Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"
“Questi 14 punti garantiscono con certezza una cosa sola, la de-escalation. Su tutto il resto promettono soltanto un negoziato che può durare all'infinito”. Lo ha affermato il presidente del CNEL, Renato Brunetta, ai microfoni di Radio Radicale, analizzando l'intesa tra Stati Uniti e Iran siglata il 17 giugno. “Siamo dentro una struttura giuridicamente non vincolante, costruita su due famiglie di clausole dal peso del tutto diverso”, ha spiegato.
La prima famiglia è immediata e autoeseguibile. “Cessate il fuoco, riapertura dello stretto di Hormuz, sminamento, ripresa dei flussi ai livelli prebellici, ripartenza dell'export petrolifero iraniano. Sono le misure che svuotano la bolla speculativa e disinnescano il ricatto di Hormuz. L'economia respira, il petrolio scende, le borse salgono. Superati i primi giorni di incertezza, è di fatto irreversibile”, ha osservato.
Di segno opposto la seconda, “speculare e impossibile da ottenere. I 300 miliardi per la ricostruzione faranno la fine del fondo per Gaza, nessuno pagherà. Sul nucleare non c'è alcun impegno reale, Teheran si limita a ribadire il consueto mantra sul programma a fini civili. I fondi congelati restano in mano americana e i 60 giorni della trattativa, lo dice lo stesso memorandum, sono prorogabili all'infinito”.
Il punto più rischioso, però, è un altro. “A sminamento avvenuto Teheran potrà vendere agli armatori ‘servizi’ per le navi in transito, un pedaggio mascherato che scardina la libertà dei traffici marittimi e che la ‘clausola Hormuz’ rende replicabile in ogni stretto del pianeta”, ha avvertito Brunetta. “Ciò che è certo è irreversibile, ciò che riguarda la non proliferazione resta morbido e sospeso a tempo indeterminato. Tutto resta congelato nello status quo. Il regime resta, i missili restano, il terrorismo sciita resta, resta il nucleare con l'obiettivo della bomba che tutti conosciamo.
“Non è un accordo fallimentare, tutt'altro. È un patto raffinatissimo, con due contraenti pienamente consapevoli, gli iraniani forse più degli americani. L'unica vera variabile resta la tenuta delle democrazie, appesa alle urne di Israele a settembre e degli Stati Uniti a novembre. Sgonfia la bolla di Hormuz, lascia intatto tutto il resto e cambia, soltanto, il prezzo del barile” ha concluso Brunetta.
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