Brunetta: l’obiettivo è restituire beni e imprese al tessuto economico e sociale
Si è svolta oggi, presso la ‘Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere’, l'audizione del presidente Renato Brunetta sulla proposta di legge CNEL in materia di beni confiscati.
“Il Ddl ha alle spalle un’intensa attività istruttoria, che ha previsto anche 21 audizioni. Nell’ottica della piena collaborazione istituzionale, abbiamo poi siglato un accordo – ha dichiarato Brunetta – tra CNEL, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), volto a rendere più efficace il recupero e la valorizzazione delle imprese e dei beni aziendali sequestrati e confiscati. Un impegno che si realizzerà attraverso il coinvolgimento delle parti sociali, degli enti territoriali e del sistema produttivo. L’obiettivo è quello di restituire beni e imprese confiscati al tessuto economico e sociale, favorendo occupazione e inclusione, e coltivando l’educazione alla legalità per contrastare in modo strutturale le infiltrazioni criminali”.
BENI CONFISCATI, VALORIZZARE LE AZIENDE PROVENIENTI DAL CIRCUITO CRIMINALE E RICONNETTERLE AI TERRITORI
COINVOLGIMENTO FORZE SOCIALI, TERZO SETTORE E CATEGORIE PRODUTTIVE
“La proposta di legge del CNEL – ha evidenziato Brunetta – intende fornire un’illustrazione dettagliata delle problematiche sottese al quadro normativo e regolamentare vigente. Ha inoltre lo scopo di individuare modelli innovativi di gestione che contemplino forme di opportuno coinvolgimento delle forze sociali, del terzo settore e delle categorie produttive, nonché le necessarie forme di coordinamento istituzionale finalizzate ad evitare il noto e diffuso fenomeno di depauperamento progressivo di tali asset. L’obiettivo è anche quello di valorizzare il ruolo delle imprese e del tessuto imprenditoriale quale vettore della legalità, in chiave di prevenzione e contrasto di ogni forma di infiltrazione criminale dell’economia e del tessuto produttivo, che penalizza l’economia pulita e le realtà imprenditoriali trasparenti”.
GLI ASPETTI PRIORITARI EVIDENZIATI NELL’AUDIZIONE
Rendere più efficiente la gestione del Fondo unico di giustizia (FUG)
Relativamente al Fondo Unico di Giustizia (FUG), oltre a quanto previsto dal Ddl in ordine alla restituzione per equivalente a carico di tale Fondo in tutti i casi di revocazione della confisca di immobili successivamente all’avvenuta destinazione ad uso sociale degli stessi, si ritiene necessario: rendere più efficiente la gestione del FUG attraverso un’analisi articolata per ambiti territoriali dei proventi derivanti dalla gestione dei rapporti finanziari delle procedure di sequestro; la revisione normativa sulle finalità dell’impiego dei relativi proventi, prevedendo il principio di restituzione prioritaria ai territori di pertinenza attraverso l’istituzione di un fondo rotativo destinato agli enti locali per la realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria dei beni destinati; la revisione dell’attuale governance prevedendo l’istituzione di un comitato interistituzionale di coordinamento sull’utilizzo della quota parte del FUG proveniente dalla gestione dei rapporti finanziari connessi ai sequestri di prevenzione e alle confische. (Ministero Giustizia, Ministero Interno, ANBSC, Conferenza dei Presidenti delle Regioni ed ANCI).
Costo di legalità, semplificazione delle procedure di accesso al Fondo di garanzia e al Fondo per la crescita sostenibile
Per quanto concerne il problema del c.d. “costo di legalità” che provoca sovente la cessazione delle attività o la crisi delle imprese sottoposte a sequestro, il CNEL sollecita la semplificazione delle procedure di accesso al Fondo di garanzia e al Fondo per la crescita sostenibile istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, da realizzarsi attraverso un’apposita revisione normativa. Secondo quanto riportato sul sito ufficiale del MIMIT, tali misure agevolative, con uno stanziamento totale di risorse pari a 48 milioni di euro, al 1° gennaio 2025 hanno infatti ancora disponibili € 19.457.600,00. Degli ulteriori 20 milioni di euro stanziati esclusivamente per le piccole e medie imprese ubicate nella Regione Sicilia, € 2.523.839,36 risultano ancora disponibili alla medesima data.
