Brunetta: "Ue, acceleratore industriale ottima notizia. Sul 'Made in' l'Italia ha fatto scuola in Europa"
Si è tenuto oggi nella Plenaria Marco Biagi un incontro promosso dal CNEL e dal Gruppo dei 20 dedicato al Libro Bianco “Made in Italy 2030” del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che delinea la nuova strategia di politica industriale del Paese, in coordinamento con le politiche comunitarie.
Ha aperto i lavori il presidente del CNEL Renato Brunetta.
"La proposta di regolamento sull'Industrial Accelerator Act approvata oggi dalla Commissione Europea rappresenta un'ottima notizia", ha affermato. "L'introduzione di requisiti normativi mirati sul 'Made in Eu' da applicare quando è in gioco il denaro pubblico, come negli appalti e nei regimi di incentivi per settori strategici quali le tecnologie green, l'automotive, l'acciaio e l'alluminio, va nella giusta direzione. Di fronte a questo cambio di passo dell'Europa possiamo dire con orgoglio che l'Italia ha fatto scuola. La cultura produttiva del nostro Paese ha tracciato una via che oggi viene assunta a livello continentale. Il concetto di 'Made in' sta cambiando pelle e compie un salto di qualità decisivo. Come affermato dal vicepresidente della Commissione Séjourné, di fronte a quanto accade a livello globale, senza una forte base industriale non può esistere sviluppo e, quindi, il progresso del modello sociale europeo", ha concluso Brunetta.
Sono poi intervenuti Luigi Paganetto, coordinatore del Gruppo dei 20, e Paolo Quercia, dirigente dell’Ufficio Analisi delle politiche pubbliche e coordinamento statistico del ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha illustrato il Libro Bianco. Hanno preso parte al dibattito anche Emilio Rossi (Oxford Economics); Salvatore Zecchini (OCSE, Comitati CSMEE, CIIE); Paolo Guerrieri (PSIA, Sciences Po).
PAGANETTO: L’ANALISI STATISTICA DELLE FILIERE PRODUTTIVE QUALIFICA IL LIBRO BIANCO
“Il Libro bianco del MIMIT sul Made in Italy 2030 – ha sottolineato Luigi Paganetto (Villa Mondragone Association, Università Tor Vergata) – nasce da un punto che ne qualifica i risultati: l’analisi statistica delle filiere produttive, che vengono esaminate per fatturato, valore aggiunto, occupati, numero di imprese, esportazioni. Quindi un apprezzamento per questo lavoro, che ci consente di stimare anche dal punto di vista quantitativo il Made in Italy, perché se ne parla spesso ma non se ne conosce la dimensione. Il documento pone anche l’accento su una questione altrettanto importante e cioè che il manifatturiero si qualifica quanto più si collega al contenuto dei servizi. E viene poi messo in evidenza come tutto questo avvenga all'interno della sfida rappresentata dalle grandi transizioni, che riguardano l'energia, la demografia, la tecnologia, la geopolitica”.
QUERCIA: VOGLIAMO SCOMMETTERE SUL MADE IN ITALY D'ECCELLENZA
“Abbiamo voluto quantificare il Made in Italy, cercando di distinguere – ha affermato Paolo Quercia (MIMIT) – un Made in Italy d'eccellenza, basato sui i vantaggi comparati rispetto a un Made in Italy più generico, che corrisponde con il totale delle esportazioni nazionali o quello giuridico, che riguarda le regole d'origine. Noi vogliamo scommettere sul Made in Italy d'eccellenza, cioè quello che ci vede fortemente specializzati rispetto agli altri grandi Paesi esportatori. Il 70% del nostro export è Made in Italy ad alta specializzazione. Dopo la Cina, siamo il secondo Paese del mondo per numero di prodotti ad alta specializzazione. C'è quindi un nucleo duro di prodotti fortemente competitivi e questo è una ricchezza del Paese, che va tutelata. Poi abbiamo elaborato le filiere, 18 filiere, comprese le 3 filiere del nuovo Made in Italy, come lo chiama il ministro Urso, che sono la health economy, la space economy, la blue economy. Ora il Libro Bianco va implementato. Questa è la grande sfida, che necessita un’orizzontalità tra amministrazioni e poi con le Regioni, con le associazioni imprenditoriali, con i sindacati, con l'Unione Europea”.
