Brunetta: "Risultati tra i migliori a livello internazionale"
Si è svolto oggi a Villa Lubin l’evento “Profilo della sanità. Stato di salute del Sistema Sanitario in Italia”, una giornata di confronto promossa dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dedicata all'analisi delle condizioni e delle prospettive del Sistema Sanitario Nazionale.
Al centro del dibattito i due rapporti elaborati dall’OCSE: “Profilo della Sanità 2025: Italia” e “Health at a Glance”. I documenti offrono una fotografia aggiornata e comparata dei sistemi sanitari, mettendo in evidenza dati, tendenze e criticità relative allo stato di salute della popolazione, ai fattori di rischio, all’organizzazione dei servizi e alle performance complessive. Le analisi sono frutto del lavoro congiunto tra l’OCSE, l’European Observatory on Health Systems and Policies e la Commissione europea.
I lavori sono stati aperti dal presidente del CNEL, Renato Brunetta, seguito dall’intervento del ministro della Salute, Orazio Schillaci.
BRUNETTA: RISULTATI TRA I MIGLIORI A LIVELLO INTERNAZIONALE
"I rapporti OCSE presentati oggi al CNEL - ha dichiarato il presidente Renato Brunetta - confermano un dato che il dibattito spesso trascura. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale garantisce copertura universale e risultati tra i migliori a livello internazionale, con una spesa inferiore alla media europea, l'8,4% del PIL contro il 9,3%. L'Italia supera la media OCSE in sette dei dieci indicatori chiave sullo stato di salute, con una mortalità prevenibile pari a 93 per 100mila abitanti contro una media di 145. È il frutto di decenni di investimenti accumulati in sanità, prevenzione e condizioni di lavoro. È un patrimonio che appartiene all'Italia prima che a un singolo Governo.
Su questa base - prosegue Brunetta - si apre la grande questione politica del nostro tempo, la longevità. Nel 2024 l'aspettativa di vita ha toccato il livello record di 84,1 anni, la più alta dell'Unione europea insieme alla Svezia. Questa accelerazione sposta in avanti la domanda di cura e ridisegna il perimetro del welfare. La sostenibilità della longevità è la vera misura della tenuta del Paese. La risposta passa dal lavoro. Abbiamo raggiunto il record di oltre 24 milioni di occupati, ma se fossimo allineati al Nord Europa ne dovremmo avere tra 27 e 28. Quel gap di quattro milioni va letto come riserva di capitale umano inespressa, fatta di donne e giovani, in larga parte localizzate nel Mezzogiorno. Far emergere queste riserve entro il 2050 significa riequilibrare il finanziamento del welfare pensionistico e sanitario, e al tempo stesso favorire la natalità.
C'è poi una terza leva, decisiva, che condivido con il Ministro Schillaci, quella degli stili di vita. L'OCSE ce lo dice con i numeri. Nel 2021 fumo, alcol, cattiva alimentazione e inattività fisica hanno causato in Italia circa 167mila decessi, un quarto del totale. Con stili di vita sani i servizi migliorano, soprattutto per le fasce di età più bisognose di assistenza. Qui si decide gran parte della sostenibilità futura del sistema sanitario.
Per questo - conclude - al CNEL abbiamo lavorato con il Ministero della Salute e abbiamo approvato in Assemblea uno schema di disegno di legge basato su stimoli, cultura e formazione in maniera coordinata, dall'educazione alimentare alla valorizzazione dell'attività fisica, fino alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Gli stili di vita sono cultura istituzionale, riguardano la sanità, lo sport, la scuola, l'università e la ricerca. Sono parte di una visione One Health che tiene insieme le persone e l'ambiente. Davanti a modelli che subordinano l'accesso alle cure al possesso di una carta di credito, il nostro universalismo è una scelta etica prima ancora che economica. È il modello che difendiamo e che vogliamo rendere sostenibile."
