Brunetta: confermati i livelli record del mercato del lavoro italiano
Si è tenuta al CNEL la presentazione italiana dell’Employment Outlook 2025 dell’OCSE, documento dedicato alle dinamiche del mercato del lavoro e alle prospettive occupazionali. Si è così ristabilita la consuetudine di presentare anche in Italia, a Villa Lubin, i rapporti economici e sociali dell’OCSE, che si era interrotta da diversi anni e che permette di focalizzare l’attenzione sulle specificità relative al nostro Paese. L’evento rientra nel Protocollo d’intesa siglato tra CNEL e OCSE lo scorso giugno.
“Riprende da oggi – ha dichiarato il presidente Renato Brunetta aprendo i lavori – la tradizionale presentazione, presso il CNEL, dei Rapporti economici e sociali dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Il Protocollo d’intesa siglato tra CNEL e OCSE a giugno scorso ha dato il via a un programma organico finalizzato alla diffusione di analisi, dati e ricerche sui principali temi strategici per il futuro del Paese, anche al fine di promuovere il dibattito pubblico sugli standard internazionali e sulle migliori prassi, nonché favorire il dialogo sociale e la cooperazione interistituzionale”. Così il presidente del CNEL Renato Brunetta, alla presentazione italiana dell’Employment Outlook 2025 organizzata oggi a Villa Lubin.
CONFERMATI I LIVELLI RECORD DEL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO
“Come per le anticipazioni – ha aggiunto Brunetta – sulle conclusioni della missione annuale del Fondo Monetario Internazionale (Article IV), che confermano un giudizio positivo sulle politiche economiche del Paese e sulla tenuta dei conti pubblici, anche l’Employment Outlook 2025, dedicato alle dinamiche del mercato del lavoro e alle prospettive occupazionali, segnala i livelli record registrati dal mercato del lavoro italiano, con i più alti livelli di occupazione degli ultimi vent’anni e una disoccupazione che si attesta ai minimi storici”.
AUMENTA IL TASSO DI DIPENDENZA DEGLI ANZIANI, IMPATTO SUL PIL
“Il progressivo invecchiamento della popolazione – ha sottolineato Brunetta – fa aumentare in modo significativo il tasso di dipendenza degli anziani, cioè l’indicatore che esprime il rapporto tra gli over 65 e le persone in età lavorativa (15-64enni): si va dal 19% del 1980 al 52% stimato nel 2060. Ne consegue un rallentamento della crescita del PIL pro capite. Senza interventi di politica economica e senza una crescita della produttività, l’OCSE prevede per l’Italia una flessione del PIL pro capite di quasi 0,5 punti percentuali all’anno”.
MOBILITARE RISORSE LAVORATIVE INUTILIZZATE
“Nell’Employment Outlook l’OCSE individua, in particolare, tre ambiti – ha aggiunto Brunetta – per contrastare gli effetti dell'invecchiamento della popolazione sulla crescita pro capite: ridurre il divario occupazionale tra uomini e donne, aumentare il tasso di occupazione degli anziani in buona salute e aumentare il tasso di immigrazione netta, facilitando l'integrazione dei migranti nel mercato del lavoro. Questo è un dato con importanti implicazioni di policy per il nostro Paese. Sulla base delle stime dell’Organizzazione, l’Italia riuscirebbe a bilanciare l’impatto negativo dell’invecchiamento della popolazione sul rallentamento della crescita del PIL pro capite mobilitando le risorse lavorative inutilizzate: riducendo il divario di genere, valorizzando i giovani, attivando i lavoratori anziani in buona salute e promuovendo canali di immigrazione regolare”.
BASSANINI: OCCUPAZIONE ITALIANI 60-64ENNI INFERIORE A MEDIA OCSE
“Nei paesi OCSE i mercati del lavoro rimangono resilienti. I tassi di disoccupazione sono bassi e l’occupazione aumenta. In Italia la crescita occupazionale ha registrato un incremento dell’1,7% su base annua a maggio 2025. Questa crescita è stata trainata, in particolare, dalle persone di oltre 55 anni d’età. Tuttavia, l’occupazione degli italiani di età compresa tra i 60 e i 64 anni rimane notevolmente inferiore alla media OCSE. In questa fascia d’età il tasso di occupazione italiano era pari al 47% nel 2024, contro il 56% della media OCSE. Circa la metà dei paesi OCSE ha tassi che vanno oltre il 60%”. È quanto ha evidenziato Andrea Bassanini, Senior Economist dell’OCSE, illustrando oggi i principali dati dell’Employment Outlook 2025.
