PRESENTATO AL CNEL IL LIBRO BIANCO “MADE IN ITALY 2030” A CURA DEL MIMIT

29 gennaio 2026

Brunetta: è un ecosistema fatto di storia, ricchezza e intelligenza

Si è svolta oggi, presso la Plenaria Marco Biagi del CNEL, la presentazione del Libro Bianco "Made in Italy 2030", predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.  

Il Libro Bianco, prende le mosse dal “Libro Verde sulle politiche industriali del Paese”, presentato al CNEL il 16 ottobre 2024, a cui è seguita una consultazione pubblica durata oltre un anno. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha infatti contribuito alla definizione dei contenuti e degli obiettivi strategici, nell’ambito di un gruppo di lavoro congiunto, insediatosi in base all’accordo interistituzionale siglato con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel luglio 2023.


Ha aperto i lavori il presidente del CNEL, Renato Brunetta. 

"Il Made in Italy - ha dichiarato - non è solo un’etichetta, un brand, ma è un ecosistema culturale, sociale, territoriale. Un ecosistema fatto di storia e di proiezioni, di ricchezza e di intelligenza. E intervenire su questo ecosistema vuol dire certamente politica industriale, ma forse politica industriale è un termine riduttivo. È politica di sviluppo, politica della qualità, politica della coesione sociale. Su questo il CNEL ha cominciato a collaborare con il MIMIT già oltre un anno fa, con il Libro Verde prima e adesso con il Libro Bianco, fornendo il nostro valore aggiunto come casa dei corpi intermedi. Nell'ottica della leale collaborazione istituzionale, il CNEL continuerà a porsi quale luogo di ascolto e di approfondimento. L'obiettivo - ha concluso - è avere più produttività, più salari, più coesione sociale, più reti interconnesse, più modernità, più cultura, più formazione, più occupazione dei giovani e delle donne. Ecco, se tutto questo trova come catalizzatore una strategia vera, seria, partecipata, attraverso il Libro Bianco sul Made in Italy, allora questa strategia sarà la strategia di sviluppo del nostro Paese".

È poi intervenuto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

“Una fotografia puntuale del sistema industriale italiano che certifica i risultati del lavoro svolto in questi tre anni dal Governo Meloni e indica con chiarezza le sfide che attendono il Paese in uno scenario internazionale profondamente mutato”, ha dichiarato il ministro Urso nel corso della presentazione. “Ci troviamo di fronte a un contesto nuovo, che impone di governare con visione strategica e responsabilità le quattro grandi transizioni del nostro tempo: demografica, geopolitica, digitale e green. Da questa consapevolezza nasce anche la richiesta di una svolta nelle politiche europee, con l’Italia in prima linea nell’indicare la rotta: servono riforme coraggiose per restituire centralità a una vera politica industriale comune, capace di sostenere la competitività delle imprese e di confrontarsi con i grandi modelli internazionali, a partire da Stati Uniti e Cina”.

Nelle sue 320 pagine, il rapporto “Made in Italy 2030” offre una ricognizione approfondita dei punti di forza del sistema produttivo italiano - manifattura, Made in Italy d’eccellenza e ad alta specializzazione, “multinazionali tascabili”, beni strumentali ed economia circolare - e valorizza le eccellenze su cui si fonda il modello industriale nazionale, le cosiddette 5 A - agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive. Il documento approfondisce inoltre le grandi opportunità legate ai cinque settori emergenti che rappresentano il “nuovo Made in Italy”: economia della salute, economia dello spazio e della difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Accanto ai punti di forza, il rapporto analizza le principali criticità strutturali del sistema produttivo, dagli investimenti in ricerca e sviluppo alla dimensione media e alla frammentazione delle imprese, passando per i costi energetici e delle materie prime, il capitale umano e finanziario e gli oneri burocratici. “Made in Italy 2030” traccia, infine, una roadmap strategica con gli obiettivi da conseguire entro il 2030 per rafforzare la competitività del Paese, sostenere la crescita industriale e accompagnare le transizioni in atto, indicando priorità di intervento e linee di politica industriale per il prossimo decennio.