SCHILLACI: INTRAPRESO UN PROCESSO DI AMMODERNAMENTO CON DETERMINAZIONE
“I due rapporti OCSE - ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci - ci consegnano una fotografia chiara del nostro Servizio sanitario nazionale, che continua a ottenere risultati tra i migliori in Europa. In questi anni abbiamo intrapreso un processo di ammodernamento sulla sanità che viene portato avanti con determinazione, realismo, con una visione chiara, senza proclami, ma per garantire a ogni cittadino ovunque risieda cure tempestive, efficaci e di qualità: anche in questo le riforme della medicina territoriale ci daranno una salute più vicina ai cittadini, più moderna e più giusta. È un impegno che abbiamo preso e sul quale lavoreremo fino all'ultimo giorno. I dati danno una fotografia del nostro Servizio sanitario nazionale in buona salute. Ci dicono anche, però, che ci sono ambiti che richiedono interventi, per renderlo ancora più performante. Dobbiamo assolutamente prenderci cura di questi aspetti e lavorare insieme".
Le analisi dell’OCSE evidenziano come il Servizio Sanitario Nazionale continui a distinguersi per la capacità di garantire una copertura universale e risultati di salute tra i migliori a livello internazionale, a fronte di una spesa sanitaria inferiore alla media europea. Questo conferma un profilo di efficienza elevato, sostenuto anche da un orientamento verso la prevenzione, l’assistenza territoriale e una solida rete di cure primarie. Accanto a questi punti di forza, l’OCSE richiama alcune sfide da affrontare, come il miglioramento dell’accesso tempestivo ai servizi, la riduzione delle differenze territoriali e il rafforzamento del personale sanitario, in particolare nell’assistenza primaria e infermieristica. Il rapido invecchiamento della popolazione rende, inoltre, sempre più centrale il tema della sostenibilità e dell’evoluzione dei modelli organizzativi. Nel complesso, il sistema sanitario italiano si conferma solido ed efficace, con ampi margini per consolidare i risultati raggiunti. In questo quadro, l’attuazione delle riforme in corso e l’utilizzo strategico delle risorse europee rappresentano un’opportunità cruciale per rafforzarne ulteriormente equità, capacità di risposta e sostenibilità nel medio-lungo periodo.
All'evento sono intervenute, tra gli altri, Sandra Gallina, direttrice generale della direzione della salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea, e Francesca Colombo, capo della divisione salute della direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE. Al confronto hanno preso parte anche Walter Bergamaschi, direttore generale della programmazione ed edilizia sanitaria del ministero della Salute; Sergio Iavicoli, direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute; e Milena Vainieri, professoressa ordinaria e direttrice del Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
GALLINA: FUTURO DELLA SANITÀ EUROPEA DIPENDE DALL’INNOVAZIONE
“Occorre investire su innovazione e prevenzione per garantire sistemi più resilienti. Senza una gestione chiara dei sistemi sanitari rischiamo un contraccolpo economico. Per questo è importante avere dati e analisi che ci aiutino a capire quali scelte compiere, perché la sanità è il nucleo dell’attività economica. Nonostante una buona resilienza generale, persistono differenze a macchie di leopardo ed è necessaria una maggiore omogeneità. Nel 2025 l’Italia ha compiuto progressi significativi nell’aspettativa di vita e nella riduzione della mortalità evitabile; sul tema del personale, condividiamo sfide comuni al resto d'Europa. La competitività è centrale: innovazione e ricerca farmaceutica devono rimanere nel nostro continente. Il futuro della sanità europea dipende dall'innovazione e non bisogna avere paura dell’intelligenza artificiale. La prevenzione è la vera rivoluzione: sanità non significa solo ospedali, ma collaborazione sinergica tra tutti gli attori per rendere il sistema sempre più resiliente”. Lo ha affermato Sandra Gallina, direttrice generale della Direzione generale della salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea.