Un ruolo più significativo delle Regioni
Il CNEL ritiene poi fondamentale un ruolo più significativo delle Regioni e in tal senso prevede nel Ddl un apposito articolo dedicato a interventi mirati a livello regionale e provinciale. Si tratta di un insieme di azioni che le regioni e le province autonome possono mettere in atto, anche utilizzando le risorse dei fondi di coesione e le società di sviluppo regionali, magari con il coordinamento di ANFIR l’associazione che le rappresenta a livello nazionale. Questi interventi sono finalizzati a favorire la riqualificazione e la ripresa delle aziende confiscate, contribuendo alla loro transizione verso la legalità e alla creazione di nuove opportunità occupazionali. Le misure previste spaziano dall'offerta di crediti a tasso agevolato, attraverso la costituzione di fondi di rotazione, alla concessione di contributi a fondo perduto per iniziative di emersione dalla criminalità, come la regolarizzazione del lavoro nero e il miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono previsti anche incentivi specifici come i "bonus occupazionali" per la collocazione di soggetti svantaggiati, e interventi di assistenza tecnica, formazione e monitoraggio rivolti sia alle aziende che alle cooperative di lavoratori che intendono acquisire o gestire le imprese confiscate. Importante è poi la previsione di un fondo di solidarietà dedicato all’avvio di cooperative costituite da lavoratori che vogliono assumere la gestione delle aziende confiscate, favorendo così una gestione partecipativa e sostenibile delle imprese recuperate. Inoltre, si prevede che le regioni possano adottare misure di supporto temporaneo, come la riduzione dell’IRAP, per aiutare le aziende confiscate e le cooperative di lavoratori a mantenere i livelli occupazionali e a superare le difficoltà iniziali.
Altrettanta rilevanza è attribuita ai corpi intermedi
Altrettanta rilevanza è poi attribuita dal CNEL al ruolo dei corpi intermedi, attraverso un’attività di impulso, informazione e sensibilizzazione che a vario titolo possono svolgere in maniera capillare nei territori e presso le comunità di appartenenza. A partire dalle Camere di Commercio, dagli ordini professionali, dalle organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori, dal mondo della cooperazione, si possono costruire e rafforzare centri di competenza in grado di coadiuvare l’ente locale, in particolare i comuni meno strutturati, a cogliere le opportunità del riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati, attraverso la divulgazione massima del vademecum realizzato dalla Commissione e la definizione di linee guida operative.
I casi esemplari
Infine, i casi esemplari di ottimale gestione delle aziende. Indubbiamente ne esistono e il CNEL li sta censendo e presto presenterà i relativi risultati in un’apposita iniziativa. Ad esempio, i casi di gestione di alcuni impianti sportivi sequestrati a Roma che sono diventati un modello nazionale, dando vita all’adozione da parte di Governo, Regione e Comune di un “Patto di Quartiere”, così come alcune imprese sociali e imprese cooperative nel settore agricolo.
GLI ALTRI AMBITI EVIDENZIATI DALL’ANALISI DEL CNEL
- gestione e destinazione ottimale delle risorse afferenti al Fondo di garanzia e al Fondo per la crescita sostenibile istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy;
- procedure di destinazione dei beni confiscati prevedendo l’introduzione dei principi della co-programmazione e della co-progettazione partecipata con il terzo settore e degli istituti giuridici degli accordi di programma e dei contratti di servizio con le aziende pubbliche di servizi alla persona;
- analisi dell’attuale governance monocentrica e valutazione della sua auspicabile evoluzione verso un modello integrato a rete, con il coinvolgimento di soggetti istituzionali di raccordo e prossimità quali le Prefetture, le Regioni e il sistema delle autonomie locali, le Camere di commercio e il sistema delle imprese e del Terzo settore;
- ruolo del sistema bancario, soprattutto ai fini dell’effettivo accesso al credito da parte delle aziende nella fase immediatamente successiva a quella dell’adozione del provvedimento di sequestro preventivo e della predisposizione del programma di continuità aziendale;
- valorizzazione del ruolo potenziale ed effettivo svolto dal sistema delle fondazioni bancarie;
- analisi dell’attuale situazione in termini di tracciabilità, accessibilità, grado di infrastrutturazione digitale e organizzazione complessiva della banca dati dell’ANBSC;
- analisi dell’attuale sistema di selezione e impiego degli amministratori e dei coadiutori giudiziari, nell’ottica di accelerarne la specializzazione nella gestione manageriale d’impresa, prevedendo anche un ruolo tecnico/gestionale delle Camere di commercio, nonché la realizzazione di programmi nazionali di formazione e aggiornamento permanente attraverso il coinvolgimento della Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA);
- analisi e censimento di buone pratiche e modelli di successo della gestione;
- elaborazione di progettualità sperimentali e azioni pilota.
L’ARTICOLATO DEL DDL
L'articolo 1 ha come finalità principale quella di ampliare e meglio definire i requisiti di iscrizione all'Albo degli amministratori giudiziari e degli esperti in gestione aziendale L’obiettivo è rendere più inclusivo e flessibile il sistema di qualificazione degli esperti e degli amministratori giudiziari, puntando sulla professionalizzazione e l'efficacia delle attività di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
L'articolo 2 introduce, invece, una serie di modifiche e integrazioni al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, noto come "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione" (CAM). La finalità principale di queste modifiche è rendere più efficienti, trasparenti e funzionali le procedure di gestione, utilizzo e restituzione dei beni sequestrati e confiscati, supportando allo stesso tempo la riattivazione economica e la tutela dei diritti degli aventi diritto, nel rispetto delle norme antimafia.
