Dossier a cura dell’ufficio stampa CNEL sulla base di fonti giornalistiche e agenzie di stampa
Cosa sta succedendo
Nelle prime ore di oggi, sabato 28 febbraio, le forze armate di Stati Uniti e Israele hanno dato il via a una massiccia e coordinata offensiva militare contro la Repubblica Islamica dell'Iran. L'operazione, ufficialmente denominata dal Pentagono "Operation Epic Fury", rappresenta uno schieramento di forze di portata storica, che i vertici militari americani paragonano per ampiezza solo all'intervento in Iraq del 2003. La campagna militare prevede l'impiego congiunto di cacciatorpediniere, due portaerei e oltre cinquanta aerei da caccia decollati dalle basi mediorientali, con la prospettiva di un'azione prolungata che potrebbe estendersi per settimane.
La strategia d'attacco si articola su due fronti simultanei: l'annientamento delle capacità belliche di Teheran e la decapitazione dei suoi vertici istituzionali. Sul piano capacitivo, i raid hanno preso di mira l'intera infrastruttura missilistica iraniana, stimata in oltre 2.000 missili balistici, e l'apparato navale dei Pasdaran, forte di centinaia di imbarcazioni d'assalto e migliaia di mine navali in grado di bloccare lo Stretto di Hormuz. Parallelamente, l'offensiva ha colpito il cuore politico e religioso del Paese. Oltre trenta forti esplosioni hanno scosso centri nevralgici come Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah. A Teheran, i bombardamenti hanno centrato il complesso fortificato di Pasteur, residenza della Guida Suprema Ali Khamenei e del Presidente Masoud Pezeshkian (dichiarato salvo dalle agenzie di Stato), oltre alla sede del Ministero dell'Intelligence e alla Corte Suprema.
L'impatto sul Paese è stato dirompente. La capitale iraniana è precipitata nel caos, con scuole evacuate d'urgenza e una popolazione divisa tra il panico per i bombardamenti e manifestazioni isolate di giubilo anti-governativo. La connettività internet nazionale è crollata al 4%, isolando di fatto l'Iran dal resto del mondo, mentre lo spazio aereo è stato interdetto "fino a nuovo ordine". Il Ministero degli Esteri di Teheran ha definito l'attacco "il grande test della storia", confermando l'avvio di una rappresaglia militare attraverso il lancio di sciami di droni e missili verso Israele.
Da parte sua, il Governo israeliano ha immediatamente decretato lo stato di emergenza nazionale sul fronte interno per voce del Ministro della Difesa Israel Katz. Negli Stati Uniti, il Presidente Donald Trump ha rivendicato la paternità dell'operazione, definendola una "nobile missione" volta a sradicare la minaccia nucleare iraniana e a neutralizzare le milizie proxy che destabilizzano la regione. Nel suo messaggio, Trump ha lanciato un ultimatum alle forze armate iraniane intimando la resa, pur ammettendo lucidamente la possibilità di perdite umane tra le fila americane.
Le reazioni in Italia
Di fronte al precipitare degli eventi, il Governo italiano ha innalzato il livello di allerta istituzionale, attivando un monitoraggio permanente della crisi. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto fin dalle prime ore del mattino un vertice telefonico d'urgenza a cui hanno preso parte i Vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dei comparti di Intelligence.
L'analisi dell'Esecutivo si è concentrata in primo luogo sulla sicurezza nazionale e sulla tutela dei cittadini italiani. Palazzo Chigi ha diramato un appello alla massima prudenza rivolto a tutti i connazionali presenti in Medio Oriente, esortandoli ad attenersi scrupolosamente alle direttive di sicurezza fornite dalla Farnesina e dalla rete diplomatica territoriale. Sul fronte prettamente militare, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha voluto rassicurare il Paese, confermando che, in base ai costanti aggiornamenti ricevuti dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante del COVI, il personale militare italiano impiegato nei teatri operativi internazionali non è attualmente coinvolto negli eventi bellici.
Sul piano diplomatico, l'Italia ha delineato una posizione di ferma solidarietà nei confronti della popolazione civile iraniana, riconoscendone il coraggio nella continua rivendicazione dei diritti civili e politici, pur nel mezzo di una crisi devastante. Nelle prossime ore, la Presidenza del Consiglio avvierà un giro di consultazioni urgenti con i principali alleati occidentali e i leader della regione, con l'obiettivo di sostenere e promuovere ogni iniziativa diplomatica che possa condurre a un rapido contenimento delle ostilità.
La situazione in Medio Oriente
L'offensiva USA-israeliana e la conseguente risposta iraniana hanno immediatamente travalicato i confini della Repubblica Islamica, trasformando l'intera regione mediorientale e l'area del Golfo Persico in un teatro di scontro aperto e ad altissimo rischio di conflagrazione totale.
Le forze dei Pasdaran hanno infatti innescato una massiccia rappresaglia asimmetrica puntando direttamente alle infrastrutture militari degli Stati Uniti ospitate dai Paesi alleati. In Bahrein, le sirene d'allarme sono risuonate nel distretto della capitale Manama a seguito di un violento attacco missilistico che ha preso di mira il centro nevralgico della Quinta Flotta della Marina statunitense. Il Ministero dell'Interno locale ha intimato alla popolazione di cercare rifugio immediato. Dinamiche simili si registrano in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, dove i sistemi di difesa aerea sono stati attivati per intercettare le salve di missili in arrivo da Teheran. La gravità della minaccia ha spinto le Ambasciate americane negli Emirati e in Giordania a ordinare a tutto il proprio personale e ai cittadini statunitensi la procedura di massima sicurezza con riparo sul posto.
L'allargamento del conflitto ha coinvolto anche l'Iraq, dove aerei da combattimento americani hanno condotto raid preventivi a sud-ovest di Baghdad per colpire le roccaforti di Kata'ib Hezbollah, la più potente milizia locale filoiraniana, nel tentativo di disinnescare la rete di proxy di Teheran prima che potesse mobilitarsi.
A corollario di questo scenario di guerra aperta, il sistema logistico e dei trasporti regionale è collassato. Le principali compagnie aeree internazionali, tra cui Air France e Lufthansa, hanno sospeso con effetto immediato tutti i collegamenti civili verso snodi cruciali come Tel Aviv, Beirut, Dubai e l'Oman, certificando l'isolamento aereo di vaste porzioni del Medio Oriente.
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Ph: Sky TG24
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