TRASPARENZA E INNOVAZIONE PER MIGLIORARE IL MERCATO DEL LAVORO. IL NUOVO ARCHIVIO DEL CNEL

08 luglio 2026

Il presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro in un articolo uscito oggi su Il Sole 24 Ore a doppia firma con il presidente della Commissione dell'Informazione

Il metabolismo del lavoro italiano è affidato, in larga misura, alla contrattazione collettiva.

E, come ogni metabolismo complesso, non può essere governato e migliorato senza essere prima osservato, misurato e compreso.

È questa, in fondo, la ragione più profonda del percorso intrapreso dal CNEL all’inizio dell’attuale consiliatura: il radicale ripensamento dell'Archivio nazionale dei contratti. Un'esigenza maturata dopo aver preso atto, con il documento di Osservazioni e proposte sul salario minimo del 12 ottobre 2023, dell'assenza di un patrimonio informativo e conoscitivo adeguato in materia salariale e contrattuale.

Un percorso che trova ora pieno compimento nella nuova infrastruttura pubblica della conoscenza costruita e messa online nei giorni scorsi sul nuovo portale istituzionale del CNEL.

La contrattazione collettiva non determina soltanto salari, regole e condizioni di lavoro. Classifica e aggiorna i mestieri e le professionalità, attribuisce valore economico al lavoro, accompagna l’innovazione organizzativa, stimola condivisione e partecipazione, sostiene la produttività, disciplina il welfare negoziale e orienta l’evoluzione dei mercati del lavoro.

È questo il metabolismo del sistema. Un metabolismo che, per funzionare efficacemente, richiede istituzioni capaci di renderne trasparenti le regole, osservabili le dinamiche e comparabili i risultati.

È questa la grande intuizione della "legge Mattarella" del 1986. Una riforma che quest’anno compie quarant’anni e che con sorprendente lungimiranza, se solo pensiamo alle dotazioni tecnologiche dell’epoca, non si limitò a ridefinire il ruolo del CNEL, ma gli affidò una missione nuova: contribuire alla costruzione di una base conoscitiva comune sul mercato del lavoro e sulla contrattazione collettiva, a supporto delle decisioni pubbliche, del dialogo tra le parti sociali e dell'attività del Parlamento e del Governo. Non è casuale che la relazione parlamentare parlasse di una sorta di check point della conoscenza, destinato a far convergere istituzioni e rappresentanze sociali su dati condivisi, prima ancora dell’avvio del confronto politico o della contrattazione.

Per dare concreta attuazione a questo disegno, il legislatore immaginò una architettura istituzionale composta da tre elementi strettamente collegati: la Commissione dell’informazione, chiamata a svolgere un esame critico delle fonti disponibili; una banca dati sul mercato del lavoro, sui costi e sulle condizioni di lavoro; l’Archivio nazionale dei contratti collettivi, destinato a raccogliere, conservare e rendere pubblicamente consultabili i testi autentici della contrattazione nazionale.

Per lungo tempo, tuttavia, quel progetto è rimasto solo parzialmente realizzato. Le informazioni esistevano, ma erano frammentate. I contratti erano depositati, ma difficilmente confrontabili. Le banche dati dialogavano poco tra loro. Ogni istituzione pubblica osservava una parte della realtà: il CNEL custodiva i contratti collettivi di livello nazionale, l’INPS raccoglieva i flussi contributivi, il Ministero del lavoro le comunicazioni obbligatorie e la contrattazione decentrata di produttività, l’ISTAT produceva le statistiche sulle retribuzioni contrattuali, l’Ispettorato pubblicava gli esiti della attività di vigilanza. Mancava però una infrastruttura capace di mettere queste informazioni in relazione e trasformarle in conoscenza condivisa.

Negli ultimi anni questo scenario è profondamente cambiato. Il codice alfanumerico unico dei contratti collettivi attribuito dal CNEL, l'integrazione dell’Archivio con i flussi UNIEMENS dell’INPS, la riconduzione dei contratti alla classificazione ATECO delle attività economiche, il rafforzamento della banca dati sul mercato del lavoro e, più recentemente, gli interventi del Governo in materia di salario giusto e trasparenza retributiva hanno progressivamente dato corpo a quella infrastruttura della conoscenza immaginata quasi quarant’anni fa.

