Presentato al CNEL il Rapporto annuale 2025
Si è svolta oggi presso la Plenaria Marco Biagi del CNEL la presentazione del Rapporto annuale sulla produttività 2025 (cliccare qui per il Rapporto integrale), frutto del lavoro svolto dal Comitato Nazionale Produttività coordinato dal consigliere Carlo Altomonte (cliccare qui per le principali evidenze del Rapporto).
In apertura dei lavori è intervenuto il presidente del CNEL Renato Brunetta.
“Non indulgiamo nei luoghi comuni e pensare che tutto va male. Dobbiamo capire fino in fondo il nostro modello di crescita e di sviluppo. Come è possibile che siamo “recordman” nell’export pur avendo basse performance di produttività e bassi salari? Evidentemente c’è qualcosa che non torna anche nella contabilità statistica”, ha dichiarato Brunetta. “Perché l’Italia ha tante meravigliose piccole imprese, dove però la produttività è difficilmente misurabile. Penso, ad esempio, al settore della moda, dove i nuovi modelli non vengono classificati come innovazione. Abbiamo poche grandi imprese nel terziario avanzato, dove si ha alta produttività, in particolar modo nei settori ad altissima tecnologia. Siamo un Paese straordinario. Un Paese avanzato. Un Paese con grandi capacità di export. Ma siamo ancora in ritardo nelle dinamiche della produttività e nelle dinamiche salariali. Che fare? Occorre intervenire su alcune nostre caratteristiche genetiche. Fare crescere le nostre imprese. E introdurre dosi massicce di nuove tecnologie, di skills, di formazione. Investire in capitale umano, soprattutto in ambito STEM. E poi investimenti pubblici, ricerca, innovazione”.
STIAMO PAGANDO IL CONTO DEGLI ANNI DELL’AUSTERITÀ, ORA SERVE DEBITO BUONO
“Se avessimo costruito in questi ultimi vent’anni dieci CERN, come straordinari poli d’eccellenza europea nel mondo, invece dell’austerità o dei tanti egoismi nazionali, allora oggi avremmo un’altra Europa. E probabilmente non avremmo le distopie che stiamo vivendo. Quindi dobbiamo fare anche un po’ di autocritica", ha proseguito il presidente del CNEL. "Se negli ultimi vent’anni gli USA sono cresciuti il doppio dell’Europa questo non c’entra nulla con i dazi, ma con la strategia economica americana orientata alla domanda interna. Noi invece abbiamo avuto molta austerità e poca domanda interna, pochi investimenti pubblici, poche infrastrutture, poca ricerca. E adesso stiamo pagando il conto. Per questo dico bene Ursula von der Leyen, con il discorso di oggi, basato sull'autonomia, sulla sicurezza, sull'orgoglio di un'Europa che sa difendere la sua storia e i suoi valori. Bene perché si passa al debito buono e agli investimenti. Così avremo anche maggiore produttività”.
IMPRESE HANNO PREFERITO ESPANDERE LAVORO PIÙ CHE INVESTIRE IN BENI CAPITALI
“L’impennata inflazionistica ha determinato un abbassamento del costo del lavoro, mentre il costo d’uso del capitale è progressivamente cresciuto. Le imprese italiane hanno quindi preferito espandere il fattore lavoro piuttosto che investire in beni capitali, in particolare quelli legati alla digitalizzazione", ha aggiunto Brunetta. "Così è aumentata l’occupazione ma prevalentemente in settori a basso valore aggiunto, a bassa qualificazione del capitale umano e a bassa produttività”.
PUBBLICATO IL PRIMO RAPPORTO ANNUALE SULLA PRODUTTIVITÀ IN ITALIA
“Presentiamo oggi - ha affermato il presidente del CNEL - il primo Rapporto annuale sulla produttività italiana, realizzato dal Comitato Nazionale Produttività, che è stato istituito presso il CNEL in attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 20 settembre 2016. Il Productivity board è un organismo voluto dall'UE e già costituito in tutti i paesi europei. L’Italia ha aspettato un po’ di tempo, ma ci siamo riusciti. L'Europa richiede che il Comitato produttività sia affidato a un soggetto terzo e per questo è stato istituito al CNEL. Il Rapporto annuale sulla produttività in Italia sarà presentato il 16 settembre presso il Global Productivity Forum dell’OCSE”.
TURRINI: BENE COMITATO ITALIANO PRODUTTIVITÀ
“Desidero esprimere le mie congratulazioni per questo Rapporto sulla produttività, pubblicato puntualmente. Il Comitato italiano per la produttività istituito presso il CNEL - ha affermato Alessandro Turrini, Capo Unità, DG Affari Economici e Finanziari presso la Commissione Europea - si è dimostrato particolarmente celere, superando la media di altri Productivity boards a livello europeo. Spesso i governi hanno un orizzonte temporale troppo breve per affrontare questioni di crescita a lungo termine, giustificando la creazione di organismi come i Boards. Bruxelles ha anche elaborato delle Raccomandazioni specifiche per rafforzare questi Comitati. Auspichiamo che i rapporti sulla produttività includano un'analisi di lungo periodo, approfondendo la distinzione tra ciclicità e fattori strutturali della produttività. L'invito è a non limitarsi a proposte di breve e medio termine, ma a generare idee e stimolare un dibattito che vada oltre gli schemi attuali. L'eccellente lavoro del Comitato italiano è un passo positivo in questa direzione”.