COLOMBO: SSN ITALIANO VA TRASFORMATO PER PRESERVARNE I RISULTATI
“L'Italia - ha sottolineato Francesca Colombo, capo della divisione salute della direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE - combina una delle speranze di vita più alte dell'UE con una spesa sanitaria pro capite inferiore di circa il 20% alla media europea, producendo un rapporto molto favorevole tra risorse e risultati. Mortalità evitabile e ricoveri ospedalieri evitabili per patologie croniche sono tra i più bassi del continente. Questo equilibrio è tuttavia sottoposto a pressioni crescenti. La spesa sanitaria pubblica reale è cresciuta molto meno della media UE nel periodo pre-pandemico e nel 2023 resta circa un quarto sotto la media europea. L'accesso mostra segnali di tensione: il sistema protegge ancora bene l'urgenza clinica, ma nelle prestazioni differibili le liste d'attesa rivelano colli di bottiglia strutturali. La prevenzione secondaria non ha recuperato i livelli pre-COVID e presenta forti divari territoriali. Vi sono tre condizioni per preservare risultati e carattere universale del SSN: riallineare il finanziamento alla traiettoria demografica; riequilibrare il mix professionale e ricostruire la base del personale sanitario, incluso infermieristico; trasformare l'infrastruttura organizzativa e digitale in reale capacità di assistenziale integrata. Il SSN italiano non va difeso nel suo assetto attuale: va trasformato per preservarne i risultati, l'equità e la sostenibilità”.
BERGAMASCHI: NOSTRA PRIORITÀ È LA TRANSIZIONE DALL’OSPEDALE AL TERRITORIO
"Dobbiamo fare nostro l'obiettivo di 'trasformare per preservare': è questa la sintesi perfetta delle sfide che attendono il Ministero e il Governo. Il nostro sistema sanitario - ha dichiarato il direttore generale della programmazione ed edilizia sanitaria del ministero della Salute Walter Bergamaschi - è un modello ad alto rendimento che, con una spesa inferiore alla media europea, ottiene outcome estremamente positivi sulla mortalità evitabile e curabile. Stiamo operando una rilevante inversione di tendenza sulle risorse, con un Fondo Sanitario che nel 2026 aumenterà di 74 miliardi di euro, crescendo ben sopra l'indice inflattivo. La nostra priorità è la transizione dall'ospedale al territorio, spostando il setting di cura per garantire modelli di assistenza integrata. Abbiamo già raddoppiato l'assistenza domiciliare rispetto al 2019 e stiamo consolidando la rete delle Case di Comunità e degli ospedali di comunità previsti dal PNRR. Questo rafforzamento delle cure primarie è essenziale per trattenere il paziente nel setting più appropriato, riducendo l'accesso improprio alla specialistica e alle ospedalizzazioni evitabili. Infine, per superare le profonde differenze territoriali, serve un nuovo patto fra Stato e Regioni. Non vogliamo più solo un controllo stringente o sanzionatorio, ma un sistema di monitoraggio che lavori per alzare l'asticella dei servizi in tutto il Paese, accompagnando ogni singola Regione nel superamento delle proprie criticità strutturali”. Lo ha sottolineato Walter Bergamaschi, Direttore generale della Programmazione del Ministero della Salute.
IAVICOLI: PREVENZIONE È UN INVESTIMENTO STRATEGICO PER IL PAESE
“La prevenzione non è un costo - ha affermato il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute Sergio Iavicoli - ma un investimento strategico per la crescita e la sostenibilità del Paese, in un contesto in cui all’aumento dell’aspettativa di vita si accompagna più tempo vissuto con malattie e disabilità, soprattutto tra gli anziani. In Italia le patologie cronico-degenerative rappresentano la quota prevalente della mortalità e fino al 60% dei casi è prevenibile, agendo sui fattori di rischio. Secondo l’OCSE, interventi efficaci potrebbero ridurre la mortalità prematura di oltre l’11% e aumentare il PIL fino all’1,3%. Necessario, quindi, rafforzare strategie integrate basate su Life-course Prevention, One Health e Health in All Policies, puntando su dati, innovazione e assistenza territoriale”.
