Nell’ordinamento nazionale non c’è una disciplina organica in materia
Approvato dal CNEL un disegno di legge per il contenimento del consumo di suolo, la rigenerazione urbana e territoriale, la tutela del suolo agricolo e delle aree interne. Il suolo costituisce una risorsa limitata e non rinnovabile, essenziale per la regolazione del ciclo idrico, lo stoccaggio del carbonio, la conservazione della biodiversità, la produzione agricola, la sicurezza alimentare e la qualità del paesaggio. La sua progressiva artificializzazione incide, quindi, non soltanto sull’ambiente, ma anche sulla coesione territoriale, sulla resilienza climatica, sulla qualità della vita delle comunità e sulla tenuta economica e sociale dei territori. L’iniziativa del CNEL muove dalla necessità di colmare una lacuna dell’ordinamento nazionale, che non reca ancora una disciplina organica in questo ambito.
Il ddl – collocato nel quadro degli obiettivi europei e internazionali in materia di sostenibilità, tutela del suolo e contrasto ai cambiamenti climatici – assume come presupposto il carattere inscindibile del rapporto tra contenimento del consumo di suolo e rigenerazione urbana e territoriale. In questa prospettiva, il provvedimento supera la logica dell’urbanistica espansiva e promuove un modello fondato sul recupero, sulla rifunzionalizzazione, sulla de-impermeabilizzazione, sulla rinaturalizzazione e sulla valorizzazione delle risorse territoriali già disponibili.
Particolare rilievo è attribuito al suolo agricolo, riconosciuto quale risorsa strategica per la sicurezza alimentare, la tutela del paesaggio, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il presidio economico e sociale dei territori rurali. Il disegno di legge mira a salvaguardare la destinazione agricola dei suoli, a recuperare i terreni abbandonati o inutilizzati, a valorizzare le filiere agroalimentari locali e a evitare che le trasformazioni urbanistiche, soprattutto se prive di strumenti di pianificazione adeguati, compromettano superfici produttive o ecosistemi rurali rilevanti.
Un ulteriore profilo qualificante riguarda le aree interne. In tali territori, il contenimento del consumo di suolo non può essere considerato separatamente dalle politiche di contrasto allo spopolamento, di recupero del patrimonio edilizio esistente, di rafforzamento dei servizi essenziali, di riattivazione dei centri storici minori e di valorizzazione delle economie locali.
“Esprimo grande soddisfazione – ha dichiarato il vicepresidente del CNEL Claudio Risso, relatore del ddl – per questo provvedimento, che può diventare la prima legge nazionale sul consumo di suolo. Oggi più che mai è necessario trovare un equilibrio tra le diverse esigenze del territorio: da un lato la tutela del suolo agricolo, che è fondamentale per il futuro dell’agricoltura e per il futuro delle nuove generazioni, dall’altro la necessità di fermare una cementificazione che procede a ritmi ormai inaccettabili. È importante che questa legge non sia percepita come uno strumento punitivo, ma come un’occasione per costruire compromessi efficaci e condivisi da tutte le parti. Occorre, inoltre, accrescere la consapevolezza pubblica su un tema troppo spesso trascurato, perché il consumo di suolo sottrae non solo terreni agricoli, ma anche qualità ambientale e prospettive di sviluppo sostenibile per il Paese”.
“Il suolo – ha affermato il consigliere Massimo Giuntoli, relatore del provvedimento – è la prima infrastruttura del Paese: ambientale, agricola, paesaggistica, sociale. Con il ddl CNEL proponiamo un passaggio culturale netto: il futuro delle città e dei territori non può fondarsi sull’espansione continua, ma sulla capacità di rigenerare ciò che esiste, recuperare il patrimonio inutilizzato, riabitare borghi e aree interne, dare risposte abitative senza consumare nuovo suolo o comunque all’interno di un coerente sviluppo incrementale che si inserisca però in un concetto di vera e propria cucitura urbana di qualità. Da architetto e da consigliere CNEL, considero questa proposta una legge della maturità: non contro lo sviluppo, ma per uno sviluppo capace di produrre qualità, coesione e responsabilità verso il futuro assetto urbano e ambientale”.
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