AL CNEL IL CONVEGNO “I BENEFICI DELL’AZIONE SINDACALE: L’ATTUALITÀ DELLA CONCEZIONE DI MARIO ROMANI”

23 marzo 2026

Promosso dalla CISL in collaborazione con la Fondazione Giulio Pastore

Si è svolto oggi a Villa Lubin il convegno “I benefici dell’azione sindacale. L’attualità della concezione di Mario Romani”, promosso dalla CISL in collaborazione con la Fondazione Giulio Pastore, centro di alta formazione, ricerca culturale e documentazione sul lavoro costituito nel 1971.

Il seminario è stato dedicato alla figura di Mario Romani, colui che ha dato profondità dottrinale alla CISL fin dalla sua fondazione nel 1950. Romani fu consigliere del CNEL nelle prime tre Consiliature, dal 1958 al 1975.
Il convegno è stato aperto dal presidente del CNEL Renato Brunetta (cliccare qui per il video), cui ha fatto seguito l'intervento del consigliere Aldo Carera, presidente della Fondazione Giulio Pastore. Hanno partecipato al dibattito: Sonia Malaspina, capo del personale e delle relazioni istituzionali di GLS Italia; Maurizio Del Conte, ordinario di Diritto del Lavoro presso l'Università Bocconi di Milano; Massimiliano Valerii, direttore generale del CENSIS; Ignazio Ganga, segretario confederale della CISL, a cui sono state affidate le conclusioni. Ha moderato l'incontro la giornalista Ester Crea. 

CARERA: SUE SUGGESTIONI ANCORA ATTUALI

"Romani è una figura poco conosciuta – ha affermato il consigliere Aldo Carera – ma ricca di suggestioni ancora oggi attuali. Al CNEL, oltre che nella CISL, ha trovato uno dei luoghi della sua realizzazione, maturando l’idea del ruolo dei corpi intermedi e dei soggetti sociali, all’interno dell’assetto di un Paese che si stava ricostruendo. Uno dei richiami che Romani faceva sistematicamente alla CISL era quello di non essere conformista, di uscire dagli schemi prevalenti. Il punto di originalità del suo pensiero era partire dalla centralità della persona ma poi portare questa idea del personalismo cristiano in quel mondo che si stava modernizzando, in un incontro con l’economia di mercato, con la cultura liberale. Da qui i temi dell’impresa, della contrattazione, della produttività e della partecipazione, dentro un processo di regolazione sociale dove il sindacato era protagonista. Romani dice che la partecipazione evoca una conversione, cioè un cambiamento di schema, che vuol dire cercare di cambiare la natura dei rapporti tra capitale e lavoro. È un'idea riformista. E la vera sfida è quella della coerenza: far sì che le convenzioni e i valori si traducano in comportamenti".