Il presidente del CNEL su Radio Radicale, nella rubrica “Rivoluzione in corso”
"L'intelligenza artificiale deve essere concepita e governata come un bene pubblico collettivo: uno strumento da non subire passivamente come il prodotto di una piattaforma o il frutto di poche big tech, ma da orientare alla felicità e al benessere della società". È quanto ha affermato il Presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, Renato Brunetta, intervenendo ai microfoni di Radio Radicale nel corso della trasmissione "Rivoluzione in corso", per una riflessione legata ai temi della Festa del Lavoro.
Il Presidente del CNEL ha inquadrato l'avvento dell'IA come una trasformazione epocale, profondamente diversa dalle rivoluzioni industriali del passato in virtù del suo potenziale di autoprogrammazione. Il tema centrale, ha evidenziato Brunetta, è proprio l'opacità algoritmica, la cosiddetta “scatola nera” entro la quale nessuno può accedere: "L'algoritmo non è conosciuto dai lavoratori e, aspetto ancora più inquietante, sfugge alla reale comprensione degli stessi datori di lavoro che lo implementano nelle proprie aziende. Tutti ne subiscono le conseguenze, ma il fine ultimo resta fuori portata degli utilizzatori. La prima vera sfida, se vogliamo un'IA pervasiva e governata, è riuscire a penetrare in questa scatola nera".
Il CNEL, afferma Brunetta, individua nella "co-progettazione algoritmica" la via maestra. Non è più sufficiente la mera partecipazione: "I corpi intermedi e la società civile devono appropriarsi dell'algoritmo, tornando a essere attori e non semplici fruitori. È esattamente l’obiettivo che intendiamo perseguire con OPERA, l'Osservatorio Politiche e Relazioni industriali per l'intelligenza Artificiale partecipativa, istituito al CNEL: entrare nella scatola nera per capirne e indirizzarne le logiche, coinvolgendo nei processi tutti gli attori della contrattazione collettiva", ha spiegato il Presidente.
La bussola per questa transizione, ha concluso Brunetta, risiede nella radicata tradizione italiana dell'economia civile, che da Antonio Genovesi in poi promuove la felicità pubblica, la coesione, l'inclusione e la giustizia sociale. "La società civile deve governare la tecnologia secondo i propri fini. Solo così l'intelligenza artificiale diventerà un autentico bene pubblico, al servizio esclusivo della persona".
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