Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"
“Il patto tra Meloni e Schlein che prevede di ‘non usare l'intelligenza artificiale per attribuire agli avversari politici parole o fatti inventati’ è un’ottima notizia, una notizia di civiltà. Dice che si può giocare a carte scoperte, senza barare, con una comunicazione firmata e responsabile”. È quanto ha affermato Renato Brunetta, presidente del CNEL, intervistato da Radio Radicale.
“Detto questo, mi permetto una riflessione. Chi firma quel patto appartiene alla parte più forte e più attrezzata della società. I leader politici hanno strutture, uffici stampa, videomaker, cultura del confronto e della polemica. Lo stesso vale per i giornalisti, per i professori, per chi ha visibilità. Sono tutti attori forti, che anche quando finiscono in trappola hanno il modo di difendersi. Io penso anche, e soprattutto, agli altri. Penso agli anziani a cui registrano la voce al telefono per poi ricattarli, ai ragazzini che vengono strumentalizzati, alla gente comune che la rete la usa per lavorare e per vivere. Loro vengono lasciati soli, per ora nessun patto”.
“Per questa ragione, pensando ai più deboli, bisogna allargare il cerchio all'intera società. E si arriva a un punto in cui il salto di qualità si chiama identità digitale, che vuol dire riconoscibilità degli utenti e quindi responsabilità. Da economista faccio un parallelo con le altre reti della storia. I mari, le strade, i cieli sono reti di relazione che mettono insieme persone, luoghi, interessi. E tutte, fin dall'origine, hanno avuto bisogno di regole di accesso, responsabilità identificabili, autorità che vigilano”.
“La rete digitale ha le sue forme di governo, che però non sono trasparenti e non sono democratiche. Per anni l'anonimato di fatto è stato considerato un fattore di espansione della tecnologia. L'espansione ormai c'è stata, è totalizzante, e oggi il problema è un altro. Se una relazione nasce squilibrata, se non c’è reciprocità nell’identificazione e nella conoscenza, è viziata in partenza. Chi percorrerà più la rete quando diventa sempre più minaccia, ricatto, disinformazione?”.
“La strada è l'obbligo di trasparenza. L'intelligenza artificiale è uno strumento che va dichiarato, esattamente come si dichiarano gli ingredienti di un alimento. Chi mi vende uno yogurt mi dice che cosa c'è dentro. La ricetta segreta della Coca Cola non può diventare il modello del rapporto tra le persone. Più una relazione è trasparente, più vale. L'Europa si sta muovendo, con l'etichettatura dei contenuti da agosto e con il capitolo dell'identità digitale a dicembre, e l'Italia ha strumenti come lo SPID o il CIE. Quello che manca è l'obbligatorietà. Che problema c'è a dichiarare che un testo, un'immagine, un percorso di ricerca sono stati costruiti anche con l'intelligenza artificiale? Chi scrive e chi fa ricerca ha sempre lavorato sulle esperienze altrui, citandole nei modi dovuti e distinguendo il proprio contributo originale. Senza total disclosure salta l'intero sistema dei giudizi. Il patto tra Meloni e Schlein diventi allora il catalizzatore di un impegno più largo, che parta dalla tutela dei bambini, dei giovani, degli anziani, della gente comune. Serve una rete di fiducia in cui la reciprocità sia il fondamento. Senza regole, senza fiducia, senza trasparenza, senza responsabilità, la rete implode”.
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