VAINIERI: SU SSN QUADRO FAVOREVOLE MA SERVONO AZIONI PER SOSTENIBILITÀ
“I dati OCSE ed europei - ha osservato Milena Vainieri, professoressa in management e direttrice del laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa - evidenziano un elemento distintivo del caso italiano: l’Italia continua a collocarsi favorevolmente, nel confronto internazionale, su numerosi indicatori di stato di salute ed esiti, pur a fronte di livelli di spesa inferiori alla media. Questa configurazione appare sempre più come un equilibrio complesso e potenzialmente fragile. Fra le varie riforme che possono supportare la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale vi sono le azioni volte al cambiamento nei processi, l’evoluzione verso modelli organizzativi orientati alla presa in carico, il rafforzamento della prevenzione come leva strutturale e una maggiore integrazione tra dimensione sanitaria e sociale. Anche la long-term care rappresenta un banco di prova particolarmente rilevante. L’Italia è tra i Paesi europei con la più alta quota di popolazione anziana, ma destina alla long-term care una quota di spesa pubblica inferiore alla media UE, affidando una parte rilevante dell’assistenza alle famiglie e alla spesa privata diretta”.
PRINCIPALI EVIDENZE DEI REPORT OCSE
In Italia aspettativa di vita 2,4 anni in più della media OCSE
Il rapporto Health at a Glance 2025 (cliccare qui), presentato oggi al CNEL, rivela che a livello internazionale l’Italia ottiene risultati migliori della media OCSE in 7 dei 10 indicatori chiave che misurano lo stato di salute e i fattori di rischio. Nel nostro Paese l’aspettativa di vita è di 83,5 anni, 2,4 anni in più rispetto alla media (dati 2023). La mortalità prevenibile è pari a 93 per 100.000 abitanti (media OCSE 145). La mortalità curabile è di 52 per 100.000 abitanti (media OCSE 77). Il tasso di suicidi è di 6 per 100.000 abitanti (media OCSE 11). Solo il 5,9% della popolazione italiana valuta il proprio stato di salute come cattivo o molto cattivo, contro una media OCSE dell’8%. Quanto ai fattori di rischio per la salute, l’Italia ha dati migliori alla media per quel che riguarda l’obesità auto-dichiarata (12% contro il 19%) e il consumo di alcol (8 litri pro capite contro 8,5). Meno buoni i valori relativi agli adulti che non svolgono sufficiente attività fisica (45% contro 30%) e al fumo quotidiano (19,5% contro 14,8%).
L’intera popolazione può accedere ai servizi essenziali
Relativamente all’accesso e alla qualità delle cure il nostro Paese presenta valori superiori alla media OCSE in 6 indicatori chiave su 10. Il rapporto Health at a Glance illustrato al CNEL, segnala che l’intera popolazione italiana può accedere ai servizi essenziali, mentre in media nei paesi OCSE la copertura raggiunge il 98% della popolazione. Al 95% dei bambini idonei viene somministrato il vaccino trivalente DTP ed anche qui il dato è più alto rispetto alla media. In Italia vengono prescritte 21 dosi giornaliere di antibiotici ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 16. Si registrano 224 ricoveri evitabili ogni 100.000 abitanti, rispetto a una media di 473. La mortalità a 30 giorni dopo un infarto miocardico acuto è del 4,7% (media OCSE 6,5%) e del 6,9% dopo un ictus (media OCSE 7,7%). Le donne che si sottopongono a screening per il tumore al seno sono il 55%, un dato corrispondente alla media OCSE. L’1,8% degli italiani esprime bisogni sanitari insoddisfatti, contro un valore che a livello OCSE raggiunge il 3,4%. Il 44% degli italiani si dichiara soddisfatto per la qualità dell’assistenza sanitaria, mentre la media OCSE è il 64%.