Si prevede in particolare di:
- introdurre l'obbligo di formazione continua per gli iscritti all'Albo degli amministratori giudiziari e si definiscono modalità più chiare per l'iscrizione, la sospensione e la cancellazione dall'Albo, oltre a regolamentare le modalità di vigilanza da parte del Ministero della giustizia;
- specificare che il professionista nominato dall’ANBSC quale coadiutore nelle società di persone e nelle ditte individuali attive ne assume il ruolo di rappresentante legale;
- rendere più efficace e flessibile l'utilizzo temporaneo dei beni da parte di soggetti qualificati;
- stabilire un chiaro periodo di cessazione dei contratti di locazione o comodato (dodici mesi dalla comunicazione di restituzione) e regolamentare il trattamento delle migliorie apportate, riconoscendo il valore residuo di tali migliorie all'avente diritto;
- regolamentare in modo più preciso e flessibile le modalità di gestione, utilizzo e dismissione delle aziende sequestrate o confiscate, con particolare attenzione alle procedure di affidamento e alle possibilità di conservazione delle attività economiche, con l’obiettivo di promuovere un’efficace lotta alla criminalità organizzata senza compromettere l’attività economica e occupazionale;
- regolamentare le modalità di affitto e comodato dell’azienda o di un suo ramo. In particolare, viene stabilito che l’amministratore giudiziario può, previa autorizzazione scritta del giudice delegato, anche su proposta dell’Agenzia, affittare l’azienda in data non successiva alla confisca definitiva, permettendo così un utilizzo temporaneo che può contribuire a mantenere attive le attività e i livelli occupazionali;
- introdurre la possibilità di concedere le imprese sequestrate in comodato in via prioritaria a soggetti specifici, come cooperative, aziende pubbliche di servizi alla persona o imprenditori attivi nel settore di riferimento, anche in considerazione di eventuali applicazioni dell’articolo 48, comma 8-ter del decreto legislativo 159/2011. Questa disposizione favorisce il coinvolgimento di soggetti qualificati e può contribuire a un utilizzo più efficiente e stabile dell’azienda confiscata;
- permettere alle aziende sequestrate e confiscate, di partecipare alle procedure di acquisto di beni e servizi attraverso le piattaforme centralizzate delle pubbliche amministrazioni, assicurando così trasparenza e conformità agli obblighi di legge negli acquisti pubblici e la loro inclusione nel mercato;
- rafforzare e rendere più trasparente e controllata la procedura di affitto di aziende o di loro rami durante la procedura di confisca, garantendo così una maggiore tutela della legalità e la prevenzione di utilizzi illeciti dei beni confiscati;
- stabilire in maniera netta le condizioni di esclusione degli affittuari. In particolare, si vieta l’affitto a soggetti condannati, indagati per reati collegati alla criminalità organizzata o a loro stretti familiari e conviventi, con l’obiettivo di impedire il coinvolgimento di soggetti potenzialmente pericolosi o collegati a organizzazioni criminali;
- promuovere la trasparenza e il monitoraggio delle attività svolte dai tavoli provinciali permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate istituiti presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, attraverso la redazione di una relazione annuale, da trasmettere ai Ministeri competenti (interno, economia e finanze e delle imprese e del made in Italy), al fine di valutare l’efficacia delle iniziative e pianificare interventi mirati;
- rafforzare – come già enunciato – il sostegno alle imprese sottoposte a sequestro o confisca, promuovendo il loro recupero e la legalità economica attraverso interventi mirati a livello regionale e provinciale, tutelando i lavoratori e contribuendo alla stabilità e allo sviluppo del tessuto imprenditoriale locale;
- migliorare la gestione e la trasparenza delle informazioni riguardanti i beni sequestrati e confiscati. In particolare, al comma 1, si prevede la riorganizzazione e l’ampliamento della banca dati dei beni mobili registrati, delle aziende e dei terreni agricoli che sono stati sottoposti a sequestro o confisca, anche non definitiva;
- prevedere che la restituzione per equivalente in caso di sopravvenuta revocazione della confisca dopo la destinazione del bene confiscato a uso sociale avvenga sempre a carico del Fondo unico di giustizia;
- rafforzare e rendere più efficace il sistema di destinazione, gestione e utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, valorizzando il principio della trasparenza, della collaborazione tra enti e della partecipazione del comitato consultivo, nonché garantendo un impiego più strategico e socialmente orientato dei beni confiscati;
- ampliare il ventaglio degli attori coinvolti nella gestione e valorizzazione dei beni confiscati previsto dall’articolo 48;
- prevedere l’istituzione presso l’Agenzia di una banca dati sugli incarichi assegnati nell’ambito della gestione dei beni e delle aziende confiscate. Ciò rappresenta un passo importante per rendere accessibili alle autorità, ai cittadini e agli operatori interessati tutte le informazioni relative agli incarichi affidati nell’ambito di tali gestioni. La finalità principale di tale disposizione è assicurare la massima trasparenza, riducendo il rischio di irregolarità o di eventuali illeciti nella gestione dei beni confiscati, e favorendo una maggiore responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti.
Da ultimo, l’articolo 3 contiene la clausola di invarianza finanziaria.
.png?sfvrsn=8865c34e_7)