Il presidente del CNEL su Radio Radicale, nella rubrica "Rivoluzione in corso"
"A fronte dello scenario geopolitico attuale, mi viene in mente una frase proverbiale che può aiutarci a guardare lucidamente il contesto che abbiamo davanti: ‘quando la situazione si fa calda bisogna tenere la testa fredda’. Ne deriva che, se partiamo dai fatti degli ultimi giorni, ci rendiamo conto che l'Europa non ha più paura di Trump.
Lo si è visto chiaramente con la crisi dello Stretto di Hormuz: di fronte al presidente americano che intimava agli europei di ‘andarsi a prendere il petrolio da soli’, l'Europa ha risposto in modo netto. Gli Stati europei sono tra i protagonisti della coalizione dei 40 Paesi volonterosi, che si sono riuniti ieri per coordinare gli sforzi collettivi volti a ripristinare la libertà di navigazione nello snodo del Golfo Persico e che hanno cominciato a ricostruire una multilateralità strategica come risposta al bilateralismo muscolare di Trump. Stanno riportando al centro il ruolo delle Nazioni Unite per garantire il passaggio sicuro delle petroliere, lasciando di fatto gli Stati Uniti in un vero e proprio isolamento muscolare e perdente.
Tutto questo ci insegna che per combattere le minacce globali e il terrorismo servono strategia e alleanza multilaterali. In tal senso penso alla Lega Santa, nata per contrastare l'espansionismo ottomano nel Mediterraneo e che fu un autentico miracolo di diplomazia di tutti gli Stati cattolici messi insieme da Papa Pio V, dal Re di Spagna Filippo II e dalla Repubblica di Venezia, che portò alla vittoria di Lepanto del 1571. Quell'alleanza vinse non solo sul piano militare, ma soprattutto dal punto di vista diplomatico e simbolico, mettendo insieme l'Occidente e stabilendo una cesura storica fondamentale. Oggi serve la stessa capacità di costruire coalizioni allargate capaci di trasmettere potenza e valori.
In questo nuovo scacchiere in cui gli Stati Uniti non fungono più da gendarmi del mondo, stiamo assistendo a una straordinaria eterogenesi dei fini. Da una parte, i Paesi del Golfo hanno capito di non potersi più affidare solo agli USA e si stanno coalizzando, investendo in prima persona in difesa e sicurezza. Dall'altra parte, e questa è la seconda eterogenesi dei fini, emerge il nuovo ruolo dell'Ucraina. Zelensky ha dovuto creare un esercito altamente tecnologico per difendersi dai russi, ha incorporato tecnologie all’avanguardia e ora può offrire supporto nel Golfo vendendo droni e sicurezza proprio a quelle monarchie.
In questo modo l'Ucraina cessa di essere un interlocutore passivo della sua guerra e diventa un agente strategico attivo, esportando la propria resilienza e una visione del mondo europeista e democratica, finalmente potenzialmente vincente. Unendo tutti questi puntini, vediamo delinearsi le condizioni per una pace solida, con un'Ucraina e un'Europa che, avendo un proprio progetto, sanno finalmente dire di no a Trump e al trumpismo". Lo ha dichiarato il presidente del CNEL, Renato Brunetta, su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso".
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