Medici in attività più della media OCSE, meno gli infermieri
Un altro ambito analizzato da Health at a Glance, il rapporto presentato oggi al CNEL, è quello delle risorse a disposizione del sistema sanitario. In questo caso l’Italia mostra valori migliori della media OCSE in 4 dei 10 indicatori chiave. Il nostro Paese spende per la sanità meno della media OCSE, l’8,4% del PIL, rispetto al 9,3%. Il 4,6% della spesa sanitaria totale è destinato alla prevenzione ed è una percentuale superiore alla media OCSE (3,4%). In termini di capitale umano, in Italia ci sono 5,4 medici in attività ogni 1.000 abitanti (media OCSE 3,9) e 6,9 infermieri (media OCSE 9,2). Il numero di operatori sanitari nelle strutture di assistenza a lungo termine ogni 100 persone di età pari o superiore ai 65 anni è di 1,5 (media OCSE 5). In Italia ci sono 140 farmacisti ogni 100.000 abitanti, rispetto alla media OCSE di 86. Sul piano delle strutture, nel nostro Paese vi sono 3 posti letto ospedalieri ogni 1.000 abitanti (media OCSE 4,2). La quota di farmaci generici nel mercato farmaceutico (in volume) è del 28% in Italia, rispetto alla media OCSE del 56%.
Stato di salute tra i più alti in Europa
Nel 2024 l’aspettativa di vita in Italia è salita ulteriormente, raggiungendo il livello record di 84,1 anni, la più alta dell’UE insieme alla Svezia. Il dato supera di sei mesi il livello pre-pandemia. È quanto rivela il report dell’OCSE Profilo della Sanità 2025: Italia (cliccare qui), presentato oggi al CNEL e realizzato in collaborazione con l’European Observatory on Health Systems and Policies e la Commissione europea. In linea con le tendenze più generali dell’UE, il divario di genere nell’aspettativa di vita in Italia continua a ridursi. Le donne vivono in media 4 anni in più rispetto agli uomini, un dato significativamente inferiore al divario di genere medio dell’UE, pari a 5,2 anni. Sia gli uomini che le donne italiane mantengono un chiaro vantaggio in termini di longevità rispetto ai loro coetanei dell’UE: gli uomini possono aspettarsi di vivere quasi tre anni in più, mentre le donne vivono 1,6 anni in più rispetto alle rispettive medie dell’UE.
Età media aumentata di 4 anni nell’ultimo decennio
La popolazione italiana sta invecchiando rapidamente. Come sottolineato dal report OCSE Profilo della Sanità, presentato oggi al CNEL, l’età media nel nostro Paese è aumentata di quattro anni negli ultimi dieci anni, raggiungendo i 48,7 anni, un tasso significativamente superiore alla media UE di 2,2 anni. Le proiezioni indicano che la percentuale di italiani di età pari o superiore a 65 anni passerà dal 24% nel 2024 a circa il 34% entro il 2050, quota che rappresenta il valore più alto tra i Paesi dell’UE. Sebbene l’Italia stia invecchiando più rapidamente della media UE, gli anziani riferiscono condizioni di salute relativamente buone.
Tasso di mortalità per cancro in calo, ma rimane la seconda causa di decesso
Il cancro rimane una delle principali sfide per la salute pubblica in Italia, essendo la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. Il tasso di mortalità per cancro standardizzato per età è inferiore di quasi il 7% alla media dell’UE e ha registrato un calo del 15% dal 2011, superiore alla riduzione media dell’UE del 12%. Questo progresso – si legge nel report OCSE Profilo della Sanità 2025 illustrato oggi al CNEL – ha contribuito a una riduzione del 17% degli anni potenziali di vita persi, determinata principalmente dalla minore mortalità per tumore al polmone e al seno. Il carico di cancro varia in modo significativo in base al sesso: tra gli uomini, i tassi di incidenza sono inferiori del 2% rispetto alla media UE, con il cancro alla prostata, al colon-retto e al polmone come sedi più comuni. Tra le donne, i tassi di incidenza sono superiori del 4%, principalmente a causa del tumore al seno, che rappresenta quasi un terzo di tutti i nuovi tumori maligni femminili. Molti casi di cancro rimangono prevenibili, ma il consumo di tabacco, principale causa evitabile di mortalità per cancro, continua a rappresentare una sfida importante. Dopo anni di calo, i tassi di fumo tra gli adulti sono nuovamente in aumento, mentre quelli tra gli adolescenti sono tra i più alti dell’UE.
