Il presidente del CNEL su Radio Radicale, nella rubrica "Rivoluzione in corso"
"Per cercare di decifrare - ha dichiarato Brunetta nel corso dell'intervista a Radio Radicale - il caos geopolitico che stiamo vivendo può essere utile la metafora di Steve Jobs sul ‘connecting the dots’: connettere i puntini del passato per dare una forma a quel che sta succedendo e così cercare di capire anche il futuro".
"Innanzitutto, partiamo dal fatto che ci sono 193 paesi ONU che interagiscono tra di loro con il commercio internazionale, con la geopolitica, con le relazioni internazionali. Adesso sembra tutto saltato. Le reti di congiunzione, il coordinamento, la diplomazia, le regole del gioco sembrano non valere più. Quindi, abbiamo una matrice delle interdipendenze di 193 per 193 che all'apparenza è senza regole, almeno secondo la logica dell'amministrazione americana. Il risultato è che di volta in volta gli Stati Uniti dialogano con l'uno e con l'altro Paese. E il dialogo non è propriamente un dialogo cooperativo. Quello che stupisce, per esempio, con la vicenda groenlandese è il dire: ‘voglio comprarla e se non la compro la occupo militarmente’. Ma la Groenlandia è un territorio che appartiene alla Danimarca, che a sua volta è un Paese dell'Unione Europea", ha proseguito il presidente del CNEL.
"La Groenlandia, attraverso la Danimarca, è già collegata alla NATO e agli Stati Uniti. Per cui perché cambiare così il gioco? Il rischio è che una matrice di 193 per 193 senza regole, senza cooperazione, senza giochi strategici razionali, porti allo stallo o comunque porti a vantaggi di breve periodo che alla fine producono più costi che benefici. Lo stiamo vedendo, per esempio, con il Venezuela. L'amministrazione Trump sembra che abbia stravinto, ma non è proprio così, perché in Venezuela c'è sempre lo stesso governo. La struttura di potere è sempre la stessa. Al momento attuale anche la dimensione economica è sempre la stessa. C'è una confusione totale, un’incertezza totale", ha così continuato Brunetta.
"Proviamo a chiederci - ha aggiunto - chi vince e chi perde sul piano globale: stanno vincendo gli Stati Uniti oppure sta vincendo la Russia o la Cina? Io direi che non sta vincendo nessuno di tutti e tre, perché tutti e tre trovano enormi ostacoli e contraddizioni nei loro comportamenti. Può sembrare paradossale, ma a me sembra che stia vincendo l'Unione europea, nonostante il suo approccio all'apparenza rinunciatario e poco reattivo. L’accordo con il Mercosur, in tal senso, è emblematico: nasce la più grande area di libero scambio al mondo, con 720 milioni di consumatori. L’accordo con il Mercosur mostra che l’UE ha una razionalità strategica superiore a quella dell'amministrazione Trump. Perché la vittoria facile e veloce alla fine produce un mare di guai. Pensiamo anche al mare di guai in cui si è messa la Russia con l'Ucraina. Chi sta vincendo in un’ottica strategica è proprio l'Unione Europea. La decisione sui 90 miliardi di prestito all'Ucraina presa con la cooperazione rafforzata è stato un passaggio che potremmo definire rivoluzionario. E quindi forza Unione Europea".
- Cliccare qui per la video-intervista a cura di Antonello De Fortuna
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