AUDIZIONE DEL PRESIDENTE DEL CNEL SUL DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA 2026

28 aprile 2026

Brunetta: "Quadro economico cambiato in peggio, nuovo shock energetico"

Oggi, presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio, il presidente del CNEL Renato Brunetta è intervenuto in audizione davanti alle Commissioni Bilancio riunite della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare sull’esame del Documento di finanza pubblica 2026Di seguito i principali punti dell’intervento.

 

“Il quadro economico - ha dichiarato il presidente Brunetta - è cambiato decisamente in peggio rispetto a quanto era stato immaginato appena due mesi fa. La terza Guerra del Golfo ha portato al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz e configura un nuovo shock energetico, appena quattro anni dopo il precedente”. Per Brunetta, “nella visione originaria il DFP 2026 avrebbe dovuto essere una sorta di tagliando di controllo dei molti progressi compiuti dall’Italia lungo il cammino del risanamento della finanza pubblica”. L’ennesima convulsione geopolitica, ha aggiunto, “ha necessariamente trasformato il DFP in un difficile esercizio di previsione di scenari possibili, previsione quantitativa e qualitativa”.

 

DA BLOCCO STRETTO DI HORMUZ RISCHIO RECESSIONE MONDIALE SIGNIFICATIVA

“Il prolungamento del blocco anche di sole tre-quattro settimane farebbe esaurire le scorte e causerebbe una grave scarsità di petrolio e gas naturale e di alcuni loro derivati”. Tra i derivati a rischio, spiega, “dai carburanti ai fertilizzanti alle materie plastiche e ad altre componenti chimico-farmaceutiche, con effetti a catena molto importanti nelle dimensioni e nelle conseguenze”. In questo scenario, secondo Brunetta, “l’economia mondiale verrebbe potenzialmente precipitata in una recessione di entità significativa”, aggravata dalle interrelazioni con la finanza, “via aumento del costo del denaro, restrizione del credito e perdita di valore della ricchezza, e dalla depressione delle aspettative degli operatori, famiglie e imprese”.

 

NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI PER ITALIA 6 MESI DI CRESCITA IN MENO

“La crisi appena iniziata, e che tutti ci auguriamo finisca molto presto, costerebbe nella migliore delle ipotesi circa sei mesi di crescita all’Italia”.  Gli scostamenti di PIL-  ha spiegato Brunetta - sono “tutto sommato modesti rispetto a quanto prevedibile prima dello shock: un decimale di crescita in meno nel 2026, due nel 2027 e uno nel 2028. In totale quattro decimi”. Per Brunetta si tratta di “quasi nulla rispetto a quanto accaduto con la Grande crisi finanziaria, la crisi dei debiti sovrani e la pandemia, che costarono all’Italia molti punti percentuali di riduzione del PIL: 6,3 punti, 4,9 e 8,9 rispettivamente”.

 

NON SOTTOVALUTARE LE SOFFERENZE DEI PIÙ POVERI, INTERVENIRE SUL CARO-ENERGIA

“Non significa che vadano sottovalutate le sofferenze di chi già era in condizioni di povertà e grave deprivazione sociale e di chi era appena sopra la soglia della povertà. L’aumento del costo dell’energia è insopportabile per gli uni e gli altri”, ha aggiunto, “e ogni intervento possibile va indirizzato a attenuare l’impatto del caro-energia su quelle famiglie”. Brunetta ha richiamato anche la necessità di “prepararsi ed essere pronti a intervenire nel caso del realizzarsi degli scenari più negativi”, perché “la migliore cura è la prevenzione. E se l’economia rischia di andare a infrangersi contro il muro della carenza di energia è bene essere pronti a sterzare per evitare l’impatto”.

 

FARE DA SOLI È ATTRAENTE MA SCONSIGLIABILE, SERVE STRATEGIA EUROPEA

“È attraente ma del tutto sconsigliabile fare da soli. Senza aspettare le eventuali reprimende europee”, ha proseguito, “sarebbero i mercati finanziari a punirci con tassi più alti e spesa pubblica per interessi più elevata, con tutte le conseguenze negative che conosciamo bene”. Per Brunetta, dunque, “è l’Europa che nel suo insieme deve preparare un piano B, cioè un piano che permetta di affrontare le conseguenze del prolungamento della crisi del Golfo Persico”. Sul piano del metodo, ha precisato, “occorre una strategia concordata a livello europeo. La possibilità che un Paese possa fare da solo è certamente accattivante, ma purtroppo è negata dall’esperienza passata e dalle condizioni presenti”.