RICCHI: RAPPORTO PRODUTTIVITÀ INDICA LA GIUSTA DIREZIONE
“Ho apprezzato il Rapporto produttività per l’analisi approfondita e completa, per il rigore metodologico e per la concretezza delle raccomandazioni. Le proposte si concentrano su tre aree: competenze e investimenti, con suggerimenti per la formazione e i partenariati; la struttura produttiva, con un’attenzione alle PMI e alla semplificazione burocratica; i divari territoriali. Le iniziative proposte indicano la giusta direzione. È cruciale comprendere che le politiche nazionali hanno un'influenza limitata in un contesto globale in profonda evoluzione. In tal senso, occorre anche considerare che le raccomandazioni della Commissione Europea, un tempo appiattite sul modello tedesco e focalizzate sul contenimento della domanda interna, hanno fortunatamente cambiato rotta. La competitività, in questo nuovo contesto, non significa più solo aumentare i surplus commerciali, ma agganciarsi alle catene globali per stimolare l'innovazione. Un altro punto di riflessione riguarda il ruolo dello Stato: è essenziale responsabilizzare tutti gli attori coinvolti, stimolando la cultura imprenditoriale e investendo a lungo termine”. Lo ha affermato Ottavio Ricchi, Direttore Generale Analisi e Ricerca presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).
“I dati sono chiari: solo 44 delle prime 1.000 imprese europee che investono in ricerca e sviluppo sono italiane, un numero decisamente limitato rispetto a Francia, Germania e Paesi Bassi", ha dichiarato Marcella Panucci, professore presso l’Università LUISS, già DG Confindustria. "La prima azienda italiana si posiziona al 26° posto, mentre tra le prime 5 si trovano due banche, a testimonianza di dove si concentrino gli investimenti. Questo si allinea con un altro dato preoccupante del rapporto: solo il 16,1% delle imprese esportatrici vende all'estero beni ad alta tecnologia. Gli investimenti si sono concentrati prevalentemente sulla parte materiale, trascurando la digitalizzazione e il capitale umano, elementi cruciali per la produttività. Le politiche future dovrebbero andare proprio in questa direzione. Un altro problema storico è la piccola dimensione delle nostre imprese, spesso restie a managerializzarsi e a investire in innovazione. È essenziale lavorare su questo aspetto, anche a livello culturale. Inoltre, l'Italia deve fare di più per sostenere la ricerca di frontiera. Con la fine del PNRR, che è stato un'innovazione straordinaria per il Paese, l'Europa deve capitalizzare su questa esperienza e creare un nuovo piano di investimenti, finanziato con debito comune”.
BUTI: TAGLIARE DEBITO BUONO NEL BILANCIO COMUNITARIO SAREBBE MIOPE
“Durante la crisi COVID la Commissione europea presentò la proposta di Next Generation EU, un piano da 750 miliardi di euro, mobilitati attraverso un indebitamento europeo. La Commissione propose di destinare circa il 15% delle risorse a progetti transnazionali, ovvero cose da fare in comune. La proposta della Commissione finì nel tritacarne del negoziato del Consiglio e i 750 miliardi rimasero ma quel 15% di interventi comuni sui beni pubblici europei si trasformò in trasferimenti agli Stati membri. Ora prevedo che quando le nuove proposte della Commissione sul bilancio comunitario post-2027 entreranno concretamente nel dibattito con gli Stati membri, l'assalto alla diligenza partirà dalla novità più importante, ovvero il raddoppio dei fondi per la ricerca e lo sviluppo di Horizon. Si tenderà a tagliare le spese buone, il debito buono, con un'ottica molto miope”. Lo ha affermato Marco Buti, professore European University Institute.
PIRANI: CON LA PARTECIPAZIONE SI RIESCONO AD AFFRONTARE TEMATICHE DECISIVE
“È particolarmente significativa la celerità con cui il CNEL è riuscito a presentare il Rapporto sulla Produttività, ponendosi nella linea di testa tra i Paesi europei. Questo ha dimostrato non solo la competenza tecnica di chi ci ha lavorato, ma anche la validità della formula che è stata adottata e che differenzia il Comitato Produttività Italiano da altri esempi europei, coinvolgendo direttamente alla partecipazione delle attività del Comitato le parti sociali rappresentate al CNEL. Si dimostra quindi che con la partecipazione si riescono ad affrontare tematiche quali quella della produttività e della competitività così decisive, soprattutto in questo momento, per una rinascita dell'Europa in un contesto così difficile”. È quanto ha dichiarato il consigliere CNEL Paolo Pirani, a margine dell'evento.
COMITATO PRODUTTIVITÀ, UN ORGANISMO RICHIESTO DALL’UE
Il Productivity board italiano è un organismo voluto dall'UE (Raccomandazione 2016/C 349/01) e già costituito in tutti i paesi europei. L'Europa richiede che il Comitato produttività sia affidato a un soggetto terzo e per questo è stato istituito al CNEL, con la Determinazione presidenziale n. 69 del 10 luglio 2024, a seguito delle modifiche apportate al Regolamento degli organi, dell’organizzazione e delle procedure. La prima riunione si è svolta il 16 settembre 2024. Il Comitato è coordinato da Carlo Altomonte (Consigliere Esperto CNEL e U. Bocconi) e composto dagli esperti Maria De Paola (U. della Calabria e INPS), Vincenzo Galasso (U. Bocconi), Anna Giunta (U. Roma Tre), Cecilia Jona Lasinio (LUISS), Giuseppe Nicoletti (LUISS), Fabiano Schivardi (LUISS), Stefano Menghinello, in rappresentanza dell’ISTAT e Francesco D’Amuri, in rappresentanza della Banca d’Italia. Rappresentanti del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Consiglio di Presidenza del CNEL partecipano alle riunioni del CNP in qualità di osservatori.
- Cliccare qui per le slides sul Rapporto presentate dal consigliere Carlo Altomonte
- Cliccare qui per le slides presentate da Marco Buti, professore presso l'European University Institute
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