degli Ambiti Territoriali Sociali, arrivano fino a 8.683 euro pro capite. Lo stesso vale per l’assistenza domiciliare, il cui livello medio nazionale di spesa si attesta a 335 euro: un dato già modesto, che tuttavia nasconde un valore mediano fermo a 198 euro, e che evidenzia come una provincia su due investa meno di tale soglia. È evidente – sottolineano i due consiglieri – che il solo aumento delle risorse non basta. Servono regole chiare, una governance nazionale forte, strumenti di monitoraggio trasparenti e risorse stabili per contrastare il rischio di un federalismo assistenziale che mina l’uguaglianza sostanziale”.

“La recente approvazione del Decreto Legislativo 62/2024, con l’introduzione del Progetto di Vita personalizzato, rappresenta un passo nella direzione giusta. Ma senza un’applicazione omogenea e coordinata su tutto il territorio, senza investimenti strutturali nella formazione del personale, nelle capacità amministrative dei Comuni e nella semplificazione delle linee di finanziamento, rischia di restare l’ennesima buona norma sulla carta”.

“Non possiamo accettare – affermano Falabella e Geria – che ancora oggi solo un Comune su tre offra servizi sociosanitari integrati o che meno del 10% delle strutture turistiche sia accessibile. La disabilità non è una questione residuale di welfare, ma un indicatore avanzato di giustizia sociale, pari opportunità e civiltà democratica. Per queste ragioni, come Consiglieri del CNEL, rilanciamo con forza la necessità di un Piano Nazionale per l’Inclusione delle Persone con Disabilità che definisca e renda esigibili i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Un piano che includa: investimenti perequativi a favore dei territori più svantaggiati; semplificazione normativa e amministrativa; infrastrutturazione dei servizi; dotazioni adeguate e formazione del personale pubblico; partecipazione attiva delle parti sociali e del Terzo Settore”.

“Spendere di più non basta. Dobbiamo spendere meglio – concludono i consiglieri – e con una visione unitaria. Solo così potremo dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, trasformandola da principio astratto in realtà vissuta. La dignità, i diritti e la libertà delle persone con disabilità non sono un privilegio concesso da alcuni territori virtuosi, ma un dovere inderogabile dello Stato”.