La nota del presidente del CNEL
“Tra i reati più gravi che il diritto internazionale dovrebbe prevedere c’è quello della negazione del diritto all’infanzia. Colpire i più deboli, che non hanno nessuno strumento per difendersi, è un atto vile che deve prevedere una punizione esemplare e nessuna attenuante. Sono i numeri che parlano e che devono spingerci a difendere i minori sfruttati per lavorare, spesso in condizioni inumane e pericolose per la loro vita. Lo sfruttamento del lavoro minorile riguarda, secondo dati Unicef, oltre 400 milioni tra bambine e bambini al mondo, che possono arrivare fino a un miliardo se concorrono più condizioni di povertà, come la mancanza di acqua, cibo, casa, igiene, cure e istruzione. In Italia - secondo i dati Istat - i minori sfruttati per lavorare sono circa 1 milione e trecentomila nel range tra i 12 e i 16 anni. Rappresentano il 13,2% della popolazione, percentuale che diventa il 38% tra coloro che sono senza cittadinanza. Ogni bambino sfruttato per lavorare è una singola profonda ferita per la società, che ogni giorno che passa diventa più difficile da rimarginare”. Lo ha dichiarato il presidente del CNEL Renato Brunetta, in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile.
Immagine presa dalla campagna “Cartellino rosso al lavoro minorile” promossa dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL).
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