 

I PRECEDENTI DI MITTERRAND E DEL PRIMO GOVERNO CONTE

“Dall’esperienza passata traiamo due casi emblematici, uno francese e uno italiano”. È quanto ha ricordato il Presidente del CNEL Renato Brunetta. Negli anni Ottanta, ha rammentato, “il Presidente Mitterrand avviò una politica espansiva non coordinata con gli altri Paesi: il risultato fu di avere il franco francese messo sotto pressione e alla fine costretto alla svalutazione, assieme alla rapida retromarcia sulle misure di stimolo alla crescita”. Più recente il caso italiano: “Nel 2018 il Primo Governo Conte cercò di imporre alla Commissione europea un obiettivo di deficit di bilancio più grande di quello raccomandato (il 2,4% del PIL contro l’1,9%); il risultato fu che nell’ottobre del 2018 lo spread si allargò sopra i 300 punti base, con tassi di interesse sui BTp a dieci anni che in sei mesi raddoppiarono”.


I MERCATI HANNO RICONOSCIUTO LA CREDIBILITÀ DEL GOVERNO MELONI

“Sui mercati finanziari il differenziale di interesse con i titoli decennali tedeschi è sceso nel febbraio scorso ai livelli più bassi dall’agosto del 2008, ossia prima della deflagrazione della Grande crisi finanziaria”. La compressione dello spread, ha osservato, “è avvenuta nonostante il livello dei tassi tedeschi sia salito nei precedenti dodici mesi, e di solito quando questo succede lo spread si allarga”. Per Brunetta, “vuol dire che gli investitori hanno riconosciuto la credibilità del Governo Meloni e dell’azione del Ministro Giorgetti”, premiati per la “linea di rigore nella disciplina dei conti e di dialogo con le istituzioni europee”, premiata dai mercati finanziari e dalle agenzie di rating.

 

ASIMMETRIA TRA PAESI, EUROPA E ITALIA PIÙ ESPOSTE ALLA CRISI

“L’Europa in generale e l’Italia in particolare sono più esposte in questa crisi rispetto ad altre aree del Mondo che sono più indipendenti dalle importazioni per l’approvvigionamento energetico”. Nel dettaglio, ha ricordato, “l’Unione Europea dipende dall’estero per il 57% del suo fabbisogno di energia e l’Italia addirittura per il 74%”. Inoltre, “l’Italia si rifornisce dai Paesi del Golfo per l’11% del suo fabbisogno di petrolio greggio, per il 33% dei prodotti petroliferi e per il 10% del gas naturale”. Per Brunetta “non basta diversificare quando ormai non c’è Paese extraeuropeo che possa davvero definirsi politicamente stabile e quindi affidabile”.

 

ASIMMETRIA TRA SETTORI, COLPITO PIÙ IL TERZIARIO CHE IL MANIFATTURIERO

“Solitamente le crisi colpiscono anzitutto il settore manifatturiero, perché è un settore più sensibile al variare delle condizioni del ciclo: cresce più rapidamente nelle fasi espansive ed è più penalizzato nelle fasi recessive”. In questa crisi, però, “i dati qualitativi ci dicono che sta patendo molto di più il terziario privato, soprattutto quello che vive di e con i trasporti. Quindi il turismo, soprattutto quello a lunga distanza”. Si tratta, secondo Brunetta, di “un’asimmetria inconsueta” che “ha implicazioni importanti per il nostro Paese, che più di altri in Europa attrae visitatori dagli USA e dall’ASIA”.

 

RISCHIO DISTRUZIONE DI DOMANDA, NON SEMPLICE CALO

“Il perdurare della chiusura dello Stretto di Hormuz porterebbe alla distruzione di domanda per adeguare il fabbisogno di energia e di altri beni fondamentali alla più bassa offerta che si è determinata con lo scontro politico-militare. Distruzione, e non semplice calo”, ha precisato, “perché i mancati consumi e investimenti non saranno recuperati successivamente, in quanto la capacità di estrazione, raffinazione e soprattutto trasporto del petrolio e dei suoi derivati e del gas è limitata nel breve periodo”. Inoltre, ha aggiunto, “il potere d’acquisto dei consumatori è stato tagliato dall’aumento del costo dell’energia”, e ciò impedisce di accumulare “un tesoretto di maggiore risparmio da utilizzare quando la crisi sarà finita”, come avvenne dopo i lockdown.

 

TENERE ALTA L’ATTENZIONE SULLA QUESTIONE STRUTTURALE DELLA CRESCITA

“Il DFP traccia uno scenario che possiamo considerare ragionevole qualora si concretizzasse la migliore delle ipotesi, ossia la rapida soluzione della crisi nel Golfo Persico”. Il documento, ha riconosciuto, “riflette appieno la gravità del momento, sia elencando correttamente i grandi rischi al ribasso sia effettuando alcune simulazioni”. Tuttavia, ha aggiunto, “ci pare anche che nel DFP sia evidenziata in modo lieve la questione strutturale ricordata prima, ossia la bassa crescita dell’Italia”. Per Brunetta “molto è stato fatto in questi anni per aumentare il potenziale, ma molto bisognerà continuare a fare sia sul piano delle riforme sia sul piano degli investimenti”.

