La nota del presidente del CNEL
“Sono passati sette anni da quando ci ha lasciati Gianni De Michelis. Per me l'anniversario di oggi è il ritorno di un'assenza che continua a pesare, ogni volta che mi imbatto in una questione di politica del lavoro, di politica dei redditi, di dialogo sociale.
Gianni è stato per me amico e maestro. Il nostro incontro avvenne nei primi anni Settanta. Dieci anni dopo mi volle accanto al Ministero del Lavoro durante il primo governo a guida socialista presieduto da Bettino Craxi. Erano anni di scelte difficili, in un Paese stretto tra inflazione a due cifre, conflittualità sindacale e crisi di produttività. Erano anche anni di passione politica autentica, di idee che si scrivevano la notte e si discutevano la mattina.
Il decreto di San Valentino, il 14 febbraio 1984, resta una delle pagine più alte di quella stagione. E forse il momento più intenso della mia vita professionale al fianco di Gianni. La politica dei redditi, per De Michelis, era una pietra d'angolo. Bloccare la scala mobile voleva dire difendere il salario reale e restituire al Paese una possibilità di crescita.
Quel decreto cambiò la storia del Paese. Salvò l'Italia dalla spirale prezzi-salari. Vinse l'anno dopo la prova del referendum, con la saggezza di un popolo che capì da che parte stava il proprio interesse di lungo periodo.
Negli anni successivi ho avuto la fortuna di restargli accanto in altre stagioni. La drammatica notte dell'Heysel, vissuta insieme a Bruxelles nel maggio 1985, mi resta nella memoria come uno dei momenti in cui ho visto tutta la sua statura morale e umana.
E ancora più tardi, nel 2009, quando volle starmi accanto come consulente al Ministero per la Pubblica Amministrazione. Per me fu un onore enorme. Avere Gianni come consigliere era come avere accanto una biblioteca vivente di intuizioni, di idee, di lezioni di metodo.
Manca a tutti noi. Manca al Paese, che avrebbe bisogno ancora oggi della sua intelligenza globale, della sua visione, della sua capacità di tenere insieme rigore e umanità. Manca a chi, come me, ha avuto il privilegio di lavorare con lui, di imparare da lui.
Lo ricordo con le parole che ho sempre usato per lui. Un amico. Un maestro. Uno straordinario uomo di Stato”.
Così in una nota il presidente del CNEL, Renato Brunetta.
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