PORTE APERTE AL CNEL IN OCCASIONE DELLA GIORNATA ADSI

24 maggio 2026

Ampia partecipazione per la visita guidata a Villa Lubin

Oggi, in occasione della XVI Giornata nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS, Villa Lubin, sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ha aperto le porte al pubblico. L'iniziativa ha riscosso grande successo, registrando un'ampia partecipazione: numerosi cittadini, insieme ai dipendenti del CNEL accompagnati dalle proprie famiglie, hanno colto l'occasione per scoprire da vicino questo straordinario patrimonio artistico e culturale. Ha preso parte all’iniziativa il presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, Renato Brunetta.

La visita guidata di Villa Lubin ha permesso ai visitatori di esplorare un luogo esclusivo che costituisce un esempio dell'architettura romana del primo '900. L’edificio, posto all'interno di Villa Borghese a Roma, fu iniziato nel 1906 ed inaugurato nel 1908, e successivamente restaurato nel 1959 al momento della sua assegnazione al CNEL. 
Villa Lubin, progettata dall’architetto Pompeo Passerini, fu sede, a partire dal 23 maggio 1908, dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, costituito sotto il patrocinio di Vittorio Emanuele III ma ideato e voluto fortemente da David Lubin, intraprendente cittadino americano, tipico esponente di quella categoria di “self made man”, che tanto ruolo hanno avuto nello sviluppo degli Stati Uniti. Lubin, ultimo dei sei figli di un piccolo commerciante di religione ebraica, nacque in Polonia il 1° giugno 1849 ma si trasferì nel 1855 negli Stati Uniti a seguito delle persecuzioni razziali.
Durante il percorso guidato, i visitatori hanno potuto apprezzare l'eleganza dell'architettura Liberty e Neo-Barocca: il portico esterno in travertino, i dettagli della fontana situata di fronte all’ingresso della villa e le sale interne decorate, che testimoniano il perfetto connubio tra struttura e decorazione artistica.

VILLA LUBIN

Villa Lubin, iniziata nel 1906 ed inaugurata nel 1908, fu ampliata nel 1934 con la costruzione del vicino edificio ad uso di biblioteca, e successivamente restaurata nel 1959 al momento della sua assegnazione al CNEL.
L'ideatore principale fu l'architetto Pompeo Passerini, ma la connotazione più caratteristica dell'edificio deriva dalla stretta relazione intercorrente tra il lavoro dell'architetto e quello dei decoratori: Adolfo Cozza, Adolfo Apolloni, Giuseppe Mazzoni, Lemmo Rossi-Scotti, tutti artisti che avevano collaborato in quegli anni nella costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II.
Passerini, progettista dei palazzi Avogadro e Baggio-Villa in Corso Vittorio a Roma, maturato grazie alle esperienze accanto a Sacconi nella costruzione del Vittoriano, elaborò un edificio relativamente semplice nella articolazione, alleggerito da poche e contenute scansioni volumetriche, compatto ma non pesante. 
Il palazzo è infatti composto da un corpo centrale principale rivestito di travertino nella zona inferiore e nei pilastri terminali, fiancheggiato da due ali leggermente arretrate con zoccolatura e pilastri d'angolo pure in travertino. La parte centrale, più ricca di ornati, è caratterizzata da un portico a tre fornici sorretti da colonne binate di pietra colorata, un motivo ripreso dalle logge aperte al primo piano delle due facciate laterali ad alleggerire la massa muraria. 
Una breve balaustra articolata, interrotta al centro da due delfini e da una piccola vasca, delimita di fronte all'ingresso il ciglio del poggio, formando nel breve dirupo sottostante una piccola cascatella, ornata dalla statua di un dio delle acque all'interno del nicchione preesistente, e da una più ampia vasca di raccolta dell'acqua.
Cozza, scultore e archeologo umbro, che aveva eseguito bassorilievi per il Duomo di Orvieto e collaborato con Sacconi per le sculture del Vittoriano, progettò gli affreschi che ornano le pareti laterali del Parlamentino: a destra "L'agricoltura dalle epoche barbariche fino ai tempi della Roma Imperiale" e a sinistra "I grandi navigatori, gli astronomi e i naturalisti dal secolo XIII al XVIII". 
Al perugino Lemmo Rossi-Scotti si devono invece i dipinti in stucco e pittura che ornano i soffitti del salone di rappresentanza, detto "Sala Gialla" ("Il trionfo di Cerere seguita dal corteggio delle nazioni"), delle due stanze laterali simmetriche e dello scalone d'onore. 
Passerini seppe trovare una risposta adeguata e dignitosa, non inutilmente retorica, in un difficile equilibrio tra neo-barocco e liberty, così felicemente legato alla collocazione naturalistica al punto da non disturbare minimamente l'unità globale dell'ambiente. 
Il termine "neo barocco" è una definizione che torna spesso nelle valutazioni delle caratteristiche architettoniche di Villa Lubin. Usata spesso in senso riduttivo, essa contiene in realtà il meritato riconoscimento dello sforzo unitario compiuto dall'architetto e dagli altri artisti di adeguarsi al contesto in cui l'edificio doveva sorgere. 

Nel corso della mattinata, ha preso parte alla visita guidata Valérie Louis-Francois, sindaco di Longone Sabino, paese di nascita di Attilio Verdirosi, eroe della Prima Guerra Mondiale e medaglia d’oro al valor militare. Il suo nome compare sulla lapide commemorativa che ricorda i dieci dipendenti, di diversa nazionalità, dell’Istituto Internazionale di Agricoltura, caduti nel corso del conflitto.  La targa, collocata all’interno di Villa Lubin, è stata inaugurata lo scorso 4 novembre in occasione della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.


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