 

BASSA ATTRATTIVITÀ DELL’ITALIA PER I GIOVANI, CARTINA DI TORNASOLE DEI RITARDI

“La bassa attrattività dell’Italia per i giovani cittadini dei Paesi avanzati, documentata dal CNEL, è la cartina di tornasole dei ritardi italiani”. Si tratta di “ritardi che non riguardano solo il settore pubblico, ma anche il settore privato, nell’arretrata cultura del lavoro, nell’inaccettabile discriminazione di genere e nella scarsa meritocrazia, che viene sostituita con il premiare i legami familiari”. Brunetta ha ricordato come in molti campi della pubblica amministrazione “l’Italia continua ad avere performance troppo distanti dagli altri migliori e maggiori Paesi europei”.

 

GLACIAZIONE DEMOGRAFICA, NEL 2025 POPOLAZIONE -0,1% SENZA IMMIGRAZIONE

“Sul Pil potenziale continua a operare in senso negativo la glaciazione demografica, più volte analizzata dal CNEL”. Nel dettaglio, ha ricordato, “nel 2025 la popolazione si sarebbe ridotta dello 0,1% in assenza di immigrazione”. Brunetta ha tuttavia avvertito che “se i giovani italiani proseguono a uscire dal Paese, l’immigrazione da Paesi più poveri economicamente e istituzionalmente comporta la ricomposizione degli abitanti verso un mix con minore dotazione di capitale umano e con consumi inferiori”. Questa immigrazione, ha concluso, “è necessaria, ma altrettanto necessario è l’aumento dell’attrattività dell’Italia per i giovani cittadini dei Paesi avanzati”.

 

TANTO RUMORE PER NULLA SUL DECIMALE DEL DEFICIT

“Ci stiamo smarrendo dietro ai decimali e perdiamo di vista le grandi questioni europee e italiane”. Per Brunetta la polemica sull’uscita dalla Procedura per disavanzo eccessivo “da un lato è sterile e dall’altro lato si concentra su un falso problema”. Anche se l’Italia fosse uscita un anno prima, ha spiegato, “nulla sarebbe cambiato in termini di manovrabilità dei conti pubblici, che devono continuare a rispettare il sentiero di rientro concordato”. Dunque, “dentro o fuori della Procedura l’Italia rimane osservata speciale sia degli altri Paesi UE sia dei mercati finanziari”, e sul decimale “possiamo affermare: tanto rumore per nulla”.

 

GERMANIA SI RILANCIA, SPINGERE SU INVESTIMENTI E RIFORME PER STARE AL PASSO

“Per l’Italia resta la questione della bassa crescita, che in questi anni è stata occultata dal fatto che la Germania ha pure sofferto di un rallentamento strutturale, per la crisi dell’auto prima e dei settori intensivi di energia poi. Ma la Germania ora si sta rilanciando”, ha avvertito, “e l’Italia rischia di ritrovarsi fanalino di coda”. Per aumentare il potenziale di crescita, secondo Brunetta, “occorre agire mantenendo alti gli investimenti e continuando nella lunga e faticosa azione delle riforme strutturali”. La novità, ha aggiunto, deve riguardare “anche il settore privato”, che “deve essere stimolato a riformarsi verso maggiore meritocrazia e nuova cultura del lavoro per essere più attrattivo per i giovani”.

 

PATTO DI STABILITÀ È FOGLIA DI FICO, SERVONO STATI UNITI D’EUROPA

“Il Patto di stabilità non può continuare a essere la foglia di fico per nascondere la mancanza di volontà e capacità politica dei 27 di diventare una vera federazione, gli Stati Uniti d’Europa”. Per Brunetta l’Europa deve essere “capace di adottare politiche che consentano di adattarsi ai cambiamenti in atto e di varare le politiche per il futuro”. Nel momento contingente, ha sottolineato, “occorre giocare d’anticipo contro la possibile grave recessione che incombe, e non aspettare che questa arrivi per poi agire, perché a quel punto sarebbe tardi. Poi, se la crisi si risolverà rapidamente e quelle misure diverranno inutili, saremo tutti molto soddisfatti”.

