Brunetta: Comunità ebraica non è un frammento a parte, ma una radice viva della nostra comune identità
Il CNEL ospita oggi a Villa Lubin la giornata di studio e analisi dal titolo “La storia stravolta e il futuro da costruire”, organizzato da L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) in occasione del secondo anniversario del pogrom del 7 ottobre 2023 e dell’avvio della guerra a Gaza. Ad aprire i lavori il presidente del CNEL Renato Brunetta. Sono poi seguiti i saluti istituzionali del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Maria Roccella, del prefetto di Roma Lamberto Giannini, della presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, dell’Ambasciatore di Israele in Italia e San Marino Jonathan Peled e del Rabbino Capo delle Comunità Ebraiche di Roma, Rav. Riccardo Shemuel Di Segni.
"Quando ho ricevuto la richiesta di UCEI di ospitare questa giornata di studio nell’anniversario del 7 ottobre la mia risposta è stata immediata: un sì semplice e spontaneo", ha affermato il presidente del CNEL Renato Brunetta in apertura dei lavori. "Vorrei partire da una parola che tutti noi conosciamo: ospite. Ha una straordinaria ambivalenza semantica. Vuol dire due cose opposte e complementari: chi accoglie e chi viene accolto. Ospitare è un dialogo che nasce dall’apertura e che si nutre e si alimenta nell’ascolto. Per questo ho detto sì alla richiesta di UCEI. E c’è anche una dimensione personale. Cent'anni fa mia madre giocava nel ghetto di Venezia. Io stesso anni dopo correvo e giocavo tra Campo del Ghetto Vecchio e Campo del Ghetto Nuovo. In quei luoghi respiravo un’unica trama, fatta di immagini e simbologie mescolate tra loro, come è intrinsecamente mescolata la nostra cultura giudaico-cristiana. Questo ricordo evoca in me una familiarità profonda, una memoria di casa, di focolare. In questi giorni si celebra la festa delle capanne, Sukkot, eco di un archetipo antico. È una memoria vissuta, quotidiana, che ci ricorda come la comunità ebraica non sia un frammento a parte, ma una radice viva e vitale della nostra comune identità".
INAUDITA BARBARIE CONTRO POPOLO EBRAICO MA ANCHE SFREGIO A NOSTRA CIVILTÀ
“Il 7 ottobre - ha aggiunto Brunetta - è stato non solo un’inaudita barbarie contro il popolo ebraico, ma anche uno sfregio alla nostra civiltà. Cito le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ‘Il 7 ottobre rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia, una ferita che ha colpito ogni popolo, che richiama il dovere di una condanna perenne’. Ed è stato anche un tentativo di rovesciare la storia e la sua verità. Penso alle mobilitazioni dei giorni scorsi e agli striscioni che leggevano il 7 ottobre come inizio della resistenza palestinese. Mi chiedo: quando l’Occidente ha rinunciato a trasmettere la propria memoria come patrimonio condiviso, sostituendola con gli slogan, le appartenenze ideologiche o le semplificazioni da social network? Temo che tutto ciò sia dovuto anche a un grave abbandono educativo. Lo sforzo che dovremmo fare tutti è allora di costruire per le nuove generazioni una pedagogia della memoria. Tornare a insegnare che la conoscenza è un esercizio di libertà. Non c'è nessun futuro possibile senza verità. Perciò la tragedia del 7 ottobre ci ammonisce e ci consegna una responsabilità: proteggere e testimoniare la verità, respingere ogni forma di odio, costruire insieme un futuro che non tradisca la memoria”.
DUE LUOGHI DIVERSI, VILLA LUBIN E PERUGIA-ASSISI, MA SEGNI DI UN COMUNE IMPEGNO CHE CI ISPIRA
“C’è una coincidenza che mi colpisce", ha sottolineato. "Proprio oggi si svolge la Marcia della Pace Perugia-Assisi: un appuntamento che richiama la figura di Aldo Capitini e la sua visione della ‘non violenza’ come forza viva, come costruzione quotidiana di convivenza. È bello pensare che, mentre noi ci ritroviamo qui, in un altro angolo del Paese migliaia di persone camminino insieme per la pace. Due luoghi diversi, Villa Lubin e Perugia-Assisi, ma segni complementari di un impegno che ci unisce e ci ispira”.
