Per la rubrica "Rivoluzione in corso"
"Il PNRR ha avuto un impatto profondo sulla nostra economia, e quanti lo hanno liquidato come un fallimento sono smentiti dai fatti. Le risorse sono state spese, le diverse fasi del piano realizzate". Lo ha dichiarato il presidente del CNEL, Renato Brunetta, nel corso di "Rivoluzione in corso" su Radio Radicale. "In cinque anni nelle casse dello Stato sono entrate risorse che si sono tradotte in decine di migliaia di progetti, hanno scosso la nostra burocrazia, mobilitato imprese ed enti locali, raddoppiato e in molti casi triplicato gli investimenti pubblici".
L'analisi di Brunetta distingue due piani di impatto. "Sul lato della domanda l'effetto è stato immediato, keynesiano, e ha verosimilmente evitato all'Italia la recessione in cui sarebbe altrimenti scivolata in questi cinque anni. Sul lato della produttività, legato agli investimenti in infrastrutture e digitalizzazione, l'effetto richiede per sua natura tempi più lunghi per esplicitarsi, e in larga parte deve ancora manifestarsi", ha osservato. "Proprio per questo il rischio da scongiurare oggi è il fiscal cliff, la voragine che si aprirà dal 2027, quando verranno meno le risorse del Piano. Sarà quindi necessario un nuovo incremento di investimenti e riforme, per consolidare l'effetto produttività che resta in larga parte da venire".
Sul Patto di stabilità, il presidente del CNEL ha riconosciuto i progressi rispetto all'impianto precedente. "Il nuovo Patto è più intelligente del vecchio, guarda al medio e al lungo periodo, ragiona in termini di spesa netta, si fonda su piani trattati bilateralmente tra ciascun Paese e la Commissione. Resta però la rigidità di una cassetta degli attrezzi che mostra i suoi limiti proprio quando va gestito l'imprevisto", ha rilevato Brunetta.
"Il punto è semplice. Ci si può attivare in anticipo, oppure bisogna aspettare che l’asteroide cada sulle nostre teste perché la flessibilità diventi praticabile? Su questo il Patto non è chiaro. Ma qualcosa sta accadendo. I prezzi dei carburanti aumentano per la speculazione legata a Hormuz, l'inflazione torna a mordere, il potere d'acquisto di famiglie e imprese si riduce", ha proseguito. "Dire ai singoli Stati di alzare la manina e chiedere flessibilità significa esporli al giudizio dei mercati. Serve un approccio collettivo, perché Hormuz vale per tutti".
"Occorre anche un atteggiamento meno miope da parte della BCE, che minaccia un rialzo dei tassi a fronte di un'inflazione di natura speculativa, prodotta da uno shock esogeno e non da un eccesso di domanda. Sarebbe un errore tecnico prima ancora che politico. Lo stesso Trump, su questo terreno, ha ragione quando ricorda alla Fed che, mal che vada, conviene stare fermi".
In chiusura, l'invito a recuperare la filosofia del Next Generation EU. "Torniamo all'esperienza del PNRR, a quel momento Hamilton in cui l'Europa si è indebitata in comune per dare risorse a tutti, in cambio di investimenti e riforme, con una parte a prestito e una parte a fondo perduto. Facciamo la stessa cosa oggi", ha concluso il presidente del CNEL. "Quello che serve è ‘calma e gesso’, intelligenza e flessibilità, una resilienza adeguata di fronte alle esogene distopiche che stiamo vivendo. Siamo tutti nella stessa barca in Europa. Come ricorda Draghi, soli ma insieme".
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