Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"
"L'Europa comincia a essere smart, intelligente, flessibile, e spesso è stimolata in tal senso dall'Italia". Lo ha dichiarato il presidente del CNEL, Renato Brunetta, intervenendo alla trasmissione "Rivoluzione in corso" su Radio Radicale.
Il punto di partenza dell'analisi di Brunetta è la reputazione che l'Italia ha saputo conquistare sul campo, in particolare nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). "I compiti a casa li abbiamo fatti, la serietà dei conti l'abbiamo dimostrata", ha affermato il Presidente del CNEL, ricordando i risultati ottenuti sul piano delle riforme e degli investimenti. "Abbiamo ricevuto più soldi di tutti con il PNRR, ma siamo stati anche i migliori a spenderli e a giustificare quelle spese come voleva l'Europa".
Una solida postura finanziaria che ha consentito all'Italia di indicare una direzione precisa all'Unione, chiedendo comportamenti comunitari meno rigidi e più flessibili. Secondo Brunetta, la trattativa aperta dalla premier Meloni sulla flessibilità ha orientato Bruxelles verso "una riflessione più complessiva di medio periodo", inserita perfettamente nelle traiettorie di sostenibilità finanziaria previste dal nuovo Patto di stabilità. Il Presidente del CNEL ha tuttavia insistito sul carattere generale e sistemico della richiesta: "La flessibilità deve valere per tutti, non per un solo Paese. Altrimenti sarebbe stato uno stigma negativo su cui i mercati avrebbero speculato. L'Italia si pone ormai come Paese leader, forte e credibile, che sta cercando di far diventare l'Europa sempre più intelligente e adattiva".
Lo stesso approccio analitico è stato applicato da Brunetta alla politica monetaria, a partire dalle recenti mosse della Federal Reserve. "Sta avendo una linea seria, mantiene i tassi fermi e applica un criterio di prudente attesa", ha osservato il Presidente, per il quale la via della cautela è oggi l'unica obbligata. Per Brunetta è infatti "inutile aumentare i tassi e innescare una crisi strutturale quando la causa dell'instabilità è congiunturale e straordinaria, come quella legata alla crisi di Hormuz".
Un messaggio chiaro che ha voluto rivolgere direttamente a Francoforte: "Alla Bce, anche con il contributo dell'Italia, va detto calma e gesso". La ragione risiede nella natura stessa dell'attuale dinamica dei prezzi. "L'inflazione che abbiamo potenzialmente di fronte non è da eccesso di domanda, è un'inflazione da un'esogena straordinaria che è cominciata mesi fa, ma potrebbe finire anche domani", ha spiegato, legando il fenomeno alla speculazione sui future delle materie prime, dal petrolio fino ai fertilizzanti. Da qui una previsione ottimistica sull'economia reale: "Se arrivassero segnali concreti di fine dei conflitti in corso, e qualcosa già si intravvede nei canali diplomatici, l'effetto positivo sui mercati non avrebbe bisogno di mesi per manifestarsi, ma di pochissimi giorni".
Lo sguardo finale del Presidente del CNEL si è concentrato sugli equilibri globali e sul nuovo scacchiere geopolitico. Il recente voto di quattro parlamentari repubblicani negli Stati Uniti contro l'invio di truppe nel Golfo dimostra, per Brunetta, che "il sistema americano dei pesi e contrappesi ancora funziona", mentre le barriere commerciali e i dazi "sono ormai diventati l'archeologia di un solipsismo di potere". In questo quadro, l'America mostra i suoi limiti strutturali e l'Unione Europea cresce di peso e centralità. "Non c'è più l’egemonia muscolare degli Stati Uniti", ha concluso Brunetta, "mentre la Russia si è autodeclassata a potenza regionale e la Cina avanza pur mostrando grandi fragilità interne. In questo scenario, la più grande potenza etica, culturale e democratica che ci sia oggi al mondo si chiama Europa".
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