Non si tratta di una semplice evoluzione tecnologica.

È un cambiamento nel modo stesso di concepire le politiche del lavoro.

La direttiva europea sui salari minimi adeguati ha chiarito, con grande nettezza, che gli Stati membri devono dotarsi di strumenti efficaci per raccogliere, organizzare e monitorare i dati sulla contrattazione collettiva e sui sistemi salariali, assicurando che le informazioni sulla tutela garantita dai contratti collettivi siano pubbliche, complete e facilmente accessibili anche ai lavoratori. La qualità delle politiche salariali dipende, infatti, dalla qualità delle informazioni disponibili. Senza dati affidabili non è possibile misurare la copertura della contrattazione collettiva, confrontare i trattamenti economici, valutare gli effetti delle politiche retributive o verificare l'effettiva applicazione delle regole.

In tale prospettiva cambia anche la funzione dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi del CNEL. Non è più una raccolta documentale e tanto meno una raccolta dei soli contratti di livello nazionale. È una infrastruttura pubblica della conoscenza della contrattazione collettiva, tanto a livello verticale - settore, prossimità aziendale - che a livello orizzontale - nazionale, prossimità territoriale -.

I contratti oggi non vengono più semplicemente conservati. Vengono classificati secondo i mercati del lavoro ai quali si riferiscono, attraverso la tassonomia ATECO, identificati mediante un codice univoco, collegati ai dati amministrativi che ne attestano l’effettiva applicazione, organizzati in schede che ne rendono immediatamente leggibili i principali contenuti normativi ed economici.

Il contratto collettivo cessa, così, di essere soltanto un documento giuridico e diventa un sistema informativo capace di dialogare con le altre banche dati pubbliche. Non solo. Operatori, imprese e gli stessi lavoratori potranno entrare agevolmente nei contenuti retributivi e normativi dei contratti collettivi assistiti da motori di ricerca e da strumenti di intelligenza artificiale.

La portata di questo cambiamento va ben oltre il dibattito sulla contrattazione collettiva. Si pensi agli appalti e agli affidamenti pubblici che, nel solo 2025 e limitatamente alle procedure di importo pari o superiore a 40.000 euro, hanno raggiunto un valore complessivo di oltre 309,7 miliardi di euro.

Il nuovo Codice dei contratti pubblici attribuisce alle stazioni appaltanti il compito di individuare il contratto collettivo sottoscritto dagli attori comparativamente più rappresentativi, in coerenza con l’oggetto dell’affidamento, e di verificare l’eventuale equivalenza delle tutele garantite da contratti diversi.

Per svolgere questa funzione non è sufficiente disporre di una raccolta di testi contrattuali. Occorre una infrastruttura che colleghi il contratto alla attività economica, ne renda conoscibile il campo di applicazione, ne evidenzi i contenuti essenziali e consenta confronti omogenei.

È precisamente questo il servizio che il nuovo Archivio del CNEL è, oggi, in grado di offrire alle stazioni appaltanti, grazie anche alla collaborazione istituzionale con l’Autorità Nazionale Anticorruzione: fornire alle amministrazioni strumenti comuni per individuare il contratto di riferimento, orientare le verifiche di equivalenza e rafforzare la qualità delle procedure di gara.

Lo stesso vale per le attività ispettive, per il monitoraggio delle dinamiche salariali previsto dal decreto del 1° maggio, per la verifica della corretta applicazione dei contratti collettivi, per gli studi sul mercato del lavoro e per la stessa attività delle organizzazioni sindacali e datoriali. La conoscenza non costituisce un obiettivo fine a sé stesso. È una condizione essenziale perché la contrattazione collettiva possa continuare a svolgere quella funzione ordinatrice dei mercati del lavoro che il legislatore italiano - e quello europeo -  le riconoscono con crescente chiarezza.

In questo quadro si colloca anche il nuovo portale del CNEL.

La vera innovazione non è tecnologica o grafica, ma istituzionale.

Per la prima volta, le due principali infrastrutture pubbliche della conoscenza sul lavoro diventano accessibili attraverso un'unica piattaforma: la Banca dati sul mercato del lavoro, che organizza e integra le principali fonti informative pubbliche, e l'Archivio nazionale dei contratti collettivi, che rende trasparenti le regole attraverso le quali il lavoro viene disciplinato e organizzato.

