Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"
“Nel mondo assistiamo a molti teatri di guerra, eppure nessuno di questi conflitti esplode fino in fondo. Ucraina, Medio Oriente, America Latina: scenari gravi, feroci, con punte inaccettabili, ma tutti a bassa-media intensità, tutti senza escalation. Anzi, la minaccia dell'escalation è diventata essa stessa uno strumento di governo delle crisi. E mentre la geopolitica produce instabilità, l'economia tiene: l'inflazione è sotto controllo, l'Italia è più virtuosa dell'Eurozona, l'occupazione aumenta, le borse crescono. I mercati sono più intelligenti di come vengono descritti e hanno imparato a convivere con i conflitti come si convive con una malattia cronica, che fa danni e fa vittime ma resta sotto controllo. E dentro questi conflitti chi attacca, chi fa lo sbruffone o il provocatore, non vince mai, perché la bassa intensità genera solidarietà verso chi appare più debole». Lo ha detto il presidente del CNEL Renato Brunetta, intervistato da Radio Radicale nella rubrica "Rivoluzione in corso".
“Pensiamo alla frase straordinaria di Zelensky del febbraio 2022, quando gli americani gli offrivano un aereo per portarlo in salvo: "La battaglia è qui, mi servono munizioni, non un passaggio". Sembrava una follia, ma quattro anni e mezzo dopo sta vincendo lui, perché ha coalizzato l'Europa, che si sta finalmente dotando di una struttura di difesa e di sicurezza propria: copia e migliora i droni, mette a punto il consorzio antimissilistico Freya, con sistemi da 700mila euro contro i 4 milioni di ciascun Patriot americano. Un'Europa magari risparmiosa e miope, ma che producendosi in casa una difesa a relativamente basso costo costruisce la più grande deterrenza di pace nei confronti della Russia. E lo stesso vale per la coalizione di 43 Stati che difende gli stretti. È un atto di estrema civiltà giuridica, il diritto internazionale che si difende da sé”.
“Tutti gli scenari di crisi sono ormai interconnessi: l'Ucraina, il 7 ottobre, Gaza, la guerra dei dodici giorni, fino al paradosso di un possibile confronto diretto tra Iran e Ucraina sul terreno dei droni e dei missili. C'è da impazzire, ma dentro questo quadro arrivano anche segnali di speranza. Trump, confusionario e privo di qualsiasi sensibilità, ne sta combinando una dopo l'altra: i sondaggi lo danno pesantemente sotto alle elezioni di metà mandato e rischia di diventare un'anatra zoppa, senza più Congresso. Ho quindi una certezza: la democrazia alla fine vince, bisogna solo vedere quanto tempo ci mette. L'incertezza sta diventando la regola, e con la regola si convive”, ha concluso Brunetta.
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