Nel corso dell'evento sono intervenuti: Paolo Quercia, dirigente del Centro Studi e Analisi del Dipartimento politiche per le imprese del MIMIT; Cristina Sgubin, segretario generale di Telespazio e consigliere di amministrazione ENI e SACE; Paolo Pirani, consigliere del CNEL.

 

QUERCIA: LIBRO BIANCO È DOCUMENTO DI STRATEGIA INDUSTRIALE

“Il Libro Bianco è un documento di strategia industriale. Dimostra che l’Italia può pensare strategicamente. Parliamo di una manifattura allargata e integrata con i servizi, letta sotto forma di filiere ed ecosistemi industriali, in una visione complessiva che dialoga con altre politiche pubbliche. Non è un prodotto definitivo, ma un lavoro complesso che prova a volare alto e, quando serve, a scendere nel dettaglio per misurare, quantificare e ricostruire. La deindustrializzazione non è un destino, è una fase di passaggio: oggi serve uno Stato stratega, capace di trasformare dati e informazioni in conoscenza e usare questa conoscenza per guidare le scelte”. Lo ha affermato Paolo Quercia, dirigente del Centro Studi e Analisi del Dipartimento politiche per le imprese del ministero delle Imprese e del Made in Italy.


SGUBIN: CON LIBRO BIANCO FINALMENTE UNA LETTURA INTEGRATA CHE AIUTA LO SVILUPPO

“Il Libro Bianco rappresenta per la prima volta, dopo un lungo periodo, un esercizio di studio e di analisi integrato, che riporta la politica industriale al centro del sistema, attraverso un approccio olistico e trasversale. Vorrei sottolineare il concetto di Made in Italy di eccellenza. Nel nostro Paese ci sono delle grandissime eccellenze. Nell'ambito delle tecnologie, in ambito spaziale, ad esempio, siamo corteggiati e per certi aspetti anche emulati da altri Paesi. È chiaro che avere finalmente una lettura integrata aiuta lo sviluppo e soprattutto aiuta una risposta rapida, perché quando la ricerca parla con la parte meccanica, quando la parte meccanica parla con l'automazione, quando la politica capisce che il sistema è tutt'uno, la risposta del tessuto industriale, partendo dai grandi azionisti fino alle piccole start up che fanno ricerca e sviluppo, diventa più immediata”. Lo ha dichiarato Cristina Sgubin, Segretario Generale Telespazio, Consigliere di Amministrazione ENI e SACE.


PIRANI: COORDINAMENTO TRA LIVELLO NAZIONALE ED EUROPEO È ESSENZIALE PER AUMENTARE COMPETITIVITÀ

“Ci troviamo in una fase storica cruciale per il futuro industriale, economico e istituzionale del nostro Paese e dell’Europa, molto diversa da quella vissuta negli anni passati, quando pure si era tentato di costruire una visione organica delle politiche industriali. Dopo quelle esperienze, tuttavia, si è proceduto a singhiozzo, senza una continuità strategica di lungo periodo. Oggi, in uno scenario di competizione internazionale che non riguarda più singole imprese ma sistemi economici complessi, è positivo che l’Italia si stia dotando di un progetto corposo e strutturato, certamente da verificare nella sua realizzabilità, ma capace di affrontare in modo organico le problematiche dello sviluppo e dell’industria. Il Paese dispone ancora di grandi capacità manifatturiere, lavorative e di idee, ma deve fare i conti con fragilità storiche, vulnerabilità energetiche, investimenti insufficienti in ricerca e capitale umano e una frammentazione produttiva che ha inciso sulla produttività. Per questo il rafforzamento del coordinamento tra livello nazionale ed europeo rappresenta una condizione essenziale per aumentare competitività, autonomia e capacità di ricerca, valorizzando le specificità del Made in Italy, orientando la transizione, sostenendo la riconversione produttiva e proteggendo i settori strategici in una cornice europea coerente e condivisa”. Così Paolo Pirani, consigliere del CNEL.

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