MAI COME OGGI L’OCCIDENTE È CHIAMATO A UN DOVERE DI VERITÀ E DI MEMORIA CONDIVISA
“C’è una responsabilità che riguarda il nostro rapporto con la storia. Mai come oggi l’Occidente è chiamato a un dovere di verità e di memoria condivisa. Il disordine del mondo, dal Medioriente all’Ucraina, è anzitutto falsificazione del suo racconto. Il racconto della storia europea è un viaggio che parte dal diritto della forza e approda alla forza del diritto. Questo approdo è oggi il tratto distintivo della nostra cultura, ed è anche un lascito profondo della civiltà giudaico-cristiana. È lì che abbiamo imparato a mettere al centro la dignità della persona, la giustizia, la responsabilità verso l’altro. Ecco perché non possiamo tornare indietro. Ecco perché non possiamo pensare l’Europa senza gli ebrei. Il legame tra la storia europea e la storia ebraica è costitutivo: ci ha formato, ci ha dato parole, valori, strumenti per costruire convivenza e libertà. E oggi per difenderla”, ha così concluso il presidente del CNEL.
PIANTEDOSI: DA 7/10 DISTORSIONE DIBATTITO PUBBLICO, EBREI ESPOSTI A CLIMA DI OSTILITÀ, RITORNO DI RANCORI E PREGIUDIZI
"La giornata di oggi - ha affermato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi - ci invita a profonda riflessione e richiama a forte senso responsabilità che va ben oltre la semplice commemorazione. Il 7 ottobre ha riaperto ferite e richiamato sentimenti che credevamo appartenenti a un passato lontano, ricordi della peggiore memoria. Ciononostante, l'Italia non ha esitato a condannare quel gesto terroristico, riaffermando il principio imprescindibile che lo Stato di Israele ha il diritto ad esistere e a proteggere i suoi cittadini. Abbiamo assistito - ha aggiunto il ministro - non solo a un a conflitto, ma anche a una distorsione crescente del dibattito pubblico, dove la storia e le responsabilità spesso vengono confuse. Questa pericolosa deriva ha alimentato, in Italia e in Europa, un clima di ostilità verso Israele e le comunità ebraiche, esposte al ritorno di rancori e pregiudizi, rendendo ancora piu urgente il nostro impegno collettivo", ha continuato Piantedosi, sottolineando che serve una "linea di chiarezza ed equilibrio che guida l'azione del governo: condanna senza appello del terrorismo e dei suoi sostenitori, tutela civili impegno e rispetto rigoroso del diritto umanitario, impegno costante per una prospettiva politica che restituisca stabilità ad una regione tanto complessa e cruciale, ma anche la difesa del diritto di Israele a garantire la propria sicurezza".
DI SEGNI: DOLORE DILANIANTE PER 7 OTTOBRE, VIVIAMO DENTRO ODIO ANTISEMITA
"Dopo l'accordo di pace in Medioriente - ha sottolineato la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane Noemi Di Segni - ritornano gli ostaggi, e con loro l'ossigeno, e con loro la speranza che torni anche la ragione: perché il dolore dilaniante non è solo per il ricordo nitido di quanto avvenuto in quella giornata lunga e mai tramontata del 7 ottobre, e del terrore di essere barbaramente assassinati in nome di un imperativo religioso e fanatico, ma è un dolore sul quale si stratifica anche la paura di vivere nelle città della nostra Italia. Viviamo dentro alla demonizzazione e all'odio antisemita. Nella normalizzazione e legittimazione dell'odio verso l'ebreo e l'ebraismo, così come verso ogni minimo accenno a Israele". La presidente poi si dice preoccupata: "Ci preoccupa questa Italia, specialmente quando sono le sue istituzioni, nazionali, locali, accademiche, sanitarie, religiose, a cedere coerenza e rigore, senza comprendere complessità, responsabilità e gravità di quanto sta accadendo in Italia, senza ascoltare l'eco del passato, senza comprendere il linguaggio che si usa in Medioriente, ne quello tra potenti magnati". (Cliccare qui per il discorso integrale)
PELED: CON 7 OTTOBRE DISINFORMAZIONE E ANTISEMITISMO, ORA VOLTARE PAGINA