REDDITI DA LAVORO -3,4% TRA 1990 E 2023, MA AUMENTO CONSISTENTE NELL’ULTIMO ANNO
“I salari reali stanno crescendo praticamente in tutti i paesi dell’OCSE, ma nella metà di essi – ha spiegato Bassanini – sono ancora inferiori ai livelli dell’inizio del 2021, prima dell’impennata dell’inflazione che ha seguito la pandemia. In Italia c’è stato un aumento relativamente consistente nell’ultimo anno, ma ciò nonostante all’inizio del 2025 i salari reali italiani erano ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021. I redditi da lavoro reali annuali in Italia sono scesi del 3,4% tra il 1990 e il 2023. Nello stesso periodo sono cresciuti di circa il 50% negli Stati Uniti e di circa il 30% in Francia e Germania”.
BONETTI: TRANSIZIONE DEMOGRAFICA È FENOMENO CHE CHIEDE DI ESSERE GOVERNATO
“La transizione demografica – ha dichiarato Elena Bonetti, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto – è un fenomeno che chiede di essere governato. Quindi, da un lato va assunto come processo, dall’altro devono essere inseriti elementi correttivi. In questa doppia funzione l’Italia non si può permettere di non riformare il proprio approccio al mercato del lavoro. Due le direzioni: rivedere il sistema di welfare, comprese le pensioni, e aumentare la produttività. Non farlo vorrebbe dire, come già ci ha detto Banca d’Italia, perdere punti di PIL e portare il Paese alla recessione”.
PIÙ FORMAZIONE PER SOSTENERE I GIOVANI
“Cosa fare? Più formazione: dobbiamo cambiare il sistema scolastico, aumentare il numero dei laureati e anticipare la fine del percorso. Lo si può fare con politiche controintuitive che aumentano l’investimento in formazione e scuola anche a fronte di una diminuzione dei giovani nel nostro Paese. A questo – ha aggiunto Bonetti – si devono affiancare politiche per l’inserimento lavorativo dei giovani, per trattenerli anziché farli andare all’estero, aumentando i salari giovanili anche attraverso politiche fiscali adeguate, e politiche di servizi territoriali e sul tema dell’abitazione”.
TIRABOSCHI: UN PERCORSO MOLTO PROMETTENTE
“La collaborazione con OCSE – ha sottolineato il consigliere Michele Tiraboschi, presidente delegato della Commissione dell’informazione – consentirà di inquadrare questioni delicate e controverse come quelle del lavoro, della produttività e dei salari in una prospettiva internazionale e comparata, contribuendo non solo a evidenziare buone prassi ma anche a superare una certa autoreferenzialità nella ricerca di soluzioni condivise e sostenibili”.
PECULIARE STRUTTURA DELLE RETRIBUZIONI CONTRATTUALI IN ITALIA
“Le criticità dei salari italiani sono note ma risulta anche di grande importanza – ha proseguito Tiraboschi – lo sforzo di affinare le basi conoscitive rispetto ai benchmark internazionali tenendo conto della peculiare struttura delle retribuzioni contrattuali italiane che non trova riscontro negli altri Paesi. I minimi tabellari non esprimono, infatti, l’intera componente retributiva. L’Employment Outlook 2025, inoltre, riporta al centro del dibattito il nodo storico della bassa produttività italiana. Da questo punto di vista non posso non richiamare le forti preoccupazioni espresse dal CNEL nell’ultimo «Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva» là dove si evidenzia l’urgenza di un ripensamento delle misure economiche di sostegno e incentivazione della contrattazione decentrata di produttività.
BRUGIAVINI: SCONGIURARE SITUAZIONI DI INVECCHIAMENTO DISEGUALE
“È fondamentale – ha evidenziato Agar Brugiavini, professoressa ordinaria di economia politica presso l’Università Ca' Foscari Venezia – scongiurare situazioni di ‘invecchiamento diseguale’. I rischi povertà, infatti, sono fortemente legati alle traiettorie lavorative. Questo è il motivo per cui occorre incentivare la partecipazione al lavoro e accompagnare le fasi di transizione. La partecipazione al lavoro dei ‘senior’ porta a guadagni importanti di crescita del PIL. È una sfida a cui devono contribuire tutti segmenti della società e del mondo produttivo, particolarmente in Italia, favorendo la qualità e la sicurezza del lavoro per la fascia senior dei lavoratori. Occorre investire su di loro, puntando sulle conoscenze ICT e digitali e attraverso azioni che preservino il capitale umano. Quel che invece non bisogna fare è indurre i lavoratori a lasciare prematuramente il proprio lavoro”.
Per approfondire:
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- Cliccare qui per le slides a cura di Andrea Bassanini, Senior Economist dell’OCSE, illustrando oggi i principali dati dell’Employment Outlook 2025
- Cliccare qui per le slides a cura di Agar Brugiavini, professoressa ordinaria di economia politica presso l’Università Ca' Foscari Venezia
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