Sui fattori di rischio incidono gli aspetti comportamentali
I fattori di rischio comportamentali – evidenzia l’OCSE nel rapporto Profilo della Sanità 2025 – pesano fortemente sulla mortalità prematura in Italia. Il fumo, il consumo nocivo di alcol, la cattiva alimentazione e l’inattività fisica hanno causato nel 2021 circa 167.000 decessi, pari a circa il 24% di tutti i decessi, una percentuale vicina alla media dell’UE. L’alimentazione scorretta è stata il principale fattore determinante, responsabile di quasi la metà di tutti i decessi legati al comportamento, seguita dal consumo di tabacco (37%), dal consumo di alcol (13%) e dall’inattività fisica (6%). Anche i rischi ambientali hanno inciso pesantemente sulla salute della popolazione. Combinati, i rischi comportamentali e l’inquinamento atmosferico hanno rappresentato circa il 29% della mortalità totale, sottolineando la necessità di misure di sanità pubblica più incisive e complete.
Tassi di mortalità evitabile inferiori alla media UE
Il report dell’OCSE Profilo della Sanità 2025 sottolinea come l’Italia mostri ottimi risultati in materia di salute, con tassi di mortalità evitabile significativamente inferiori alla media UE e tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche più bassi rispetto alla media dell’Unione. Tra i dati positivi, quello della copertura vaccinale antinfluenzale tra gli anziani, che rimane superiore alla media UE, attestandosi al 53%. I tassi di vaccinazione contro il papilloma virus umano (HPV) tra le ragazze di 15 anni, invece, sono scesi al 55%, al di sotto della media UE del 63%.
Le spese per servizi ambulatoriali e cure dentistiche pesano sui gruppi a basso reddito
Sebbene la maggior parte dei costi dell’assistenza ospedaliera sia finanziata in Italia con fondi pubblici, i tassi di finanziamento più bassi per i servizi ambulatoriali e la copertura quasi inesistente per le cure dentistiche contribuiscono a livelli elevati di spesa a carico dei cittadini. Queste barriere all’accesso – sottolinea l’OCSE nel rapporto Profilo della Sanità 2025 – incidono soprattutto sui gruppi a basso reddito, determinando disuguaglianze socioeconomiche nei bisogni sanitari non soddisfatti. Quanto alle prestazioni, alcune criticità evidenzia l’OCSE, si continuano a registrare in diverse regioni del Sud, nonostante il miglioramento complessivo della conformità regionale agli standard di servizio essenziali.
La sfida dei tempi di attesa
Tra le sfide da affrontare, l’OCSE segnala quella dei tempi di attesa. Se da un lato i tempi di attesa per gli interventi chirurgici sono relativamente brevi, dall’altro l’accesso alla diagnostica e alle visite specialistiche rimane limitato, con conseguenti alti tassi di cure non effettuate. Viene poi evidenziato come le tendenze divergenti nella formazione medica e infermieristica possano aggravare gli squilibri nella forza lavoro, dato che l’aumento della formazione medica contrasta con il calo dei laureati in infermieristica. Altro aspetto messo in luce, l’elevato consumo di antibiotici, che può compromettere gli sforzi in atto per controllare la resistenza agli antimicrobici.
- Video-intervento del presidente Renato Brunetta (cliccare qui)
- Rapporto OCSE Health at a Glance 2025 (cliccare qui)
- OCSE Profilo della Sanità 2025: Italia (cliccare qui)
- Rapporto OCSE Health at a glance relativo all’Italia (cliccare qui)
- Presentazione a cura di Milena Vainieri, professoressa ordinaria e direttrice del laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (cliccare qui)
- Presentazione a cura di Francesca Colombo, capo divisione salute della direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE (cliccare qui)
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