"Gli eventi terribili del 7 ottobre hanno segnato profondamente la storia di Israele e del popolo ebraico, creando un vero spartiacque. Già dal giorno successivo era chiaro a tutti noi che nulla sarebbe più stato come prima. Quel giorno è stato il più buio, il più grande massacro di ebrei dalla seconda guerra mondiale". Sono le parole dell'ambasciatore di Israele in Italia e San Marino Jonathan Peled. "Quel giorno è stato un attacco contro la civilizzazione: ci vorrà tempo per sanare le ferite, ma non possiamo arrenderci. Israele e l'Occidente oggi sono in prima linea contro l'estremismo radicale e il terrorismo, per difendere insieme i valori della democrazia e della cultura occidentale". "Da questa tragedia - prosegue l'ambasciatore - emergono due lezioni fondamentali di cui dobbiamo tenere conto: la prima riguarda la disinformazione imperante e le fake news che alimentano odio e confusione e mettono a rischio la verità e, purtroppo, ormai anche la vita delle persone. La seconda è l'aumento drammatico dell'antisemitismo: un fenomeno che richiede da tempo impegno per essere contrastato, purtroppo, anche qui in Italia. Con il 7 ottobre abbiamo assistito ad una atrocità che il popolo ebraico riteneva non più possibile o che almeno, dalla fondazione dello Stato di Israele, non potevano più essere perpetrate. Fino al 6 ottobre c'era un cessato di fuoco, che Hamas ha violato, invadendo Israele per massacrare e rapire la sua popolazione". "I nuovi spiragli di pace portati dal recente accordo lasciano sperare che si possa finalmente voltare pagina, e non vediamo l'ora di riabbracciare i nostri ostaggi, domani ormai a casa. Solo allora Israele potrà iniziare il processo di guarigione collettiva. Magari a breve la guerra sarà finita, ma c'è ancora molto lavoro da fare e problemi da risolvere. Ora è il tempo di ricostruire, guarire e restituire la scena a ciò che ci unisce come popoli e come esseri umani. Vogliamo vivere in pace. Lavoreremo per un futuro migliore per noi, per i palestinesi, per tutti e nel Medio Oriente. Lavoreremo e pregheremo insieme nella pace".
GIANNINI: DIFESA COMUNITÀ EBRAICA NOSTRA ASSOLUTA PRIORITÀ
"Per noi, forze ordine, prefettura, ministero Interno, la protezione dei nostri fratelli, sorelle e concittadini della comunità ebraica è una priorità assoluta. Uno dei nostri obiettivi è ridare un senso di sicurezza. Sono convinto che la pace in Medio Oriente andrà bene, ma la nostra priorità assoluta e il nostro sforzo è garantire la sicurezza di tutti i membri della comunità ebraica". Così il prefetto di Roma Lamberto Giannini.
RABBINO DI SEGNI: PREOCCUPA RADICALIZZAZIONE, NOI ASSEDIATI E COLPEVOLIZZATI NON PER UN GOVERNO MA COME EBREI IN QUANTO TALI
"Il clima in Italia è estremamente preoccupante per la radicalizzazione e per la presentazione assolutamente aggressiva della condizione, non di un determinato governo, ma di uno Stato e dell'identità ebraica stessa. Per cui ci sentiamo assediati da un sistema generale che ci sta colpevolizzando in quanto tali. Non per determinate scelte, determinati ministri di un determinato governo". Lo ha detto il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.
ROCCELLA: IL 7 OTTOBRE È STATA VALICATA UNA FRONTIERA DELL'UMANO
"Siamo di fronte a una nuova pagina della guerra e dell'ennesimo conflitto israelo-palestinese. Ma di fronte a questa nuova pagina, che comincerà con il tanto atteso ritorno degli ostaggi, se ne deve aprire una di riflessione: a questo dovrebbero essere deputate le aule universitarie e dovrebbero pensare i docenti universitari. Le università sono state luoghi di non-riflessione. Serve trovare altri luoghi dove riflettere e pensare. E da cui si può arrivare a quei ragazzi che manifestano in maniera inconsapevole, ma non innocente, per una Palestina dal fiume al mare, per la difesa di Hamas, con slogan orribili sul 7 ottobre. Aprire una nuova pagina è compito nostro e vostro. Il 7 ottobre è stata valicata una frontiera dell'umano, una data che si pensava sarebbe rimasta nella nostra coscienza universale. Ma invece questo orrore è stato sommerso da altri fatti, partigianerie di altro genere. Non ho visto una reazione unanime di dolore e partecipazione. Non c'è mai stata una manifestazione di massa, di piena partecipazione, a difesa degli ostaggi, per esempio". Lo ha affermato la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Maria Roccella.
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