Brunetta: fu architetta silenziosa del welfare italiano
Si è svolto oggi al CNEL il convegno “1976-2026, Tina Anselmi e le riforme del lavoro”, promosso dalle Fondazioni Ezio Tarantelli, Giuseppe Corazzin e Giulio Pastore.
Ha aperto i lavori il presidente del CNEL Renato Brunetta (cliccare qui per il video-intervento).
“Tina Anselmi – ha evidenziato il presidente – è stata l’architetta silenziosa del welfare universalistico italiano. Parità, servizio sanitario nazionale, welfare universale che il mondo ci invidia. Basterebbe questo per caratterizzare un’esistenza”.
Brunetta ha ricordato che “cinquant’anni fa, il 29 luglio 1976, Anselmi diventava la prima donna ministro della Repubblica, al Lavoro. E ci arrivava dal basso, dopo una vita con i lavoratori e con il sindacato. La prima cosa che fece fu la legge 903 sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. Sono passati cinquant'anni e la parità è ancora un cantiere. I dati, la trasparenza, la conoscenza sono i mattoni di questo cantiere”. Il presidente del CNEL ha poi richiamato le lezioni della statista veneta. “Le grandi riforme si fanno nei momenti difficili. I corpi intermedi sono infrastrutture della democrazia. La trasparenza è il vaccino contro i poteri invisibili, ieri come oggi. La manutenzione della democrazia avviene con la partecipazione. E la sua celebre frase vale ancora per tutti noi: ‘se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo esserci’”.
All’evento hanno preso parte Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL. Ha coordinato i lavori il consigliere CNEL Emmanuele Massagli, presidente della Fondazione Ezio Tarantelli.
Sono inoltre intervenuti: Maria Pia Garavaglia, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani; Carole J. Beebe Tarantelli, già deputata; Annamaria Parente (Fondazione Ezio Tarantelli); Valentina Magrin, presidente dell’Associazione “In memoria di Tina Anselmi”; Mauro Pitteri (Fondazione Giuseppe Corazzin).
Nel corso dell’iniziativa è stato celebrato il cinquantesimo anniversario del 1976, anno in cui Tina Anselmi divenne ministra del Lavoro e della Previdenza sociale: la prima donna ministro nella storia della Repubblica italiana. Partigiana nella Resistenza, sindacalista, parlamentare, riformatrice sociale e garante della legalità democratica, Anselmi rappresenta una delle biografie più forti della Repubblica. Il suo nome è legato in modo particolare alla legge 9 dicembre 1977, n. 903, sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. La legge vietava le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso al lavoro, nelle qualifiche, nelle mansioni, nella progressione di carriera e nei sistemi di classificazione professionale. Per questo è spesso ricordata come “legge Anselmi”: una norma che trasformò un principio costituzionale in regole concrete per il mercato del lavoro.
CALDERONE: TINA ANSELMI HA INSEGNATO CHE IL LAVORO È LIBERTÀ ED EMANCIPAZIONE
“Non avrei mai pensato di celebrare, da ministro del Lavoro, il cinquantesimo anniversario dell'ingresso al ministero di Tina Anselmi, la prima donna ministro della Repubblica. È una figura fondamentale della nostra storia, una donna che conosceva profondamente il valore e il significato del lavoro. La legge del 1977 sulla parità salariale, da lei fortemente voluta, è ancora oggi straordinariamente moderna e attuale, perché afferma che il lavoro va valutato non in base al genere, ma per ciò che rappresenta: uno strumento di libertà, di emancipazione e di dignità della persona. Il nostro Paese dispone già di strumenti che testimoniano la qualità del sistema di relazioni industriali e della contrattazione collettiva, che considero un valore imprescindibile. Oggi il nostro impegno deve essere quello di rendere effettivi quei diritti, costruendo un mondo del lavoro sempre più inclusivo, in cui le donne siano libere di scegliere il proprio percorso di vita e di lavoro e in cui la parità non resti soltanto scritta nelle norme, ma si realizzi concretamente nelle azioni di ogni giorno. Questo è il modo migliore per raccogliere l'eredità di Tina Anselmi e trasmetterla alle nuove generazioni”, ha sottolineato la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.
MASSAGLI: RICORDARE TINA ANSELMI SIGNIFICA RICORDARE UNA PAGINA FONDAMENTALE DELLA REPUBBLICA
“Cinquant'anni fa Tina Anselmi diventava la prima donna ministro della Repubblica italiana, rompendo una tradizione che fino ad allora aveva visto succedersi soltanto ministri uomini”, ha affermato Emmanuele Massagli, consigliere CNEL e presidente della Fondazione Ezio Tarantelli. “È una ricorrenza – ha aggiunto – che abbiamo voluto ricordare non soltanto come un momento dedicato alle donne o alle pari opportunità, ma come una pagina fondamentale della storia della Repubblica. Molti la ricordano soprattutto come ministra della Sanità, ma è stato altrettanto significativo il suo impegno al Ministero del Lavoro. Questa iniziativa nasce su impulso della segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, ed è anche una tappa di avvicinamento alle celebrazioni per il centenario della nascita di Tina Anselmi. Abbiamo voluto che fosse un’occasione non solo commemorativa, ma anche di conoscenza e approfondimento, soprattutto per le giovani generazioni che non hanno avuto modo di conoscerne direttamente la sua figura. Per questo abbiamo riunito studiosi e testimoni che hanno condiviso con lei un tratto del loro percorso umano e istituzionale, affinché il suo esempio continui a parlare al presente e rappresenti un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni”.
FUMAROLA: TINA ANSELMI HA LASCIATO UN METODO, UNO STILE E UN'IDEA DELLE ISTITUZIONI CHE CONTINUANO A INTERROGARCI
“Tina Anselmi – ha sottolineato la segretaria generale della CISL Daniela Fumarola - appartiene a quelle personalità che riescono ad andare oltre il proprio tempo, perché lasciano un metodo, uno stile e un'idea delle istituzioni e del servizio pubblico che continuano ancora oggi a interrogarci. Cambiavano le responsabilità, i contesti e le emergenze del Paese, ma non è mai cambiato il suo modo di interpretare il proprio ruolo: non cercava il consenso facile, non rincorreva le mode politiche e non utilizzava le istituzioni per affermare se stessa, ma considerava ogni incarico una responsabilità verso gli altri. Dalla Resistenza all'impegno nella CISL, fino all'esperienza di governo, non ha mai separato le istituzioni dalla vita concreta delle persone. Aveva conosciuto il lavoro, le disuguaglianze e la fatica delle lavoratrici e sapeva che dietro ogni norma ci sono persone, famiglie e condizioni di vita. Per questo ha sempre scelto la strada dell'ascolto, della contrattazione e del dialogo sociale, nella convinzione che crescita economica e giustizia sociale dovessero procedere insieme. È una lezione di straordinaria attualità anche oggi, in una stagione di profonde trasformazioni del lavoro, nella quale innovazione e sviluppo devono continuare a mettere al centro la dignità della persona e la qualità del lavoro”.
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