La messa a terra di queste fondamentali innovazioni è già in corso e vede una costante sinergia operativa tra CNEL, Ministero del Lavoro, ANAC, INPS ed INAIL. È un lavoro che, dopo aver accompagnato la fase immediatamente successiva all’adozione del decreto, impegna quotidianamente le rispettive strutture direzionali e organizzative.

La prima e fondamentale tappa operativa è rappresentata dall'immediata adozione dell’atto di intesa che renderà operativa la sezione dell’Archivio CCNL dedicata ai contratti di secondo livello. Un passaggio strategico, destinato a garantire la piena ed effettiva interoperabilità tra le banche dati, sistematizzando linguaggi e prassi amministrative e rendendo sempre più convergente, complementare ed efficace il rapporto tra pubbliche amministrazioni, imprese e mondo del lavoro.

A questa prima fase seguiranno, entro la fine dell'anno, ulteriori sviluppi dell'Archivio, finalizzati a potenziarne le funzioni di supporto alle stazioni appaltanti. Saranno progressivamente rese disponibili schede contrattuali standardizzate, elaborate in modo sistematico e continuativo, contenenti la ricostruzione oggettiva delle voci economiche e dei parametri normativi di cui all’Allegato I01 del D.Lgs. 209/2024, il cosiddetto "Correttivo" al Codice dei Contratti Pubblici, D.Lgs. 36/2023.

L’obiettivo finale del CNEL, in stretta correlazione con i processi attuativi del d.lgs 96/2026 in materia di trasparenza e parità retributiva, è rendere la piattaforma dell’Archivio un vero e proprio hub multifunzionale e interattivo, in grado di essere accessibile e di dare risposte puntuali e chiare alla platea degli oltre 17 milioni di lavoratori privati, rendendo sempre più accessibili e leggibili i contratti collettivi di lavoro semplicemente digitando il codice alfanumerico che, grazie alle disposizioni del decreto lavoro, entrerà a breve a pieno titolo nelle buste paga mensili.

L'obiettivo è innescare un processo destinato a crescere nel tempo: mettere ogni lavoratore nelle condizioni di conoscere facilmente i propri diritti contrattuali, maturare una piena consapevolezza della loro centralità e promuovere un senso di responsabilità, individuale e collettiva, capace di rafforzare la contrattazione collettiva e il ruolo di chi, a partire dalle organizzazioni sindacali, ne è attore e interprete ogni giorno nei luoghi di lavoro.

Ma il CNEL non intende fermarsi qui. Occorre, infatti, accompagnare questo processo, grazie alla fondamentale collaborazione con le organizzazioni datoriali, con un'analoga attività di coinvolgimento e sensibilizzazione sul valore del lavoro e sulla giusta retribuzione lungo l'intera filiera produttiva, fino ad arrivare al consumatore finale.

Per questo, all'indicazione del codice alfanumerico CNEL in ogni busta paga può - e dovrebbe - affiancarsi un QR code esposto nei luoghi di produzione, distribuzione e vendita, capace di rendere immediatamente conoscibile il contratto collettivo applicato ai lavoratori. È un passo ulteriore verso una filiera pienamente trasparente, che dovrebbe progressivamente estendersi fino ai singoli prodotti e servizi. Perché ogni acquisto è anche una scelta di valore: dietro ogni bene e ogni servizio devono esserci lavoro regolare, diritti contrattuali pienamente riconosciuti e una giusta retribuzione, nel solco dell'articolo 36 della Costituzione.

Le grandi infrastrutture materiali del Novecento hanno sostenuto lo sviluppo economico rendendo possibile la circolazione di persone, merci ed energia. Le infrastrutture pubbliche del XXI secolo rendono possibile la circolazione della conoscenza. Nel mercato del lavoro italiano questa infrastruttura prende oggi forma attraverso la Banca dati sul mercato del lavoro e l’Archivio nazionale dei contratti collettivi del CNEL.

Non è un progetto tecnologico. È una strategia istituzionale, costruita assieme agli attori del nostro sistema di relazioni industriali, che mira a rendere il mercato del lavoro più osservabile, la contrattazione collettiva più trasparente e le politiche pubbliche più informate.

Perché conoscere, prima ancora che deliberare, è il primo dovere delle istituzioni.