BRUNETTA: CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA, 35 MILIARDI DI INVESTIMENTI PER SICUREZZA ED ENERGIA. SULLE MIGRAZIONI SERVONO 28 PIANI MATTEI NELL’UE

06 agosto 2026

Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso"

“Bene ha fatto il Parlamento a impegnare il Governo a chiedere all'Unione europea l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, il braccio preventivo del nuovo Patto di stabilità e crescita, che consente a un singolo Stato di deviare temporaneamente dal percorso della spesa netta in presenza di circostanze eccezionali. Per l'Italia significa maggiore flessibilità espansiva nei conti pubblici, circa 35 miliardi per il 2027 e il 2028, di cui 21-22 per la difesa e gli impegni assunti in sede NATO ed europea e 14 per l'energia. Sono risorse che impatteranno positivamente sulla crescita. È una clausola anticiclica, che dà un supplemento di intelligenza a un Patto che altrimenti rischierebbe di essere prociclico. Ora si tratterà di utilizzarla al meglio nelle prossime leggi di bilancio, auspicabilmente prevedendo più investimenti che misure volte ai consumi”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente del CNEL, intervenendo a «Rivoluzione in corso» su Radio Radicale.

“Le stesse crisi geopolitiche che giustificano la clausola alimentano l'altro grande fenomeno di questi giorni, le migrazioni. E anche qui vale la stessa logica. Come i conti pubblici, le migrazioni vanno governate e mai subite, nell'interesse tanto dei Paesi di destinazione quanto dei Paesi di origine”, ha proseguito Brunetta. “L'economia ci aiuta a distinguere. Ci sono le migrazioni "da domanda", attratte dai Paesi che hanno bisogno di capitale umano per la loro crescita, e le migrazioni "da offerta", quelle della disperazione, che svuotano i Paesi di origine senza portare beneficio a nessuno. Nella realtà le due categorie si mescolano e, se manca il governo dei flussi, tutto si confonde, le opinioni pubbliche si impauriscono e rifiutano ogni politica migratoria. Fuori da un rapporto win win, in cui i Paesi di destinazione acquisiscono capitale umano e i Paesi di origine ricevono investimenti, tecnologia e magari il ritorno dei loro figli migliori, non c'è possibilità di controllo. C'è solo il conflitto, con le migrazioni usate come arma di condizionamento e i Paesi ricchi che respingono i flussi anche contro i propri interessi”.

“Un continente come l'Europa, con una demografia fragile e con pochi giovani, applicando solo una politica di respingimenti si consacra al declino”, ha concluso il presidente del CNEL. “Bene l'Italia con il Piano Mattei, che porta il nome di chi aveva fatto della parità del dividendo la propria cifra. Un solo piano però non basta. Ce ne vorrebbero 28, uno per ciascun Paese dell'Unione e il ventottesimo dell'Europa intera per un’unica governance, verso l'Africa e le altre aree di origine dei flussi. Solo così l'Europa avrà il diritto e la capacità di attrarre e selezionare le migrazioni in un'ottica di cooperazione paritaria. Flessibilità anticiclica nei conti, investimenti, sicurezza e governo delle migrazioni si tengono insieme. Vinciamo noi, vincono loro, vince l'Europa come modello per il resto del mondo”.


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