 

SERVE UN NEXT GENERATION EU PER L’ENERGIA

“L’Europa sta di fatto temporeggiando con raccomandazioni che rischiano di essere centrifughe e di allargare i divari tra i Paesi europei, non solo in campo energetico”. La causa, secondo Brunetta, è che all’Unione “manca una strategia comune dotata di strumenti finanziari adeguati analoghi a quelli di Next Generation EU, ossia della creazione di uno spazio fiscale che serva strategicamente a ridurre e possibilmente eliminare la vulnerabilità energetica”. Brunetta ha inoltre ricordato che “le nuove tecnologie digitali sono estremamente energivore, per cui non ha senso voler puntare su quelle tecnologie, come giustamente ci ha stimolato a fare il Rapporto Draghi, se non ci si dota contemporaneamente di sufficienti fonti di energia primaria”.

 

PACCHETTO DELLA COMMISSIONE È UN GIOCO DI RETROGUARDIA

“Il pacchetto di misure avanzato pochi giorni fa dalla Commissione è un chiaro esempio di gioco di retroguardia”. Il giudizio, ha spiegato, deriva dal fatto che il pacchetto “appare non all’altezza degli effetti che questa e altre crisi geopolitiche potrebbero avere, e anzi stanno già avendo, sul sistema economico e sociale europeo, nel suo insieme e nelle sue singole parti nazionali”. Per Brunetta la Commissione “non fa alcuna retromarcia sull’annacquamento del Green Deal”, mentre “è evidente che la crisi energetica in corso ci spinge ad affrancarci ancora più rapidamente dalla dipendenza dalle fonti di energia fossile, di cui l’Europa è pochissimo dotata”.

 

AIUTI DI STATO, COME RIMARCATO DA MELONI CREANO DISPARITÀ TRA PAESI

Il pacchetto della Commissione, ha avvertito il Presidente del CNEL Renato Brunetta, “punta sull’allentamento delle norme sugli aiuti di Stato, generando un’enorme disparità tra i singoli Paesi, come giustamente ha rimarcato il Presidente Meloni”. La ragione è chiara: “chi ha più spazio fiscale più aiuti può erogare al proprio sistema economico”. Brunetta ha avvertito inoltre che “per usare in modo efficace ed efficiente gli aiuti di Stato servono sì risorse adeguate agli obiettivi, ma nondimeno occorre una capacità amministrativa che l’Europa di per sé non ci può dare”. Il PNRR, ha aggiunto, “ha potenziato la macchina amministrativa pubblica, tuttavia, è necessario aumentare il potere di indirizzo e di verifica di alcuni ministeri chiave”.

 

NON CALMIERARE PREZZI ENERGIA CON LE IMPOSTE, RIPENSARE INCENTIVI AL RISPARMIO

“Cercare di calmierare i prezzi dei prodotti energetici agendo sulle imposte che vi gravano finirebbe per accentuarne la scarsità perché ne stimolerebbero il consumo, che è l’esatto opposto della direzione verso cui siamo costretti a muoverci”. Per Brunetta, invece, “occorre ripensare agli incentivi per il risparmio energetico, che un grande imprenditore italiano chiamava la principale fonte di diversificazione energetica”. Il principio economico, ha ricordato, lo aveva insegnato anche Rosmini ad Alessandro Manzoni: “Quando un bene diventa più scarso il suo prezzo aumenta e l’aumento del suo prezzo serve a ridurre la domanda”.

 

TRANSIZIONE ENERGETICA, ANCHE NUCLEARE COME FRANCIA E SPAGNA

“Bisogna rivedere la disciplina sulle autorizzazioni per il fotovoltaico e per l’eolico, ripensando ad alcuni vincoli che sono stati introdotti e trovando spazi, con intelligenza e fantasia, per insediare parchi nuovi”. Più in generale, secondo Brunetta, “occorre puntare con più decisione verso la transizione energetica”. Questo significa, ha aggiunto, “anche puntare sul nucleare di cui sono più dotate Francia e Spagna, che non a caso sono i Paesi meno colpiti dalla crisi energetica del 2022 e da quella attuale”.

 

EUROPA PUÒ USCIRE RAFFORZATA, COINVOLGERE ANCHE IL REGNO UNITO

“Nei momenti di difficoltà l’Europa è riuscita a fare progressi verso l’integrazione e l’approfondimento della sua unità politica”. L’Unione, secondo Brunetta, “rimane un modello sociale ed economico di straordinario successo” e “anche da questa crisi può uscire rafforzata se i 27 Paesi agiranno insieme per rafforzare l’Unione, anziché ciascuno di essi”. Nel processo, ha aggiunto, andrà coinvolto “anche il Regno Unito, che sempre più si sta rendendo conto del grandissimo errore della Brexit”. “Solo così”, ha concluso, “l’Europa potrà essere protagonista e confrontarsi con i giganti USA, Cina e India”.



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