APPROVATO IL RAPPORTO CNEL SULLA TRANSIZIONE SCUOLA-LAVORO

25 giugno 2026

Difficoltà strutturali ma miglioramenti nel periodo post-pandemico grazie al PNRR

Approvato oggi dall’Assemblea del CNEL il Rapporto sulla transizione scuola-lavoro, curato dal Gruppo di lavoro “Formazione professionale, istruzione scolastica e universitaria”. La fotografia che ne emerge mette in risalto un sistema con difficoltà strutturali. La qualità degli apprendimenti resta in Italia disomogenea, in particolare nella filiera tecnico-professionale, dove si concentra una quota significativa degli studenti più fragili. Anche il divario territoriale tra Nord e Sud si conferma persistente. Il fenomeno della dispersione scolastica riguarda ancora una quota rilevante di giovani e i NEET (giovani che non studiano né lavorano) rappresentano un segnale di allarme. Si registrano, tuttavia, significativi miglioramenti nel periodo post-pandemico, grazie agli investimenti PNRR.

Il Rapporto è attraversato da una tesi di fondo, ossia la garanzia effettiva del diritto alla libera, equa ed efficiente transizione dall’istruzione e formazione al lavoro, che discende dal dettato costituzionale e che richiede non una riforma omnicomprensiva, ma un approccio incrementale e coordinato, fatto di interventi distinti e funzionalmente interrelati, capaci di agire sulle molteplici cause di un fenomeno strutturalmente complesso.

 

Un insieme coerente di soluzioni

Il Rapporto individua un insieme coerente di soluzioni, organizzate attorno a quattro assi principali:

  • La filiera tecnico-professionale 4+2: il percorso di rafforzamento della filiera lunga – con i quattro anni di istruzione professionale collegati ai due anni di ITS Academy – rappresenta una delle innovazioni più promettenti del sistema italiano. Perché abbia successo, è necessario investire sulla governance integrata, sul finanziamento stabile, sulla qualità degli standard e sul raccordo strutturale con le imprese.
  • L’orientamento: l’assenza di un sistema di orientamento strutturato, continuo e basato su dati è una delle cause principali del mismatch e della dispersione. Occorre costruire presidi stabili che raccordino scuola, IeFP ed ecosistemi del lavoro, superando l’episodicità degli interventi attuali.
  • L’intelligenza artificiale come leva formativa: l’AI non è solo un tema da “aggiungere” ai curricula, ma una tecnologia trasversale che richiede un ripensamento dei metodi di insegnamento, della formazione dei docenti e dell'infrastruttura digitale. La proposta di una piattaforma nazionale per l’upskilling e il reskilling – rivolta a insegnanti, studenti, lavoratori e imprese – può diventare un'infrastruttura strategica di raccordo tra scuola, università e mondo produttivo.
  • Il pacchetto normativo: il Rapporto propone un framework di policy articolato in interventi prioritari su orientamento, qualità della filiera IeFP, connessione strutturale con i fabbisogni e infrastruttura digitale, con un’architettura di disegno di legge che fissa obiettivi, leve e clausola valutativa.

 

Braga: va avviato un processo di riflessione e di ripensamento

“Il CNEL ha avviato una riflessione – ha evidenziato il consigliere Mario Braga, coordinatore del Gruppo di lavoro e relatore del provvedimento – su uno dei temi centrali rispetto alle dinamiche culturali, sociali, economiche e produttive del nostro Paese. Con il Rapporto approvato oggi abbiamo tentato di ricomporre un quadro di particolare delicatezza e complessità, che dia conto della condizione attuale del nostro sistema scolastico. Lo sappiamo, stiamo vivendo un’epoca di grandi transizioni, che riguardano la questione demografica, l’immigrazione, le aree interne, l’allineamento tra domanda e offerta di lavoro. In questo contesto si collocano le criticità della scuola: l’inadeguatezza dell’orientamento, gli abbandoni, i ritardi, la qualità dell’apprendimento, i divari tra le diverse aree del Paese. Dobbiamo riuscire a mettere intorno a un tavolo Stato, Regioni e parti sociali, per avviare un processo di riflessione e di ripensamento”.

 

I fattori di contesto

Ampio spazio è dedicato nel Rapporto ai fattori di contesto, che condizionano la transizione scuola-lavoro. Il calo demografico accelerato riduce il bacino dei giovani e aumenta la pressione competitiva per trattenere talenti. I flussi migratori rappresentano al tempo stesso una risorsa e una sfida, visto che i giovani di origine straniera sono già oggi una componente significativa degli alunni italiani (oltre 914.000 nell’a.s. 2022/23, l’11,2% del totale), ma presentano tassi di abbandono precoce tre volte superiori a quelli dei coetanei italiani. Una politica formativa inclusiva e un sistema di riconoscimento dei titoli più efficiente sono condizioni imprescindibili per valorizzare questo capitale umano.

Lo spopolamento delle aree interne, che interessano il 48,5% dei comuni italiani, con oltre 13 milioni di residenti, aggrava le fragilità formative che si rivela in scuole sottodimensionate, offerta di IeFP ridotta o assente, difficoltà di accesso ai servizi. La perdita netta di giovani laureati dalle aree interne verso i centri urbani e l’estero impoverisce ulteriormente i territori più fragili.

Il disallineamento tra domanda e offerta di competenze (mismatch) rimane la criticità più urgente. Le imprese italiane prevedono, per il quinquennio 2025-2029, un fabbisogno orientato prevalentemente verso profili con formazione tecnica (46%) e laureati/diplomati ITS (37%), in un contesto in cui le competenze green e digitali sono richieste rispettivamente al 65% e al 56% del fabbisogno complessivo. A fronte di questa domanda, l’offerta formativa fatica a rispondere con tempestività, producendo un effetto di sovrabbondanza di alcuni profili e penuria di altri, con costi diretti sulla competitività delle imprese e sulla disoccupazione giovanile.

 

L’architettura istituzionale

Dal punto di vista dell’architettura istituzionale, il Rapporto sottolinea come il sistema dell’IeFP, di competenza regionale, presenti una frammentazione che ne limita l’efficacia. Il confronto con i modelli internazionali di VET (Vocational Education and Training) – in particolare il modello tedesco duale e quello svizzero – mostra come la chiave del successo stia nella stabilità del finanziamento, nella qualità degli standard, nel coinvolgimento strutturale delle imprese e nell’efficacia dell’orientamento.

 

 

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