ROSSI: FONDAMENTALE FAVORIRE L’INTEGRAZIONE TRA MANIFATTURA E SERVIZI
“La crescita della produttività nella manifattura – ha evidenziato Emilio Rossi (Oxford Economics) – è stata in Italia negli ultimi venti anni in linea con l’Europa. Per questo la manifattura italiana è stata in grado di rimanere competitiva a livello globale. Il vero problema, sul piano della produttività complessiva del Paese, è nel terziario. Molti settori dei servizi sono scarsamente produttivi, a partire da quelli dell’ICT e dei servizi knowledge intensive. Quindi, bene fare un Libro Bianco per rilanciare la manifattura, ma per far crescere il sistema Paese è fondamentale favorire l’integrazione tra manifattura e servizi. Dobbiamo puntare innanzitutto sulla crescita delle competenze, sulla ricerca e sviluppo, sulla creazione di nuovi istituti di ricerca e, come viene sottolineato anche nel Rapporto Draghi, sulla collaborazione tra imprese e mondo accademico”.
ZECCHINI: STRATEGIA INDUSTRIALE SIA AL PASSO CON NUOVA ECONOMIA GLOBALE
"Al centro della strategia industriale del nostro Paese – ha affermato Salvatore Zecchini (OCSE, Comitati CSMEE, CIIE) – deve esserci lo sviluppo delle nuove tecnologie, come la microelettronica e l'intelligenza artificiale, per collocare il sistema produttivo italiano nel contesto della nuova economia globale. È necessario superare la frammentazione degli strumenti finanziari, consolidandone la gestione sotto un'unica istituzione, seguendo il modello della banca pubblica di investimento francese. Bisogna, inoltre, aggiungere un capitolo su come mobilitare il risparmio privato attraverso reali convenienze economiche, poiché le risorse pubbliche possono rappresentare solo una quota minoritaria dello sforzo richiesto per questa strategia. L'obiettivo deve essere un'industria capace di gestire la robotizzazione spinta e l'automazione, affrontando la polarizzazione delle competenze e puntando su riforme di sistema profonde, capitalizzando l'esperienza accumulata con il PNRR”.
GUERRIERI: LIBRO BIANCO SFORZO IMPORTANTE PER COMPETERE CON GLI ALTRI PAESI AVANZATI
"Il Libro Bianco sul Made in Italy – ha sottolineato Paolo Guerrieri (PSIA, Sciences Po) – è uno sforzo importante che mette l'Italia al passo con gli altri Paesi avanzati, tracciando una road map di politica industriale al 2030. Dobbiamo però partire da un'analisi impietosa: in un confronto cumulato su 25 anni, il dato italiano è negativo rispetto a partner come Germania e Francia. Esiste un dualismo profondo tra un gruppo ristretto di imprese d’avanguardia e il resto del sistema che fatica a innovarsi, rischiando una deriva verso una terziarizzazione povera, a basso valore aggiunto. La sfida dei prossimi anni sarà integrare strettamente manifattura e servizi ad alta conoscenza, utilizzando l'intelligenza artificiale come veicolo di trasformazione. Senza questo salto di qualità nell'intensità dei servizi e nella transizione verde intesa come leva di sviluppo, la partita per la nostra competitività rischia di essere compromessa”.
Il Libro Bianco, la cui presentazione pubblica è avvenuta lo scorso 29 gennaio presso il CNEL (cliccare qui per la notizia), ha l’obiettivo di costruire il futuro del Made in Italy per rendere maggiormente competitivo il nostro Paese, in un periodo storico caratterizzato da grandi trasformazioni e nuovi conflitti politici ed economici a livello globale. Il documento prende le mosse dal precedente “Libro Verde sulle politiche industriali del Paese”, presentato al CNEL il 16 ottobre 2024 (cliccare qui per approfondire), a cui è seguita una consultazione pubblica durata oltre un anno. Grazie al contributo di idee di oltre 200 soggetti fra associazioni di impresa, sindacati, mondo accademico, think tank e vari altri stakeholder pubblici e privati, si è arrivati dunque alla realizzazione della nuova strategia industriale del Paese.
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